MARINA RIPA DI MEANA «AMARE TUTTA LA VITA»

foto florence - per ritratto

Marina Punturieri nasce a Roma nel ’41, in una famiglia borghese. Dopo gli studi esordisce come stilista aprendo un atelier di alta moda in Piazza di Spagna, ben presto frequentato da donne della nobiltà capitolina, attrici e personaggi di fama internazionale, mogli di artisti e politici che hanno cambiato la storia dell'ultimo secolo. A soli vent'anni sposa il duca Alessandro Lante della Rovere da cui ha la sua unica figlia Lucrezia. Gli anni '70 vedono Marina protagonista di una serie di relazioni sentimentali: dopo il divorzio sposa in seconde nozze nel 1982 il Marchese Carlo Ripa di Meana. Le sempre più frequenti apparizioni in tv, come opinionista, mettevano in risalto la sua sconvolgente bellezza, ma anche il carattere esuberante e la natura anticonformista di un personaggio sopra le righe. Negli anni '90 anima in Italia, così come in altri Paesi, diverse campagne per la tutela dell’ambiente, la difesa degli animali, e per la prevenzione dei tumori. Ama la vita, ha scritto molti libri autobiografici, come il recente “Colazione al Grand Hotel”, ma anche romanzi gialli e sentimentali. Gianni Agnelli la definì "La donna più bella del mondo".

Intervista a cura di Alessandro Trani

Appassionata, trasgressiva, una vita sempre al limite… Ma è vero che era una ragazzina timida?
Io sono stata una ragazza talmente timida che quando mi dicevano «Marina, sei timidissima» mi vergognavo e mi venivano le lacrime perché avevano scoperto la mia timidezza. Così ho voluto reagire a quella timidezza, e come tutte le persone molto timide ho reagito con una forma esagerata, forse con troppa sfacciataggine. È un segreto che non ho mai rivelato a nessuno, ma questa è la verità.

Cosa è per lei l’amore?
L’amore nella vita è importantissimo. Non è detto che si debba amare un uomo, non è detto che si debba amare per sempre. Importante e fondamentale è amare: si può amare moltissimo un amico, un’amica, un cane. È importante avere delle passioni, qualcosa d’amare, così come si può amare moltissimo scrivere. Amare è ciò che rende la vita totalmente diversa da chi non ama, da chi non ha passione, da chi la vita non la troverà mai bella e, secondo me, non avrà motivo di vivere.

È mai stata gelosa?
Sono stata molto gelosa delle persone, specie di quelle di sono stata molto innamorata, molto molto gelosa, anche insopportabile, ma così è stato.

cover Colazione al Grand HotelNel suo nuovo libro parla della Roma della Dolce Vita… Com’è la Roma di oggi?
Non era la Roma della Dolce Vita, era la Roma di qualche anno dopo, la Roma degli anni ’60 ma dopo il 68, la Roma in cui gravitava una certa cultura, tra artisti, scrittori, scultori, imprenditori. Era una Roma molto privilegiata in cui gli incontri erano veramente qualcosa di importante, non come oggi che non ci si incontra più, perché tutto passa per internet. Una Roma unica.

È vero che durante gli incontri con Moravia e Parise, era vietato parlare di letteratura?
In effetti sì, eravamo d’accordo che sarebbe stato troppo scontato parlare di letteratura. Loro un giorno sì e un giorno no ne parlavano in televisione, sui giornali scrivevano di letteratura. Ho voluto fare un libro in cui soprattutto ritrarre quelle conversazioni che parlavano di tutto, di gossip, di pettegolezzi, della Roma che scorreva in quel momento, degli amici, delle loro difficoltà, dei miei e dei loro drammi d’amore. Era la vita, non era letteratura.

Con quale spirito vi incontravate?
Lo spirito era quello di tre amici che si incontrano e fanno colazione insieme: erano anche molto protettivi nei miei riguardi. Capivano proprio mentre stavo passando un periodo molto difficile e mi proteggevano, ma senza paternalismi. Uscivo da una ‘liaison’ travagliata, molto tormentata, ed ero a pezzi. La loro presenza nella mia vita era per me molto importante, sentivo che avevo qualcuno, dei veri amici. Per questo dedico il mio libro all’amicizia.

Ci parla di qualche personaggio che più l’ha colpita quando era al Grand Hotel?
Erano tante le persone effettivamente memorabili. Ricordo Liz Taylor seduta al tavolo accanto al mio, poi ricordo Henry Kissinger, sempre seduto accanto a me, con Agnelli che si va a sedere al suo tavolo, poi ancora Liz Taylor con Richard Burton. Insomma era un posto dove effettivamente potevi incontrare il mondo, seduto in quella sala da pranzo. Facevo la colazione, il lunch all’una… effettivamente nei primi pomeriggi ero lì seduta a guardare, privilegiata nel poter godere di questi spettacoli.

Il suo primo incontro con Elsa Morante… com’è andata veramente?
Beh, l’incontro con Elsa è stato piuttosto pittoresco. Arrivai in ritardo al ristorante La Carbonara e quando Elsa mi vide disse “È tutta qui questa grande bellezza?!?». Ci rimasi malissimo, mi sembrò qualcosa di tremendo, e al momento me ne volevo andare. Però resistetti e per la verità feci bene perché durante il pranzo Elsa divenne via via più ‘docile’. Cominciò a parlare di un suo grande amore tormentato, e le uscirono delle parole così meravigliose, così poetiche e così uniche che le ricordo ancora.

Ci può dire di più del suo ammiratore da cui ebbe in regalo la Princess bianca?
Rolls Royce Silver Wraith Limousine 1957
Il mio ammiratore era un personaggio aristocratico, il Conte Ferdinando Pecci Blant (per gli amici Dino). Mi regalò questa macchina bellissima, però era impossibile guidarla perché era una macchina enorme e ci voleva un autista. Ma io non potevo permettermi un autista, allora questa povera macchina veniva guidata ogni tanto dal portiere, quando si offriva di farlo. Soprattutto non c’era quasi mai la benzina, perché ne consumava tanta: allora facevo la colletta con tutti gli amici della zona, e quando c’erano sia l’autista che la benzina, finalmente si partiva. Poi con il passare degli anni, le difficoltà sono aumentate, Roma non era più la stessa e la povera macchina, senza benzina e qualcuno che si offrisse di guidarla, è finita in piazza. Vi dormivano i poveri arrivati da fuori, insieme ai loro gatti.

Sono ben note le sue battaglie animaliste… È soddisfatta dei risultati?
Sono stati grandi i risultati. Devo dire che da quando io ho fatto la battaglia per le pellicce, le pellicce sono diminuite del 100 percento, oggi se ne vedono molto meno. La Santachè ad esempio ha dichiarato che lei le porta imperterrita, io però non gliel’ho mai viste, o per lo meno fa attenzione quando viene da me, non se le mette e così tante altre persone. Le posso dire che Rita Levi Montalcini, questo è un episodio che non dimenticherò mai, tornando un giorno da una manifestazione in RAI a cui eravamo state insieme, aveva un capotto foderato di pelliccia. Ad un certo punto mi guardò e mi disse «Marina, però era la fodera…», si stringeva la parte superiore addosso, «Lei capirà, io sono tanto vecchia…».

Della sua vita rifarebbe proprio tutto? Nessun rimpianto?
Rimpianti? Bah, non credo di averne. Forse quello di aver venduto qualche quadro di troppo, di quelli che mi hanno regalato dei miei amici artisti. Se oggi li avessi ancora avrei una galleria davvero importante! Per il resto, nessun rimpianto. Naturalmente so di aver fatto tanti sbagli, però forse li rifarei tutti.

Qualche anno fa ha detto in una intervista «il cancro è stato il più grande tradimento della mia vita». Un messaggio alle tante donne colpite da questa malattia.
Si può e si deve lottare con coraggio. Non è una malattia incurabile, io ne sono testimone. Comunque sono anche una paladina della prevenzione.

Un saluto ai nostri lettori…
Io saluto con grande affetto tutti i lettori di Milano 24orenews, e soprattutto auguro a tutti di avere sempre il desiderio e la voglia di amare e godersi la vita. Chi ama la vita vive molto meglio di chi, invece, non la ama.

Tratto da Milano 24orenews marzo 2017

Cover - MI24 - marzo 2017

 

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