MASSIMILIANO FINAZZER FLORY, “ESSERE LEONARDO”

Finazzer Leonardo

 

 

intervista a cura di Ranuccio Bastoni

 Finazzer Flory - Leonardo da Vinci - foto di Giovanni Gastel

«Con Expo, l’esposizione universale, Milano ha ospitato il mondo intero. Ora che la grande mostra è finita, è tempo che si inverta il processo e si rovesci l’idea: Milano deve correre ed espandersi in tutto il mondo. Milano e l’Italia, con la loro arte, il sapere, la storia, la scienza, la tradizione, devono andare fuori dai confini e raggiungere ogni angolo della Terra. Per questo, da tempo, ho incominciato il mio giro del mondo col teatro, la parola, l’immagine e la storia italiana». Chi parla è Massimiliano Finazzer Flory, multiforme artista, dopo il successo ottenuto con l’opera teatrale, scritta, diretta e interpretata da lui, “Essere Leonardo da Vinci. Un’intervista “impossibile”, replicata per mesi e mesi in concomitanza con Expo, con una lunga serie di rappresentazioni sempre esaurite al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, che parla dei suoi progetti futuri e degli innumerevoli appuntamenti coi teatri di mezzo mondo per i prossimi mesi. Nell’ambiente “scientifico” del Museo che di sicuro avrebbe affascinato Leonardo, Massimiliano diventa “fisicamente” Leonardo. Del grande artista scienziato italiano indossa i costumi dell’epoca, realizzati apposta per lui e grazie ad un trucco sapiente, vera e propria ricostruzione del volto del genio di Vinci, recitando in lingua rinascimentale un testo ispirato alle opere originali di Leonardo, fra le quali il celebre “Trattato di pittura”. È un’intervista col genio di straordinaria profondità quella che viene proposta da Finazzer Flory, che rivolge a Leonardo ben 67 domande sulla sua infanzia, sulle sue attività in campo civile e militare, su come si fa a diventare “bono pittore”, sul rapporto tra pittura e scienza, pittura e scultura, pittura e musica. E parla di anatomia, di psicologia e di fisica e della sua passione per il volo. Infine, ecco il legame stretto fra l’artista toscano e Milano, diventata ormai sua città d’elezione: commenta il Cenacolo e recita le battute del testo lanciandosi come in una danza suggestiva a mimare le figure degli apostoli, accennando anche al suo rapporto con la religione. Infine gli argomenti più vicini al suo tempo: affronta il tema dell’acqua, a lui tanto caro, allude alla moda dell’epoca, risponde agli attacchi dei nemici, spiega i moti dell’animo e dispensa sentenze e aforismi per vivere il nostro tempo.

Finazzer Leonardo - foto di Ranuccio BastoniPrima di tornare “a casa” a Milano, il suo Leonardo da Vinci aveva viaggiato molto…

Sì, il mio Leonardo ha viaggiato parecchio. È stato a Osaka in Giappone, a Tokio, a New York ed a Chicago. Ma non ha certo alcuna intenzione di fermarsi. Sotto Natale tornerà negli Stati Uniti il 12 dicembre, in California. Primo italiano nella storia di quell’istituzione, col mio Leonardo sarò infatti ospite del famoso museo dell’Accademia della Scienza e il 17 dicembre alle ore 20, lo spettacolo sarà replicato all’ ACT, “American Conservatory Theater, San Francisco's Tony Award-winning regional theater”.

Finazzer Leonardo - foto di Ranuccio Bastoni bSo che a proposito di Leonardo in Giappone, c’è un curioso aneddoto…

Sì, una storiella molto divertente, durante le repliche a Tokio. In quell’occasione venni avvicinato da alcuni illustri professori dell’Università giapponese che mi chiesero il permesso di studiare l’abbigliamento e il trucco leonardeschi che adottavo sul palco. Non ebbi alcuna difficoltà a dare il consenso sennonché dopo qualche mese feci una scoperta incredibile: l’androide con le sembianze di Leonardo che l’università di Tokio aveva “prestato” al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano dove replicavo i miei spettacoli durante l’Expo, aveva la mia faccia! Attraverso le foto ed i filmati, gli scienziati giapponesi mi avevano “clonato” dando vita e il mio aspetto al robot interattivo di Leonardo che nel Museo di Milano colloquiava col pubblico e rispondeva alle sue domande.

Avrà intenzione di fermarsi a lungo oltreoceano?

In effetti non sto mai fermo… Subito dopo la visita negli Stati Uniti tornerò in Italia per un evento importante che riguarda un altro mio lavoro teatrale che mi è molto caro, l’opera ispirata a Marinetti ed al Futurismo. Il 12 e il 13 gennaio sarò a Milano, all’Hotel Gallia, l’albergo dove ebbe inizio la straordinaria avventura di Marinetti e del futurismo, ed al cinema Arcobaleno, per una grande “Serata futurista” e la proiezione del film che ho girato a New York, ispirato al mio spettacolo teatrale. “Marinetti a New York” racconta la storia di un grande uomo che non si piegò al suo tempo. Il film l’ho girato negli Stati Uniti due estati fa, con scene d’esterni a Manhattan e interni a Brooklyn, ricostruendo l’atmosfera dell’inizio del ‘900 ma avendo davanti agli occhi la realizzazione del futurismo, ovvero il senso della grande città. Il film vuol essere un omaggio al fondatore, il poeta Filippo Tommaso Marinetti. Senza di lui non ci sarebbe stato il Futurismo compreso e acclamato nella più importanti città d’Europa e negli Stati Uniti. In Italia, purtroppo, in passato, denigrato e calunniato.

Lei, anche dopo i fatti di Parigi, continuerà comunque a calcare il palcoscenico ed a sfidare la sorte, in questi tempi di ISIS?…

Nella vita un uomo deve fare le sue scelte. Io ho deciso di scegliere il coraggio di salire in palcoscenico e di rischiare. Non ci si può piegare ai diktat e sottostare alle paure. Io sono felice di affrontare i rischi. Gli artisti come me si fanno vedere e si offrono al rischio per se stessi e per gli altri. Al contrario dei politici che invece si rintanano al sicuro dietro le quinte e di solito lasciano lo spettacolo prima della fine. E immancabilmente, abbandonando il campo in anticipo, non capiscono mai il finale…

Lei, quando non recita o scrive o dirige da regista, che cosa fa nella vita di tutti i giorni?

“Confesso di essere un grande appassionato di basket. Coi miei tre figli, Francesco di 20 anni, Federico di 15 anni e Filippo Tommaso di 6 anni, appena posso, giochiamo e ci alleniamo insieme. Preso da questa passione sportiva, sono diventato direttore artistico della NBA, la federazione della pallacanestro. “Immagini a canestro: ball don’t lie”, era il titolo della mostra milanese sul basket americano che ho organizzato tre mesi fa a Palazzo Reale. Per l’inaugurazione erano intervenuti dal Texas Ettore Messina dei San Antonio Spurs e Gianluca Pascucci dei Houston Rockets. Presenti anche Dan Peterson, Sandro Gamba, Dino Meneghin e Miss Italia. Lo sport è il rifugio mio e dei miei figli per vivere momenti felici. Penso che, dopo il grande successo di pubblico e di critica, proseguirò in questo esperimento di arte legata al basket e allo sport.

Qual è il pensiero che dedica ai suoi figli?

Con loro ho un rapporto stupendo che mi gratifica; dialoghiamo molto. Ai miei figli ripeto sempre questa massima: una parola ci salva. La salvezza di un uomo è avere un libro e una parola da esprimere. Una testa che pensa è sempre meglio di una testa vuota, anche se ben fatta.

(Foto di Giovanni Gastel)

5 12 2015

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