IL PALCOSCENICO DELLA CONTESSA PININA GARAVAGLIA

pinina contessa garavaglia

 

 

 

Contessa Pinina Garavaglia

Contessa Rock, moderna Regina della Notte, Regista, Commediografa, Contessa Poetessa... per me semplicemente lei, la Contessa Pinina, un mito, che in un pomeriggio autunnale mi ha aperto le porte della sua residenza meneghina. Mi accoglie, la vedo in abito di pizzo di Angelo Marani, con la sua bionda chioma (stylist “Spazio Bellezza Milano”) e con un sorriso contagioso. L’appartamento si trova al piano nobile di un bel palazzo in centro a Milano e  subito scaturisce in me la voglia di scoprire la casa. La pianta regolare, tipica delle residenze di una volta è un susseguirsi di stanze, porte e corridoi, ma tutto ben disposto, ordinato. Una casa ricca di mobili d’epoca, eredità della famiglia, luci soffuse e colori caldi. Non è una casa museo, bensì una casa da vivere, una location per ricevere ed accogliere gli innumerevoli ospiti (molti famosi e anche internazionali) che, in tanti anni, hanno reso famoso “il salotto” della Contessa Garavaglia. I suoi famosi look “tableau vivant” (significa quadro vivente, ndr), curati dal famoso Costumista Arrigo, constano in costumi e abiti teatrali facenti parte del dna della Contessa. Lei è una perfetta padrona di casa, mi fa visitare la magione, insieme al fotografo decidiamo i dettagli da immortalare e ci accomodiamo in un intimo angolo dell’ampia zona giorno dove posso cominciare l’intervista.

Photo Gallery ©Nick Zonna

Qual è il rapporto con questa casa e come Le piace viverla?

Per me la casa è un mondo, è un’oasi, è un’isola, ma nello stesso tempo è un palcoscenico. E’ uno spazio d’incontro. Quando apro la mia porta non è più un’isola, ma diventa un’oasi dove le persone possono entrare in una dimensione diversa, che è la dimensione della convivialità, dell’amicizia e della conoscenza. Per me vivere questa casa significa conoscere meglio i miei amici e avere una sorta di scambio reciproco e, per  coloro che non sono ancora amici, è uno spazio chiuso, esclusivo, ma aperto a nuovi rapporti umani, tutti da scoprire. La mia casa è la location giusta per declamare le mie poesie, che a mio avviso vanno “consumate vive”, un posto dove intrattenere i mie ospiti , come faceva Madame Pompadour. Una festa dove la gente sia felice e si diverta per me è la massima aspirazione. La mia casa è il mio guscio... io sono come una perla dentro una conchiglia.

Come mai ha scelto di vivere in questa casa di famiglia?

A questo appartamento sono affezionata poiché ho i ricordi di quando ero bambina. In questa casa ho portato i ricordi dell’infanzia. Le raccolte, le collezioni e i mobili sono tutti appartenuti ai miei avi. Mi sono sempre presa cura dei miei ricordi. Spolvero gli oggetti e mi sono occupata personalmente di restaurare diversi mobili. Con questa casa ho tenuto viva una tradizione, con allegria e fantasia. Mi piace l’idea che deve essere una casa preziosa, ma vissuta... non amo le case-museo. Non eliminerei mai la moquette, i miei amici e ospiti ci si siedono e conversano amabilmente quando non c’è più posto sui divani!

In una casa così ricca di oggetti e mobili a cosa è affezionata in particolare?

Amo la mia collezione di sculture lignee, la figura umana scalda molto una casa. Il mio Gesù bambino vestito lo amo particolarmente, ma in assoluto il mio letto è il pezzo che adoro di più. E’ un letto da centro stanza, appartenuto al mio trisavolo e successivamente utilizzato da mia madre. E’ scolpito anche dietro, è imponente ed era completato da un baldacchino che è andato perduto durante la seconda guerra mondiale.

Il Suo rapporto con i fornelli?

Pessimo direi, in cucina ci entro solo per mangiare quando ho fame... sono una pessima cuoca, ma una grande buongustaia. Sono una cultrice della cucina lombarda e russa (ha una nuora russa che cucina divinamente! ndr). Ho viaggiato molto e mi piace scoprire usanze diverse a tavola. Adoro la cucina ricca... ma la milanese resta per me la cucina della tradizione. Ho avuto la fortuna di imparare dalla cuoca di famiglia le ricette tipiche, come il risotto alla milanese, la cotoletta e la cassoeula. Mi piace portare a tavola la tradizione! Amo i dolci e se trovo persone che sanno cucinare io sono una perfetta ospite (sorride! ndr). Non sono un’oca (sorridiamo di gusto! ndr), nel senso che se capita riesco ad organizzare una cena... per non parlare del momento del brindisi che per me è un gesto con un valore simbolico, preciso e augurale... Champagne Rosé, perfetto!

Oltre al “suo guscio”, quale potrebbe essere la tua casa dei sogni?

La Reggia di Versailles oppure l’Ermitage... per me sarebbe un sogno poter organizzare una festa in quelle stanze. Da anni faccio l’Art Director di eventi e sarebbe un sogno per me poter realizzare una festa in questi magnifici luoghi. La cosa più bella è quando posso creare il mio tableau vivant, radunare un gruppo e fare la regia di un quadro vivente che poi diventa una pantomima ed io dopo posso declamare le mie poesie... mi sento una poetessa. All’Ermitage sarebbe perfetto, un sogno appunto!

Un Suo difetto?

Uno? Ne ho tre, la pigrizia, la vanità e la gola... la gola batte la pigrizia e la vanità batte la pigrizia e la gola! A me piace esibirmi, recitare le poesie, da ragazzina ho fatto teatro d’avanguardia... ho avuto belle soddisfazioni e belle critiche come autrice.

Fanatica del bon ton?

Mi piace l’educazione, è una necessità, mi piace divulgare alla massa le buone maniere... come Bonvesin de la Riva, scrittore e poeta, che ha scritto le cinquanta cortesie della tavola... è tutto collegato, lo spettacolo e l’esibizione che alimenta una festa, una convivialità, tutto dettato dal buongusto, dalle buone maniere e dal rispetto reciproco!

Questa residenza, come la sua proprietaria, avrebbe ancora tante cose da raccontare, il pianoforte Steinway che suonava quando era piccola, le raccolte di libri antichi, quadri e un curatissimo archivio di famiglia dove sono custoditi i certificati di matrimonio degli avi. Le sculture lignee a mio avviso sono veramente belle, la policromia “polverosa” dettata dal tempo ha un sapore assolutamente unico. Trovo veramente curioso il bagno padronale, interamente dipinto a mano e curato in ogni dettaglio. Ma le sorprese non finiscono mai, la Contessa Pinina Garavaglia, a partire da gennaio 2014, presso la White House in C.so Magenta 52, terrà delle lezioni di neo bon ton, proprio così, una rivisitazione in chiave moderna del bon ton a lei caro. Il mio spazio è finito, ma mi auguro di poter trascorrere ancora del tempo con questa donna fantastica e dalle mille personalità.

Luca Medici     Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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