A TU PER TU CON ALBERTO ANGELA

RAI3 Ulisse   rQuante passioni e quanti mestieri non sono mai nati perché c’è stato il professore sbagliato?

intervista a cura di Mauro Caldera

tratto da italiadagustare - luglio 2015

RAI3 Ulisse - ph2 IVAN PALOMBI per Rai rLa cultura come l’abbiamo vissuta noi da ragazzi è certamente in crisi: parlo della scuola, dei libri. La gente non ha tempo di leggere ed è molto distratta ma il web potrebbe essere anche un alleato in questo senso. Certo, è pieno di distrazioni ma ti permette anche di conoscere, in tempo reale, realtà come le webcam e i blog che ci permettono di capire come la pensano gli altri. Se si riesce a essere curiosi, avendo l’esplorazione del virtuale e non più nella geografia, la cultura può essere salvata”.

Come riesci a rendere il tuo linguaggio così fresco e coinvolgente?
La regola è “frasi e parole da persone comuni quasi come se fossimo a tavola con gli amici”. Questo è il trucco per fare una buona divulgazione. Tanti esempi e metafore: quello è lo strumento principale per riuscire a far capire le cose, anche complesse, e poi credo in un’empatia che si crea in questo modo: tu spieghi una cosa come la stessi spiegando a te stesso o come la spiegheresti al tuo migliore amico. Di conseguenza la persona che ti è di fronte automaticamente si sente tuo amico e coinvolto. Aumenta una serie di intimità che toglie delle barriere e permette di imparare le cose al momento.

Sei una via di mezzo tra il professore e l’uomo di spettacolo: come ti collochi?
Alberto Angela. Bronzi di Riace - RAI1 stanotte al museo egizio - courtesy RAI   foto Assunta Servello
Nel curioso: l’uomo curioso che usa un mezzo usato da quelli che fanno varietà. Noi, con le stesse tecniche con cui si fanno i titoli di testa di una varietà facciamo la ricostruzione di Pompei. È un uso diverso e più creativo della stessa cosa. Tutti noi abbiamo un professore che a scuola ci ha fatto capire con passione le cose; altri invece allontanano i ragazzi.

Qual è stata l’importanza di tuo padre nella tua carriera?

Ci credereste se vi dicessi ben poco? Io per più di dieci anni ho fatto scavi; sono nato e mi ritengo un paleoantropologo. Non sono un uomo di spettacolo: forse questo fa la differenza!

Come sei entrato in televisione?

Sono stato chiamato casualmente dalla TV svizzera per commentare dei documentari che erano stati fatti nei luoghi dove facevo scavi. Io dovevo spiegare cosa si trovava, gli strati, gli uomini preistorici, le difficoltà, le popolazioni locali, dal momento che stavamo in Africa. Visto che me la cavavo e che bucavo il video, oltre a fare dei buoni ascolti, mi hanno proposto di fare un programma tutto mio.

Come avvicini i tuoi figli alla curiosità della cultura?

Facendo vedere loro le cose semplici, senza spigolature. Se dentro a una chiesa cominci a far capire che certe colonne aiutano l’acustica e non sono solo statiche, fai vedere che il mondo può essere visto con tante curiosità non banali, ma quasi un “dietro le quinte” e una specie di visione piena di realtà scientifiche che ti possono spiegare e rendere viva la vita attorno a te. Stimoli ogni volta la curiosità e l’interesse: i ragazzi non devono ricordare le cose ma devono sapere come aprire una mela e sbucciarla per mangiarla. Credo di insegnare loro il fatto che il mondo è pieno di curiosità e le scelte che faranno nella vita saranno le loro: non bisogna mai spingere le cose. Un padre non deve mai dire ai ragazzi cosa devono fare ma semmai, consigliare loro quello che è meglio non fare.

Tu cosa cerchi nel tuo lavoro?

Io ho sete di conoscenza: ogni volta che entro in un monastero medievale o al sito della nasa dove lanciano le missioni ho fame di conoscere e sapere…sono curioso e trovo che ci sia un grande piacere mentale quando scopro qualcosa. E’ incredibile quando ti metti a guardare i dettagli che poi si uniscono tra loro: incomincia a crearsi una realtà davanti a te. E’ come leggere un libro, ma lo stai scrivendo tu.

Quando guardi un film storico con quale occhio lo guardi e con quale critica analizzi i contenuti?

Guardo i dettagli: la realtà è fatta di dettagli e questo è il mio modo di vedere. Ecco perché ho fatto paleontologia umana con ricerca sul campo, e non in laboratorio. Capire da piccoli dettagli quello che emerge dal terreno per scoprire uomini preistorici sepolti. Quando vedo un film fatto bene, mi dispiace se poi magari scopro nella battaglia di Canne gli elmi sbagliati, di un’altra epoca.

Nell’ultima puntata dell’ottavo nano ti sei trovato a fianco di Neri Marcorè che ha fatto la tua parodia: che effetto fa ad essere imitati?

Fantastico! Quando mi hanno detto che c’era una mia parodia mi sono chiesto cosa potessero imitare: Neri è stato bravissimo; è una persona molto intelligente e duttile. C’è un ottimo rapporto tra noi; lui è riuscito a tirare fuori degli aspetti di me che quasi non conoscevo.

Che studente sei stato e di cosa ha bisogno la scuola oggi?

Ho fatto la scuola francese, vivendo un sistema competitivo e molto duro. Ho sofferto molto nelle elementari; alle medie non ero il primo della classe ma ero nel gruppo di testa. Ho avuto dei problemi incontrando maestri sbagliati per la matematica e la trigonometria. Se insegni la fisica o l’ottica, se vuoi avere successo come maestro, comincia a parlare del perché un sasso rimbalza sull’acqua… Facendo degli esempi quotidiani la gente riesce a capire molto più rapidamente le cose: il divulgatore basa tutto sugli esempi. I maestri sono i primi divulgatori perché hanno davanti chi ha voglia di imparare e lo fa rapidamente. A quell’età è facile fare passare i concetti: non essere in grado di insegnare qualcosa ai ragazzi per un professore ed è una sconfitta totale.

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