BARBARA DE ROSSI: «IL LAVORO È VENUTO A BUSSARE ALLA MIA PORTA»

 

Barbara De Rossi

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Barbara De Rossi: un grande nome del cinema italiano che vanta l’esordio con il grande Marcello Mastroianni. Una carriera iniziata per caso ha cambiato per sempre il suo destino. Si definisce la donna della cura e tiene stretti a se i valori che l’hanno fatta diventare grande. Oggi si racconta nel suo ultimo libro: riflessioni aperte per conoscere quella barbara che in pochi conoscono.

Una splendida carriera nel cinema e in Tv: ora anche un libro autobiografico. Com’è nata questa idea?
Già da molto tempo qualcuno mi chiedeva perché non scrivessi un libro: ho aspettato di avere un bagaglio un po’ più sostanzioso. Fare una biografia a quarant’anni non è possibile, ma farla a cinquant’anni forse ha un altro peso. Metti assieme tante esperienze e ti rendi conto che hai qualcosa da raccontare.

Chi ti ha sostenuto in questo progetto?
Mi ha aiutato l’amica Anna Cherubini, che è anche la sorella di Jovanotti: è una persona fantastica e molto in gamba. Mi ha aiutato a mettere insieme i pezzi della mia vita; io ho scritto e poi mi ha aiutato lei a creare uno scheletro incastrando di eventi. E’ la mia vita: sono io che conosco le cose. Pur avendolo scritto io, Anna mi ha aiutato a vedermi da fuori, mettendo assieme tutti i pezzi del puzzle.

Un lavoro di analisi? Lo definiamo terapeutico?
È stato un’analisi a due non sempre facile. Io volevo essere del tutto onesta, raccontando anche le mie defaiances, le mie debolezze, incertezze e i miei errori con lo spirito di una persona che non fa questo lavoro. Per essere vicino agli altri avevo l’esigenza di raccontarmi come una qualsiasi altra donna: molte volte io perdo anche di vista il fatto di essere una persona di spettacolo, anche perché io non vivo in funzione di questo. La mia vita è andata in una certa maniera, quindi io non vivo in funzione della mia professione: io sono innanzitutto una donna che può e deve vivere tutti i problemi che incontrano le altre donne.

Che responsabilità senti nel condividere con altre donne le tue esperienze?
Sento tantissima responsabilità ed è per questo che ho voluto raccontarmi puntualizzando certe cose: io ho sempre vissuto la mia vita in punta di piedi e con grande discrezione; nel gossip non ci sono mai stata, fatto salvo una volta nella mia vita, una situazione della quale non ho mai parlato e non voglio parlare, anche perché è una cosa che tengo per me: nel libro c’è una piccola parte in cui si parla di questo ma lo faccio in maniera molto discreta.

Com’è cambiata la Tv oggi?
Quando mi è stato affidato Amore criminale, e ringrazierò sempre Matilde d’Errico che è il cuore e l’anima del programma, oltre ad avere con lei un rapporto di simbiosi straordinaria, ho cercato una misura molto particolare per trattare questi casi: io non ho il diritto di usarli. Io li espongo: accompagno chi mi guarda, in un viaggio attraverso il dolore di altre persone delle quali io devo avere il rispetto più totale oltre a una grande delicatezza e misura nell’esporle agli altri. Non è un business: è la tv di servizio che tratta il dolore delle persone.

Hai esordito giovanissima, a soli 16 anni al fianco di Mastroianni: quali i tuoi ricordi?
Marcello è il mito: io mi sono trovata piccolissima, di fianco ad un attore che ero abituata a vedere nei film. Era qualcosa di irraggiungibile, di molto lontano, di grande e immenso. Sin dall’inizio mi fece tanti discorsi; ricordo quando mi disse che questo è un mestiere che macina le persone; mi invitò a rimanere attaccata alle mie origini, a quello che mi ha dato e trasmesso la mia famiglia.

Una sorpresa inaspettata?
Chi se lo aspettava! Io vivevo a Rimini, andavo al mare con i miei amici, guidavo il motorino: cosa me ne fregava di fare l’attrice! Ero destinata a fare la veterinaria: adoro gli animali e mi sono sempre occupata di loro. Sono animalista, volontaria nei canili e faccio parte di qualsiasi lega antivivisezione.

C’è qualcosa di cui ti penti?
Sono pentita di non aver portato a compimento l’università: quando si è adolescenti si fanno delle scelte che si pagano poi da adulti. Se potessi tornare indietro prenderei la laurea in veterinaria: era il mio lavoro!

Quali valori ti ha trasmesso la tua famiglia?
Io avevo questa madre meravigliosa che mi ha dato dei grandissimi valori: nel tempo sono rimasta ancorata con i piedi a terra facendo questo mestiere che amo molto; ho sempre mantenuto gelosamente la parte di me che mi ha trasmesso la mia famiglia. Se ti stacchi da terra e voli, perdi anche la cognizione di quella che è la vita vera, quella normale, che tutte le persone devono vivere, fatta di piccole cose e di azioni semplici.

È vero che tuo padre non voleva che facessi cinema?
Papà era disorientato quando lo chiamò Alberto Lattuada, un grande regista oltre che presidente del concorso di bellezza che vinsi io, per caso. Stavo in un locale di amici di mio padre e mi fecero partecipare al volo e lo vinsi: ero graziosa! Papà non si rendeva conto della grandezza di quel regista. Fece poi una telefonata Marcello, perché mio padre resisteva: aveva paura che il cinema mi portasse su chissà quale brutta strada. Io avevo davvero partecipato per scherzo e per gioco e lui non pensava che questa cosa potesse cambiare il mio destino definitivamente. È stato il lavoro che è venuto a bussare alla mia porta.

Non hai mai perso l’orizzonte dei tuoi valori?
Non ho lasciato che questo mestiere modificasse il mio punto fermo: sono rimasta la stessa delle origini, avendo a che fare anche con meccanismi di mondanità e di vantaggi di vita.

Mauro Caldera

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