SILVANA GIACOBINI… IL “GOSSIP MORBIDO”

intervista a cura di Alessandro TraniSilvana Giacobini r

 

Silvana Giacobini

Romana di nascita ma milanese di adozione, Silvana Giacobini è tra le più belle Signore del Giornalismo italiano, di fama internazionale. È stata direttrice per Rusconi dei settimanali Eva Express e Gioia, ha ideato e diretto Chi per la Mondadori e Diva e Donna per Cairo. Nella sua brillante carriera, ha collaborato con vari quotidiani e sin da giovanissima ha avuto esperienze come conduttrice televisiva in RAI e Mediaset. Ha intervistato Reali, Capi di Stato, sportivi, stilisti, cantanti, attori e tanti personaggi del jet set internazionale e della storia contemporanea. Autrice e scrittrice, ha pubblicato vari appassionanti libri gialli. A maggio uscirà il suo nuovo avvincente romanzo “Questo sole ti proteggerà”.

Per Giorgio dell’Arti, è l’inventrice del “Gossip morbido”. Si ritrova in questa definizione?

Penso che sia un modo per descrivere la scelta che ho operato al tempo di “Chi”, quando la Mondadori mi affidò nel ’95 un compito davvero ingrato e quasi impossibile, mettendomi a disposizione la redazione di “Noi” - giornalisti di cronaca nera o cronaca tout court - per quello che era il mio nuovo progetto, cioè un settimanale che parlasse al cuore dei lettori attraverso i personaggi noti ma visti nella loro privacy, poiché aprivano le porte di casa per raccontarsi in prima persona, facendosi fotografare nell’ambiente in cui vivevano. Questa poi nel tempo è diventata una definizione di “Gossip” che non è proprio quello che io ho sempre definito la “cronaca rosa”, ovvero le interviste ‘vere’, senza risposte inventate, cosa che cercavo di contrastare in tutti i modi. A questo punto il “Gossip morbido” rientra in questa forma di “cronaca rosa” che ha segnato il successo di “Chi”.

Lei è stata una delle Direttrici di settimanali femminili e familiari più importanti di questi anni. Ci svela il suo segreto?

Quando divenni giornalista, il mio primo incarico come direttore fu alla guida di Eva Express e poi, grazie al successo ottenuto, Rusconi mi affidò la direzione di “Gioia”, nella quale sono rimasta molti anni. Questo coincideva anche con la mia attenzione alla condizione femminile che ho sempre seguito (a volte anche anticipandola) nell’evolversi del costume, e ciò attraverso la scelta delle interviste, dei servizi e delle inchieste di attualità, e delle lettere delle lettrici a cui rispondevo puntualmente ogni settimana. Poi fu la volta di “Chi”, settimanale di attualità rosa ma sempre con grande attenzione al mondo femminile, e infine fondai “Diva e Donna”, che ho diretto per 5 anni, su cui continuo a rispondere alle lettere nella mia rubrica. Per finire, un po’ in contrasto con l’aspetto “rosa”, oggi sul settimanale “Giallo” (Cairo) scrivo di delitti celebri, come i casi di Pasolini, Mattei, Moro e altri delitti che hanno colpito l’opinione pubblica.

Dai settimanali femminili, arriva anche la passione per i libri?

Devo dire che ormai sono quasi una scrittrice a tempo pieno, anche se continuo a collaborare a varie rubriche e a essere opinionista in tv. I miei libri sono gialli che hanno sempre come protagoniste le donne, storie di donne che si occupano di indagini. C’è stata una trilogia in cui la protagonista era una giornalista televisiva dotata di poteri paranormali. Vi do un’anticipazione: uscirà il 7 maggio in libreria il mio nuovissimo libro “Questo sole ti proteggerà”, Cairo editore.

Libro GiacobiniCi svela di più del nuovo libro?

La storia si svolge in un paese di fantasia, ambientato però in Liguria a Torralba, nei pressi di Chiavari, dominata da una torre di avvistamento del ‘500 e da una villa lussuosissima riconvertita in Hotel a 5 stelle. La protagonista, Margot Amati, è una giovane scrittrice di gialli che si è rifugiata in questo luogo per ritrovare la sua privacy e la concentrazione, perché ha un po’ perso la vena creativa. Tutto si immagina fuorché di doversi occupare di quello che sarà un caso che la colpirà in maniera profonda, perché viene trovato il corpo di una giovanissima cameriera proprio nei pressi della misteriosa Villa Soltera, su cui circolano delle leggende pesanti tra cui una maledizione che colpisce le donne giovani e belle che abitano in quella villa. La bella Margot indaga a rischio della vita e il suo cammino incrocerà quello di un’antica setta di adepti senza volto, e di criminali dai colletti bianchi che infiltrano meticolosamente le Grandi Opere dell’Italia che conta. Fino all’incredibile verità…

Lei ha intervistato decine di personaggi… Mai una frase “cattiva” o tesa a “imbarazzare” il suo interlocutore. Stile Giacobini?

Sì, ma non è una questione di buonismo e autocensura, bensì il desiderio di fare un ritratto a tutto tondo, in cui gli stessi personaggi affrontano, magari ispirati da qualche mia domanda, gli aspetti anche più brucianti della loro vita. Mi riferisco per esempio a Hillary Clinton, che ho intervistato la prima volta quando era First Lady alla Casa Bianca, e in seguito a Washington e a New York. Ricordo che una volta, dopo lo scandalo Lewinsky, le chiesi com’era il suo rapporto con il marito e lei mi rispose con un sorriso, guardandomi fissa negli occhi: «Spesso ci sediamo in salotto e guardiamo insieme il tramonto…». Sembrava un po’ il ritratto di due vecchietti, però dimostrava che c’era una grande complicità che non era stata assolutamente intaccata da quello scandalo che per poco non comportò “l’impeachment” del Presidente degli Stati Uniti.

Altri personaggi che l’hanno colpita, che ricorda?

Ho un ricordo, ma non proprio carino, di Nicole Kidman - che ho conosciuto mentre stava divorziando da Tom Cruise - perché la trovai molto fredda, gelida, un po’ come appare in foto o nelle interviste televisive. Poi ho intervistato sex-symbol maschili. Certo in primo piano mi arriva George Clooney, una persona proprio molto simpatica, allegra e divertente. L’ho visto più volte, anche quando era fidanzato con la nostra Elisabetta Canalis, con cui aveva una buona complicità, perché ricordo di averli visti da vicino anche fuori un po’ dalla tensione dei flash fotografici, senza cioè quella sensazione di essere controllati da uno scatto improvviso, e tra loro appariva una bella affettuosità, un bel trasporto, anche se alla fine hanno fatto scelte diverse.

Lei ha pubblicato una avvincente storia di Sofia Loren. Ce ne parla?

Ho avuto, credo, il più bel riconoscimento da parte di un personaggio di cui è stata scritta una biografia non autorizzata ufficialmente. Sofia è una persona veramente riservata, che ha avuto grandi disagi e sofferenze durante la sua vita e che i giornalisti li vede come “una buona pace armata”. Quindi era già uscito il libro in cui io ho raccontato non solo le cose che lei e Giorgio Armani o la sorella minore Maria mi avevano raccontato, stralci di vita e incontri ravvicinati, ma anche cose di cui non s’era mai parlato, anche fatti piuttosto delicati che però mostravano quanto coraggio e intelligenza avesse sempre usato questa ragazza che poi era diventata, e tale è rimasta, la più importante diva italiana. Dunque una mattina squillò il telefono e al mio “Pronto chi pa chi parla?” lei, con la sua inconfondibile voce, mi rispose: “Sofia”. “Oh Dio - dissi tra me e me - sarà per qualcosa che non le è piaciuto!”. Invece volle ringraziarmi perché avevo descritto i suoi pensieri. È la cosa più bella che uno possa sentirsi dire, cioè aver interpretato la psicologia di un personaggio che si è indentificato attraverso i suoi pensieri remoti, quelli che certo non sono né registrati né pubblicati.

Per concludere con il tema centrale di Expo, Lei - donna dall’indiscutibile bellezza -quale rapporto ha con il cibo e l’alimentazione?

Certo curo l’alimentazione ma in modo non ossessivo, senza angosce traumatiche, poi non fumo non bevo alcolici e il vino l’assaggio alle volte, quando mi si presenta l’occasione. E nello stesso tempo apprezzo molto l’idea che il tema dell’alimentazione sia al centro dell’Expo italiana, perché la fame nel mondo è diffusa molto più di quanto possiamo immaginare e quindi va combattuta. Il cibo va anche tutelato nel migliore dei modi, cercando di metterlo al centro dell’attenzione per poterlo poi considerare, come è, alla base della vita stessa. “Siamo quello che mangiamo”, in parole povere.

3 maggio 2015

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