Francesco Guadagnuolo - LEuropa in frammenti -particolare
Francesco Guadagnuolo Leuropa In Frammenti Particolare

Francesco Guadagnuolo - LEuropa in frammenti

È stata un’occasione perduta per l’Unione Europea il non avere accettato i “coronabond” reclamati da diversi Paesi europei, per sostenere le somme e combattere la crisi del Coronavirus. Quindi un appello non compreso al primordio di solidarietà tra gli Stati, mentre ricordiamo di quanto nel dopoguerra, fu ridotto il debito della Germania, resa a brandelli, da permettere la sua risalita economica.

Il noto artista Francesco Guadagnuolo, un protagonista dell’arte contemporanea internazionale, si unisce all’appello realizzando un’opera “L’Europa in frammenti”. L’artista ha preso come esempio le opere ferite del Canova. Le ferite delle statue di Canova furono procurate durante la Prima guerra mondiale. Ordigni esplosivi austriaci furono scaricate su Possagno, nel Trevigiano, spaccando la Gipsoteca, il Museo dei gessi. Da questa ferita dell’arte Guadagnuolo prende un’opera allegorica del Canova che per l’artista è il simbolo della libertà. “Una libertà ferita” pensando al nostro Paese, oggi ferito, sul piano umano il quale dovrà rialzarsi economicamente dopo il Coronavirus. L’opera pittorica si presenta su uno sfondo di mare dalle linee di solidarietà, quelle sono le linee guida che dovrebbero essere condivise da tutti gli Stati che compongono l’Unione Europea. Commovente, la statua della “vittoria” distrutta, il volto deturpato, coperto da un tulle con incise le dodici stelle dell’Europa, che vanno a svanire. Come dire l’Europa non c’è più.

Scrive lo storico Calogero Rotondo: «…Guadagnuolo, tra realtà del XXI secolo e storia dell’Europa, ci fa capire come il suo messaggio simbolico possa essere utile per riflettere sui pericoli cui una società è esposta nella trans-reale quotidianità. Diciamolo pure: questa opera, nonostante sprigioni tristezza e senso luttuoso di morte, ha un messaggio di amore partecipativo e confessionale duplice sul piano artistico e politico-sociale. Il primo perché, legando il passato e il presente, è molto stimolante ad agire in modo nuovo e positivo per il futuro dell’idea di Europa; il secondo perché l’idea di Europa deve sopravvivere per evitare che la bella Europa possa essere sempre in lutto per il suo amato e vecchio continente che ha tanto bisogno: della realizzazione di obiettivi comuni ed equilibrati anche in materia di politica finanziaria ed economica e di buona gestione egualitaria e non di Europa a due velocità.

Relativamente alle categorie cronologiche di passato, presente e futuro sono mutate in: passato, futuro e presente perché l’accelerazione della tecnologia è tale che l’uomo non riesce a dominarla. La realtà della vita e della tecnologia è talmente veloce che ha delle conseguenze con quella corrente. Pertanto, siamo in presenza di una modalità che va oltre, oltrepassa. Da qui l’arte di Guadagnuolo, connessa al superamento della realtà, trova riferimento nel Transrealismo ossia nella capacità di andare “oltre” la visione del reale stesso o la trasformazione della realtà posta non nell’operato del passato ma nel presente che di per se stesso per velocità del suo scorrere è già futuro.

L’arte di Guadagnuolo non è arte fine a se stessa ma arte-confronto, pittura interiore e lavoro ricco di creatività e sensibilità con cui egli propone al pubblico, per fini etici, sociali e umanitari, la circolazione e la comunicazione dei fatti quotidiani. La sua continua e incessante produzione iconografica e impegno artistico, all’insegna dei valori e dei diritti umani, ci permette di profilare per Guadagnuolo un’inedita figura eclettica di “artista-giornalista della quotidianità” che indirizza, nella precarietà di questa società, la sua arte a principi morali volti alla liberazione dell’uomo contemporaneo dalla sua fragilità e debolezza.

La sua arte, per la peculiarità e i principi sociali e di solidarietà cui si ispira, può correlarsi all’anonima incisione sull’architrave del Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo: <<L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenir>>; infatti, la sua arte protesa al futuro trova compimento non solo nella predetta scritta ma anche in numerosi eventi nazionali e internazionali. Ne citiamo due realizzati in occasione di alcune cerimonie di alto prestigio, celebrate negli Stati Uniti e in Palestina: a New York nel Palazzo di vetro delle Nazioni Unite e a Ramallah nel Palazzo Muqata. Nel 1999 all’ONU per la consegna al Segretario generale Kofi Annan dell’opera pittorica “Il debito estero” alla presenza dell’allora ambasciatore Francesco Paolo Pulci, rappresentante permanente dell’Italia presso le N. U, dove è tuttora esposta presso la prestigiosa sede ECOSOC (Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite) presso cui è accreditata l’ONG dell’Universal Peace Federation di cui Guadagnuolo è ambasciatore di pace. Nel 2000 per la consegna dell’opera “Peace” al Presidente Yasser Arafat alla presenza di una delegazione di parlamentari italiani.

Apparentemente sembra che Guadagnuolo propenda verso un’arte ideale di matrice neoplatonica ma è realista, innovatrice e creativa nella forma e nella materia, nei richiami cromatici e nello stile; egli da questa nuova realtà visionaria (Il Transrealismo) che ha percepito nella società di oggi e, in particolare, in un continente simbolicamente “morto” per diverse turbolenze politiche, logiche globaliste e squilibri socio-economici, ha ricavato la figura di Europa in frammenti, realizzandone un’opera di “realismo percettivo”, piena di sconforto e tensione emotiva, per far riflettere sulle sue preoccupazioni e contraddizioni e per quale futuro si può lavorare per rivitalizzarne il ruolo e l’identità che nel mondo gli sono proprie per la sua storia non solo di vecchio continente ma anche di moderna Comunità a più stelle. Sul piano dell’arte trans-reale siamo in presenza di un’arte in cui si coglie la capacità di Guadaguolo di rappresentare i problemi della società contemporanea, ad esempio l’attuale pandemia di corona-virus. In questa direzione ci sono critici che ritengono Guadagnuolo “interprete del nuovo realismo italiano del dopo Guttuso”. In particolare, il suo nuovo realismo non rappresenta solo il legame con la realtà ma si contraddistingue per il suo linguaggio universale che esprime “tra la vita e l’arte, le vicissitudini umane”; ma vi è di più! L’arte del maestro di Caltanissetta si caratterizza anche per la ricerca di forme interiori più che di aspetti esteriori nonché per la capacità di analizzare problematiche e condizioni della società e del mondo del XXI secolo, auspicandone a volte anche soluzioni in controtendenza al modus faciendi degli artisti».

È vero i ‘coronabond’ potevano salvare l’Europa, invece alcune Nazioni della Comunità Europea non li hanno voluti. Questo ci fa pensare ad un’Europa non più alleata, mancando lo spirito da cui è nata, non ha motivo più di esistere, è come se fosse defunta. Quella che stiamo combattendo è una battaglia, che coinvolge tutti nel bene e nel male, dal singolo individuo agli Stati europei, che dovrebbero riconoscersi in un impegno centralizzante che farebbe onore alla stessa Comunità Europea. L’Europa è stata eretta, da un sentimento di adesione e di solidarietà, quei pilastri innalzati dai Padri fondatori, che sono e debbano rimanere caposaldo dell’Unione Europea. Dall’attuale prova, ci siamo trovati tutti coinvolti, si risorge solo uniti. Se non è così, è a rischio la realtà medesima dell’Europa. Diamo così solo soddisfazione per chi vuole un’Europa debole, perché un’Europa più incisiva, più forte, darebbe soltanto più preoccupazione per non dire altro.

Continua Rotondo: «Concludendo, con questa opera Guadagnuolo raggiunge con l’espressività e l’originalità della raffigurazione un forte messaggio simbolico e una sublime significazione: favorire le attenzioni necessarie affinché il grande progetto dei padri fondatori dell’Europa diventi una nuova realtà oltrepassando quella corrente. In questo contesto l’artista, ispirandosi con Maritain ad un nuovo umanesimo di vocazione cristiana, ci conduce, non con la capziosità tipica della politica ma con la sua “arte-idea” e con la sua vivace immaginazione, a condividere la convinzione che tra politica e arte, sebbene campi diversi, ci possono essere spazi non solo per dialogare ma anche per coniugare pensiero e azione per un programma sulla dignità, problematicità e criticità dell’uomo contemporaneo, per dare risposte alle domande e alle sue esigenze sociali nell’ambito dell’Europa».