MARINA SALAMON: «LE CIRCOSTANZE OSTILI CI AIUTANO A CAMBIARE»

MARINA SALAMON:

«LE CIRCOSTANZE OSTILI CI AIUTANO A CAMBIARE»

Marina Salamon

Da Doxa (ricerche di mercato) ad Altana (abbigliamento di lusso per bambini) passando per Connexia (digital marketing) e la casa madre di tutte, la holding Alchimia: Marina Salamon, nata a Tradate (VA), classe ’58, è una imprenditrice vulcanica, scrittrice e una mamma. È stata per oltre 10 anni consigliera internazionale del WWF. Per il suo lavoro di imprenditrice e manager, nel 1992 le viene assegnato il premio Marisa Belisario. Per lei c’è un unico modo di vivere: con semplicità.

intervista a cura di Carlo Kauffmann

Lei laureata in storia, all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è stata portavoce del Sindaco Cacciari nella sua Giunta, che esperienza è stata?

È stata molto positiva, mi ha insegnato tanto. Tutti noi dovremmo imparare a fare “servizio sociale”, non necessariamente in un partito. In questa Giunta ho ritrovato molti dei miei amati professori, ma ho capito che sul piano della gestione pratica della Pubblica Amministrazione, quale era la nostra Giunta, non avevamo lo stesso sguardo.

Lei è una imprenditrice di successo che vive con assoluta semplicità. Lo ha insegnato anche ai suoi 5 figli. Come ci riesce?

Perché credo che questo sia l’unico modo di vivere. Con semplicità. I miei figli hanno frequentato scuole pubbliche e private, quando lo desiderano andiamo al Mac Donalds, non vedo dove sia il problema. Vede la farò sorridere, io sono figlia di una pediatra che ci ha alimentato sempre in modo perfetto, io ho scelto per i miei figli la libertà e l’allegria, non in polemica con la nonna, ma io sono a favore delle sperimentazioni. Mio marito cucina molto bene e questa è una cosa importante, perché io sono per i prodotti pronti, per i surgelati. Spendere molto per il mangiare non lo capisco, i vini che costano più di 3/4 euro mi scandalizzano… mentre sui libri o sui viaggi spenderei una fortuna.

Marina Salamon 2È vero che a lei venne in mente l’idea di modificare la produzione di abiti per bambini di Altana, mentre assisteva suo figlio Brando in ospedale a Parigi?

Sì, è assolutamente vero… ero molto indebitata perché avevo comprato d’istinto, per amore di mio padre, DOXA, che allora non andava bene e poi era poco esperta di quel mondo, capivo poco di quella azienda. C’è una mia amica che parla di “Dioincidenze”, credo sia proprio così! Io uscivo dall’ospedale, giravo per i negozi di abbigliamento per bambini, fotografando, disegnando, perché pur non essendo una stilista credo di avere un certo intuito. Noi italiani nel ‘92 vestivamo i bambini in modo raffinato, ma molto noioso, cappottini di lana rosa, azzurri… Ho creduto che si potesse cambiare, e così ho creato abiti e felpe con nuovi colori, diversi, ho creato ricami “dolci” da applicare, di orsi e di altri simpatici animali. Aiutata, in questo, dall’esperienza fatta da consigliera del WWF per 10 anni. Sono nate così le due linee che portano i marchi Amore e Dibea e che sono andate benissimo!

Quindi sarebbero le circostanze ostili che ci aiutano a cambiare?

La storia che le ho appena raccontato, se possibile, mi rafforza in quella idea!

Lei sostiene che solo le aziende dove le persone stanno bene hanno futuro. È ancora così?

Sì, se si ragiona con una visione di lungo periodo. Ci vuole un buon clima per lavorare insieme. Nel breve periodo vige un’altra logica, legata spesso a interessi personali da raggiungere velocemente.

Lei crede fermamente nella responsabilità sociale delle imprese, per questo ama tanto Adriano Olivetti?

La scorsa settimana sono andata a trovare miei genitori, io avevo portato a mio padre un testo di Olivetti e lui mi aveva preparato dei quaderni di suoi scritti. Senza esserci detti nulla ci siamo trovati a scambiarci libri di Adriano Olivetti. Come vede i miei genitori mi hanno insegnato a vivere, insegnandomi certi principi e quelli per i quali si è battuto Adriano Olivetti. Credo siano da conservare per chi decide di fare impresa.

Sempre contraria alle quote rosa?

Le donne hanno fatto molti passi avanti, ma non dobbiamo dimenticare che l’Italia è un Paese mediterraneo conservatore dove gli uomini sono, praticamente da sempre, alla guida di aziende, banche, istituzioni. Non vorrei che le donne con le “quote rosa” finissero come gli indiani nelle riserve.

Cosa c’è nel futuro di Marina Salamon?

Io spero con mio marito di poter fare sempre di più di dedicare tempo al bene di persone in Africa o in altre parti del mondo, magari per alcuni mesi all’anno. Sento l’esigenza di poter offrire a queste comunità ciò che so fare, ma vorrei tanto anche poter lavorare con le mani, sperimentare non stare sempre e solo dietro le scrivanie.

Grazie è stata bravissima, per l’intervista che ha voluto concederci nonostante in viaggio. Tra cambi di treni, corse per i sottopassaggi, “fiatoni” per il peso di tanti libri sulle spalle, ci ha permesso di far conoscere ai nostri lettori una donna generosa, forte, dolce, tagliente… Marina Salamon.

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