LUCIANA SAVIGNANO: «LA MIA VITA MERAVIGLIOSA»

Foto di Angelo Redaelli in Luciana il suo nome Carmen rLuciana Savignano - foto di Lidia Costantini r“COME LEI NESSUNA”

intervista a cura di Carlo Kauffmann e Dario Bordet

Luciana Savignano nasce a Milano nel 1943. Figura carismatica e stella della danza italiana nel mondo. Notata da Maurice Bèjart nel 1972, inizia con il grande maestro, un lungo percorso artistico: Bèjart crea per lei balletti indimenticabili come “la Luna” e “Bolero”. Collabora poi con i più importanti coreografi tra i quali Micha Van Hoecke con cui inizia un altro lungo sodalizio artistico che darà vita fra gli altri ad “Orfeo” e “Carmina Burana”. Importante anche la collaborazione dal 1995 con Susanna Beltrami che per lei crea “Blu Diablo”, “La lupa”, ed altri balletti famosi. Con Susanna Beltrami fonda nel 1998 la Compagnia Pier Lombardo Danza.

Luciana Savignano dicono spesso “come lei nessuna”, si ritrova?
Mi fa sentire un po’ in imbarazzo… però “come lei nessuna” mi fa molto piacere, ovviamente. È chiaro che ognuno è un caso a sé e se io sono un caso particolare, okay… ci sto.

1972 prima ballerina, 1975 Etoile alla Scala, una storia di incontri da Paolo Grassi a Nureyev, da Paolo Bortoluzzi a Roland Petit a Maurice Bejart e tanti altri, che vita è stata?
È stata una vita meravigliosa, una vita molto particolare, una vita che mi ha fatto stare in un’altra dimensione, una vita che mi ha gratificato, una vita in cui ho potuto avvicinare persone straordinarie che mi hanno trasmesso arte, cultura, affetto…

Luciana il suo nome Carmen, Luciana Savignano - Foto di Angelo Redaelli  Ci parla del suo straordinario Bolero?
Fantastico, in effetti debbo dire che ancor oggi, dopo tanti anni che ho lasciato, diciamo, questo ruolo - usiamo questo termine - mi sento ancora dire… “certo che come lei nessuna”. Tornando alla domanda, è stato un punto molto importante della mia carriera artistica. Confesso che non è certamente il balletto che preferisco, però devo dire un grande grazie a questo Bolero perché mi ha proiettato veramente in alto.

Come è cambiata la danza oggi, se è cambiata?
Oggi come oggi io trovo che la danza indubbiamente si è evoluta sotto tanti aspetti. Trovo, per usare questo termine “cambiamento”, che per me ci sia stato un grande cambiamento. Oggi infatti si punta molto di più all’esteriorità, oggi si vuole stupire, ma la danza è interiorità, la danza è emozione, la danza è un qualche cosa che deve arrivare all’anima. Quando si esce da uno spettacolo di danza uno deve rimanere ancora in quel mondo fatato, sentire il cuore che palpita ancora. Oggi, quando esco da uno spettacolo di danza, sono stupita da quello che riescono a fare i ballerini, perché sono diventati dei veri acrobati… Ma l’emozione?

Foto Angelo Redaelli Savignano 170 lirico rLei ha girato il mondo, ma il suo cuore si è mai allontanato da Milano?
Io sono fondamentalmente una grande romantica, ho le radici in questa città a cui tengo molto. Mio padre era di Milano, mi accompagnava sempre alla Scala e poi mi veniva a prendere: la Scala era per me una seconda casa e soprattutto anche nell’ambito del teatro ho avuto dei grandi maestri e ho conosciuto una persona meravigliosa come Paolo Grassi. Quindi a Milano devo molto, e poi mi lasci questo pizzico di romanticismo perché nonostante questi ruoli così spregiudicati che ho sempre fatto, il mio animo non era quello, il mio animo è quello rimasto ancorato agli affetti più cari.

Come vive Milano e cosa pensa della città di oggi?
È un po’ come quanto ho detto della danza di oggi, la Milano di oggi è diversa… molto variegata! Non c’è più l’anima di una volta, ecco torno sui miei passi. Io ho bisogno di sentire l’anima delle persone che mi circondano, che incontro, ho bisogno di ‘sentire’ le persone che mi guardano… Oggi vai al supermercato e sei una illustre sconosciuta, fra persone sconosciute: dico il supermercato per dire un qualsiasi altro ambiente. Io ho bisogno di sentirmi attorniata “da persone”, persone che hanno vissuto, che hanno un’anima, che provano sensazioni sempre diverse fra loro, che hanno emozioni, che hanno positività.

“Luciana Savignano, l’eleganza interiore” è l’ultimo libro a lei dedicato. Lei ama “l’eleganza” anche in ruoli provocatori, vero?
Sì, certo l’eleganza è stato un po’ il mio filo conduttore perché io trovo che un essere umano può fare qualsiasi cosa, ma sempre con quel tocco di classe e di eleganza e allora tutto diventa facile, leggero, quasi naturale.

Che appuntamento possiamo dare ai nostri lettori per vederla in teatro?
Ci vedremo presto! Sto facendo delle prove proprio in questi giorni, al Teatro Gerolamo, dove è appena terminato un lungo delicato restauro. Non conoscevo il Gerolamo che ho scoperto essere diventato un vero gioiellino. Mi hanno chiesto di “aprire” con la danza e per me è stata una grande soddisfazione, un grande orgoglio. Riproporrò un pezzo che ho fatto con gli allievi della Scuola di Ballo dell'Accademia Teatro alla Scala, e in una seconda parte una cosa nuova che non posso ancora anticipare, perché non ho ancora iniziato le prove, quindi non so di cosa si tratta, ma questo mi affascina ancora di più. Sarò in scena il 24, 25 e 26 marzo…vi aspetto!

Grazie per il suo tempo Signora Savignano …ovviamente ci vedremo al Gerolamo.

tratto da Milano 24orenews - febbraio 2017

 

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