corriere150repubblica150

giornale150

sole24ore150

 

IlMessaggero-punto-itiltempo

 

ilpiccolo

ilmattino

 

 

lastampa.itil secoloxix

 

ilgiorno

avvenire

 

 

 

 


UNA BIMBA E UNA BICICLETTA...

UNA BIMBA E UNA BICICLETTA

Abbiamo scelto per questo ultimo numero dell’anno una storia che ha il sapore della favola. Dobbiamo ringraziare il giornalista del Corriere della Sera Jacopo Storni, che l’ha scoperta e raccontata per il settimanale “Buone Notizie”.

 

UNA BIMBA E UNA BICICLETTA

UNA BIMBA E UNA BICICLETTA 2Forse fino ad oggi pochi conoscevano la storia di Mevan Babakar e della bicicletta che le cambiò la vita. Mevan aveva 5 anni quando con sua madre, scappò dal nord dell’Iraq e attraverso un lungo viaggio fra Turchia, Azerbaijan, Russia, si ritrovò a vivere in un campo profughi nella città olandese di Zwolle. In questo campo incontrò un giorno Egbert, un operatore umanitario che, commosso dalla storia della bambina, decise di regalarle una bicicletta. Un regalo inaspettato che contribuì a cambiarle la vita: «Ricordo che il mio cuore esplodeva di gioia - racconta oggi Mevan - non potevo credere che fosse mia. Quando qualcuno ti dà qualcosa che è più di quello che meriti, devi riconsiderare quanto vali». Non fu un semplice regalo. «Non era per la bici in sé. Quel regalo e i sentimenti che ha scatenato hanno finito per diventare la misura del mio stesso valore» dice Mevan. Dopo poco, la famiglia si trasferì a Londra. Mevan è cresciuta, ha avuto la possibilità di andare a scuola e si è laureata in bioingegneria all’Università di Sheffield e ha iniziato una carriera nei media. Ma la sua storia di migrante l’ha sempre contrassegnata, è sempre stata presente nella sua mente e nel suo cuore. E quella bicicletta ricevuta in regalo nei suoi primi anni di vita, non l’ha mai scordata. È così tornata nel paese dove c’era il campo profughi. «Sono andata al Comune e alla biblioteca locale e ho chiesto a più persone possibili. Nessuno ne sapeva molto». Era difficilissimo trovare “l’uomo della bicicletta” senza neppure ricordare il suo nome. Eppure Mevan non si è arresa e ha deciso di raccontare con un tweet la sua vicenda. Il suo tweet iniziava così: «Ciao Internet, è una lunga storia, io ero una rifugiata». Non avrebbe mai pensato di poter risalire a Egbert. Pochi minuti dopo, il suo post era stato ritwittato centinaia di volte. Tante persone si sono adoperate per rintracciare Egbert. Nel giro di un’ora, Mevan è stata invitata da un giornalista locale nel suo ufficio. Hanno registrato un’intervista per i social. Alla fine della giornata, Mevan aveva rintracciato la persona che cercava, e il martedì successivo lei e il giornalista sono andati a fare visita a Egbert, ritrovato in Germania. «È stato meraviglioso - ha detto lei -. È stato come vedere un parente che non vedevi da tanto tempo».

 

TRATTO DA:

Cover IDG Dicembre 2019

 

Milano 24orenews                      Roma 24orenews              

Cover MI24 Dicembre 2019 Cover RM24 Dicembre 2019

In primo piano