NICCOLÒ BRANCA “PER FARE UN MANAGER CI VUOLE UN FIORE”

Niccolò Branca t 

Niccolò BrancaSpirito pionieristico, vocazione internazionale, sensibilità comunicativa. Classe 1957, dal 1999 a capo dell’Azienda di famiglia, Niccolò Branca rappresenta la quinta generazione al timone dell’impero economico attivo nel settore degli spirits. Sguardo da una parte ancorato agli insegnamenti del passato, dall’altra rivolto alle novità del futuro, con intervento diretto sul presente. La sua è una visione della leadership molto personale, che punta a superare le dicotomie e le dualità dettate da rigidi schemi convenzionali, per approdare a un’idea olistica di azienda come organismo vivente che funziona bene quando ogni sua parte è in salute e in stretta relazione con il tutto.

Intervista a cura di Dario Bordet

Lei è al vertice dell’Azienda dal 2000. L’innovazione oggi conta più della tradizione?
“Novare serbando” era il motto scelto da Bernardino Branca, come emblema del suo modo d’intendere l’imprenditorialità e di portarla avanti. Oggi - come a metà dell’Ottocento - ciò che conta è, da un lato, l’importanza di essere ancorati al presente, alla città di Milano, che ci ha visto nascere, dall’altro la volontà di avere uno sguardo proteso verso il mondo, secondo una visione internazionale, e di cavalcare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie sia in campo produttivo sia in quello del marketing e della comunicazione, con un costante interesse per il nuovo.

Spesso sottolinea la distinzione tra un buon imprenditore e un buon manager. Cosa intende?
Un manager è differente per formazione, ruolo e obiettivi: deve coordinare e dirigere un team a seconda della sua area di competenza. L’imprenditore deve guidare i manager, deve prendersi responsabilità nelle scelte e nelle decisioni avvalendosi di manager capaci e motivati. È un rapporto che deve saldarsi nel modo migliore, per lo sviluppo e il successo delle persone e quindi dell’azienda nella quale operano.

Branca - Per-fare un manager ci vuole un fioreNel suo libro “Per fare un manager ci vuole un fiore” parla spesso dell’economia della consapevolezza, cosa intende?
Da quando sono alla guida dell’azienda, ho voluto introdurre quella visione olistica che nel frattempo avevo sviluppato altrove e testarne i principi, applicandoli a un modello di business. La mia teoria è che le imprese debbano certamente cercare di ottenere un ritorno economico dalle loro attività, ma questo non deve essere fine a se stesso. Io credo profondamente in una economia in cui il conseguimento degli utili è finalizzato a una prosperità collettiva e non può prescindere dal rispetto delle persone e dell’ambiente.

Lei si è profondamente “innamorato” della cultura della meditazione, come ci è arrivato?
Ho iniziato circa 30 anni fa, quando misi me stesso in discussione e mi iscrissi a un Master in Psicosintesi, una branca della Psicologia che vede l’uomo in una maniera olistica, corpo, mente e spirito. All’interno di quel corso una parte importante era la meditazione, che da allora fa parte della mia vita e convive con me.

Ma queste sue idee come si conciliano con la guida dell’Azienda?
Io credo che il percorso fatto nel corso della mia vita mi abbia insegnato che siamo noi a dividere l’arte dalla scienza o l’economia dalla spiritualità, senza neppure porci l’idea che tutto questo può convivere e arricchire il nostro essere umano.

Ritiene che ciò influenzi in modo positivo anche i risultati della Branca?
Sicuramente sì. Vede anche i Samurai prima di saper maneggiare la spada dovevano saper danzare, saper suonare qualche strumento… dovevano essere molto preparati e avere una cultura completa. Credo che mai come in questo nostro tempo sia importante avere una visione della vita a 360 gradi, perché il mondo ci manda continuamente segnali per nuove sfide.

Crede di aver trasmesso ai suoi due figli la sua visione della vita, la sua “cultura della meditazione”?
Certo, credo di avere trasmesso non solo a loro questo modo di essere e di agire, ma anche alle persone che mi circondano. La meditazione e i valori che ci ispira sono la sfida ad applicarli ogni giorno, insomma è una vera palestra di vita. Naturalmente senza forzare nessuno a voler mettere in pratica questi insegnamenti, perché ognuno ha i propri tempi e la sua volontà per poter iniziare un percorso.

Torre BrancaParliamo della Torre Branca, una vera opera d’arte, 15 anni fa restaurata e resa nuovamente accessibile dalla Fratelli Branca
La Torre disegnata da Gio Ponti, eretta nel ’33 nel Parco Sempione, era “fuori servizio” dal ’72 poiché divenuta inagibile. Abbiamo dimostrato come un’azienda nel fare può incidere anche a livello sociale dando vita ad operazioni culturali importanti. Ridare la Torre Branca alla cittadinanza di Milano, ma non solo. Per la nostra azienda vedere che oggi la “sua Torre” è sempre più un polo d’attrazione italiano ed europeo è motivo di grande orgoglio.

Grazie a nome dei nostri lettori che dalle sue parole potranno apprezzare i valori umani del massimo rappresentante di una eccellenza italiana.

Grazie a Voi e spero che veniate presto a visitare il Museo Branca e …naturalmente anche la Torre.

Museo Collezione Branca

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