È IL MOMENTO DELLE MODELLE “CURVY”? ...di Willy Pasini

di Willy PasiniDaniela Vantaggiato - modella

09 Daniela VantaggiatoWilly Pasini

Negli ultimi anni, sia la moda che la società stanno prendendo consapevolezza dell’assurdità che certi canoni di bellezza di donna pelle e ossa imposti sono irreali oltre che pericolosi per la salute psico/fisica soprattutto delle più giovani. Basta con l’ossessione per la magrezza, la filosofia “curvy” friendly sta prendendo piede e le curve più generose a poco a poco accettate e protagoniste di copertine, collezioni, passerelle, blog… Proprio in questa direzione, alla vigilia dell’ultima Fashion week di New York, i due giganti del lusso LVMH e Kering - proprietari dei brand del lusso internazionale - hanno deciso di definire una "carta comune per il benessere delle modelle e dei modelli". Il nuovo regolamento prevede, fra l’altro, che le agenzie di casting presentino modelle che vestano almeno la taglia 38 e modelli che non portino una taglia inferiore alla 48.

La donna ideale
Modelle Belle Epoque
I canoni di bellezza non sono sempre stati gli stessi nel corso dei secoli, subendo rapidi mutamenti durante tutto il ‘900. In realtà in ogni decennio, con l’evoluzione della società, gli eventi storici e i cambiamenti di valori che si sono verificati, l’immagine di donna ideale cambia. Tuttavia sembra che ciclicamente si ripropongano, alternandosi, dei modelli di bellezza femminile sempre uguali.

La donna della Belle Epoque ha una linea sinuosa e slanciata: vita strettissima, seno spinto in avanti in modo innaturale.

Durante i “ruggenti Anni Venti” la donna conduce una vita più dinamica e comincia a praticare sport, sia per il benessere fisico che per migliorare l’aspetto. Le nuove icone di bellezza, senza curve, magre e mascoline, simboleggiano l’aspirazione all’uguaglianza e parità tra i sessi.

Durante il regime fascista ritorna la donna dalle forme prosperose e fianchi ampi, forte e robusta. La preoccupazione di Mussolini è quella di assicurare all’Italia una nuova stirpe, robusta, sana e forte e così la donna viene invitata ad un programma di igiene salutistica-alimentare. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, gli Anni ‘40 sono un periodo di crisi e di grandi ristrettezze, in un clima di estrema austerità, anche in campo estetico. Si ricerca uno stereotipo femminile di donna più in carne, evidente reazione alla cronica carenza di cibo che caratterizza questo periodo.

Le misure 90-60-90 (seno-vita-fianchi) rappresentano la formula della bellezza degli Anni ‘50: sono quelli della maggiorata, simbolo di benessere dopo gli stenti della Guerra. Il suo corpo è metafora del sogno di opulenza che vive l’Europa e che si tradurrà nel boom economico.

Negli Anni ’60-’70, con la diffusione della cultura dello sport, il fisico femminile da morbido e burroso diventa tonico e scattante. La donna moderna ora è giovane, un’eterna adolescente, una ragazza agile e filiforme.

Le canoniche misure 90-60-90 ritornano negli Anni ‘80. Si ha un nuovo boom di seni esuberanti e di curve procaci, ancora una volta abbinati al vitino sottile, seno prosperoso, gambe slanciate, vitino di vespa, ventre piatto e sguardo ammaliante.

A partire dagli inizi degli Anni ‘90 si afferma un nuovo trend, che si imporrà fino al primo decennio del terzo millennio. Sono gli anni dell’estrema magrezza femminile come ideale sia estetico che morale poiché al corpo esile e scattante vengono attribuiti valori quali ambizione, organizzazione, potere, autoaffermazione sociale.

Top model anni 90

In definitiva possiamo dire che, nel secolo scorso, ogni donna in qualche decennio sarebbe stata canone ideale di bellezza.

Photo Gallery © Marco Perulli 

Per fortuna in questi anni qualcosa sta cambiando, e forse andremo sempre più non tanto verso l’imposizione di un nuovo canone di bellezza, ma verso l’unicità di ciascuna donna. Ogni donna è unica e deve amare il proprio corpo così come è, con tante o poche forme, senza ossessioni e paure di non accettazione. Ecco che cosa ne pensa Daniela Vantaggiato, una bella modella-fotomodella “curvy” di 33 anni, leccese, che ho incontrato qualche settimana fa, durante la Milano Fashion Week. Ci racconta la sua esperienza.

Daniela, tu rappresenti perfettamente le belle modelle “curvy”. L’ideale di bellezza sta aprendosi oggi alla donna formosa?
Non ho mai accettato i diktat della moda e della TV che negli ultimi 20 anni ci hanno proposto, per non dire imposto, una donna troppo magra e molto androgina. Ma per fortuna (anche per la donna curvy come me) le cose stanno cambiando! La nascita delle "Velone" di "Striscia la notizia", ad esempio, testimonia che ad essere ammirate non sono solo le donne “taglia 40”, ma anche quelle con un po' di "curve" in più.

Come hai vissuto il “trionfo” dei canoni filiformi?
L’ideale di bellezza femminile filiforme, fu estremizzato dalla “donna grissino”, nata con il successo della modella inglese Twiggy, magra ai limiti dell’anoressia. Certo, ho dovuto fare i conti con un passato difficile: ero un’adolescente obesa, vittima di quel fenomeno oggi noto con il nome di bullismo, ma che 15 anni fa non aveva ancora una vera e propria definizione. Ho ancora in mente i canti e le risa di tutti quei ragazzetti che all'uscita di scuola mi prendevano in giro e mi facevano sentire così inferiore e diversa.

Tu come reagivi?
Forse è stato proprio il mio essere diversa che mi ha portato a reagire e a voler alzare la voce. Sicuramente ho ancora le cicatrici sul mio corpo e nella mia mente di questo mio passato, ma non ho perso di sicuro la voglia di gridare al mondo che la bellezza ha tante forme diverse!

Quanto conta la bellezza nel raggiungere traguardi di successo?
Non posso nascondere l'importanza della bellezza e di quanto gratifichi essere belli. È il primo biglietto da visita. Sicuramente appaga gli occhi di chi l'ammira... ma poi? Non basta, bisogna avere qualcosa di più, anzi molto di più. Lo dimostrano i concorsi di bellezza (ho partecipato ad alcuni, ma come giurato) in cui oltre alla bellezza, si richiede anche fascino, eleganza e soprattutto personalità. Non è detto che la Miss sia la più bella tra tutte le concorrenti, ma quella che incanta la platea con “armi” e “competenze” che fanno la differenza. E questo la dice lunga…

Un messaggio per le aspiranti modelle “curvy”
Credo di poter lanciare il messaggio "qualche chilo in più, o qualche altro “difetto” estetico non deve demoralizzarci, ma renderci più forti e più belle. "Fare dei nostri difetti un punto di forza": questo è il mio motto, e credo che io rappresenti l'esempio perfetto!


Cover MI24 Novembre 2017Tratto da "Milano 24orenews" - novembre 2017

 

A.I.S.P.A.

Presidente: Prof. Willy Pasini

Milano, Via Marostica, 35

Info: www.aispa.it

Corso base di Formazione in Consulenza Sessuale 2017/2018

- Milano: inizio 25 novembre

- Mestre: inizio 11 novembre

Convegni

- Milano 24 novembre: Sessualità di coppia e fasi di vita

 

 

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