PHILIPPE DAVERIO. QUANDO L’ARTE SIEDE A TAVOLA

 

Philippe Daverio rDa italiadagustare magazine – novembre 2014

Philippe DaverioIn questo nuovo spazio - ‘Salotto in Cucina’ - non troverete chef stellati con le loro prestigiose ricette, bensì personaggi esperti in tutt’altri campi di attività. Incontreremo, mese dopo mese,  attori, scrittori, sportivi, designer e altri artisti - noti e meno noti – per scoprire quali sono i loro “gusti”, di cosa amano conversare a tavola, se adorano cucinare e qual è il piatto più apprezzato dagli amici, o se amano semplicemente ‘mangiare’. Ha inaugurato il nostro nuovo salotto il carismatico Prof. Philippe Daverio.

Prof. Daverio, per le ‘Donne del Vino’ è «l’Uomo dell’Anno». Qual è stata la motivazione?

Semplice, da sempre mi occupo del paesaggio e sono un grande difensore del paesaggio rurale. Sono contento di questo riconoscimento.

Cosa intendeva con quella battuta sui ‘12 bicchieri in tavola’?

Che si stava benissimo anche con il solo bicchiere di una volta, ad esempio. Basta esagerazioni in tavola. È vero o no che oggi ci sono per il vino rosso bicchieri così grandi che sembra ci manchi solo il pesce rosso? I francesi hanno bevuto per secoli i loro meravigliosi Bordeaux in piccoli bicchieri con il gambo e l’orlo dorato. Adesso c’è la mania che bisogna sentire nel vino tutti i suoi sapori. Ma perché? Chi l’ha detto?

Bere è un rito, soprattutto bere in compagnia.

Sì, certo, però non è necessario fare finta di essere tutti esperti di enologia.

Come si mangia, oggi, in Italia?

Un secolo fa mangiavano in pochi, ma bene. Oggi mangiano in tanti, ma pochi mangiano bene. In casa è la mamma che insegna a ‘mangiare’: i ragazzi un po’ ribelli quando escono passano dal maccherone all’hamburger e, rientrando a casa, tornano al maccherone. Poi ricordiamoci che l’Italia esprime nel mangiare la sua percezione del ‘buon gusto’.

Cibo e Arte: com’è cambiato questo rapporto?

Una volta era diverso perché il cibo era necessario, anche il vino era un alimento perché consentiva alle persone povere di assumere rapidamente calorie. Oggi il cibo può definirsi un percorso culturale. Una volta eravamo un Paese povero ma bello, oggi siamo meno poveri e meno belli. Per quanto riguarda la tavola siamo il Paese ‘più buono’ anche se non siamo più il Paese più bello al mondo.

Ricordo un bellissimo programma tv dove parlava di Arte a tavola con alcuni amici, pittori, artisti, critici d’arte…

Il programma si chiamava ‘Notturno’. Ha ragione, era molto bello, veniva registrato in case di Milano e della Maremma: si parlava d’Arte ma anche del piacere di stare a tavola e dell’estetica della tavola. Si creava un calore, un’atmosfera particolare fra tutti i commensali.

Non la farà più?

No, perché alla RAI non piaceva. C’era un Direttore…diciamo un po’ troppo ‘pop’. Trovava questa roba snobistica perché l’avevamo girata in case particolari, pensi a quella – molto simpatica - fatta sul tetto della Villa Malaparte. Sa, la RAI è una ditta ‘strana’.

I nostri politici di diversi colori si siedono insieme a tavola?

L’Italia è un Paese strano. In Inghilterra è quasi impossibile vedere a pranzo un conservatore con un labourista così come in Francia un gollista con un socialista. Qui è normale che destra e sinistra pranzino insieme. Il tutto deriva dalla nostra tradizione papalina: allora i cardinali si battevano fra di loro per eleggere Papa, ma una volta eletto tutti a mangiare insieme!

C’è un uomo politico con il quale mangerebbe volentieri insieme ?

Sì, con il Presidente Giorgio Napolitano, perché ha gusto e soprattutto stile. È nato con una certa classe.

In una trasmissione tv dove si parlava di cibo e di politica Lei disse che «solo l’Europa ci potrà salvare anche grazie alla sua ‘tavola’».

Sì, certo, io sono un filo-europeista convinto, un difensore delle nostre radici. L’Europa è la prima gastronomia del mondo. Io voglio che si torni allo spirito dell’Europa di Adenauer e di Schuman, voglio che le ‘pommes frit’ dialoghino con lo ‘steak au poivre’ e questo con gli ‘spaghetti ca pummarola’, perché in questo campo siamo assolutamente imbattibili.

Il prossimo 11 dicembre concluderemo le nostre “Riflessioni sul futuro” con l’incontro “Expo 2015: il mondo a tavola”. Si parlerà delle tavole del mondo, dei diversi costumi, delle diverse abitudini, soprattutto dei cibi tanto diversi da Paese a Paese. Ci conferma che ci sarà?

Sì, con grande piacere. Non mancherò.

Grazie, Professor Daverio.



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