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Per un nuovo Servizio sanitario nazionale

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PER UN NUOVO SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

“La cura per rendere più efficiente il Servizio sanitario nazionale deve prevedere prima di tutto una terapia fatta sì di meccanismi per ottimizzare la spesa, ma ottenendo prestazioni migliori e più efficaci, con un occhio di riguardo alle persone fragili in ambito territoriale. E la ricetta è chiudere e attuare il nuovo Patto della salute, valorizzare davvero le professionalità che rendono la Sanità italiana una delle migliori del mondo grazie alla concertazione dei percorsi coi professionisti e, nel nuovo modello di Ssn, attivare vere équipe multiprofessionali sociosanitarie dove tutti devono lavorare insieme, ognuno secondo le proprie caratteristiche, ma tutti sullo stesso piano”.

Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), la più numerosa di Italia con oltre 45mila iscritti che rappresentano nel servizio pubblico oltre il 40% del personale dipendente e nel ruolo sanitario sfiorano il 60%, traccia così il percorso di sinergia che deve essere alla base del futuro di un’assistenza davvero a misura di cittadino, intervenendo a Firenze al convegno organizzato dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri su “La professione medica e la sinergia con le altre professioni sanitarie”, che si svolge nella giornata di apertura del Forum Risk Management di Firenze.
Il cittadino non è più ormai solo il centro dell’attenzione e dell’assistenza, ma una parte attiva del processo di cura che deve portarlo alla salute e al benessere. “I cittadini hanno bisogno di medici e infermieri, che lavorino in un sistema che non può essere quello attuale. – ha spiegato Mangiacavalli -. Abbiamo la necessità che il sistema si ammoderni, cogliendo quelle che sono le evoluzioni delle professioni e in particolare quelle infermieristiche”.
Mangiacavalli ha ricordato anche, come testimonianza del cammino comune già intrapreso da medici e infermieri, il futuro del territorio, dove le fragilità, le cronicità e la non autosufficienza aumentano e rappresentano la prima sfida per l’assistenza. “La chiave qui – ha detto – è l’infermiere di famiglia e di comunità a fianco del medico di famiglia, nel rispetto delle specifiche autonomie, competenze e peculiarità, entrambi insieme e coordinati, per i diritti e la salute dei pazienti”.
Una figura che anche il presidente FnomCeO Filippo Anelli, organizzatore del convegno, ha definito da tempo un esempio del vero lavoro di squadra sottolineando che le micro-équipe che si creerebbero infermiere di famiglia-medico di famiglia danno “l’idea di un vero lavoro di squadra, dove i professionisti operano in sinergia, esprimendo ciascuno le proprie competenze, nel rispetto del proprio ruolo”.
“La riflessione sulla propria professione – ha concluso Mangiacavalli – la stiamo facendo tutti. Tutti ci stanno osservando: cittadini e istituzioni si aspettano da parte delle professioni un’innovazione delle politiche attraverso un percorso condiviso, per aumentare la capacità di risposta del sistema ai bisogni delle comunità. Le parole d’ordine da oggi in poi sono multi-professionalità e multidisciplinarietà “.

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