PROF. ABDALLAH RAWEH «L’Italia nel cuore»

PROF. ABDALLAH RAWEH

«L’Italia nel cuore»Prof Abdallah Raweh 3

Abdallah RawebArabo di nascita e famiglia, italiano di formazione, il Prof. Abdallah Raweh è un cardiochirurgo di calibro e fama internazionale. Oggi opera stabilmente a Londra, ma viene chiamato ad operare in ogni parte del mondo. Solo nel 2017 ha effettuato un gran numero di interventi cardiochirurgici in prevalenza tra Londra e Dubai. È il vero punto di riferimento in particolare per le grandi famiglie dei Paesi Arabi dove viene considerato la vera stella polare della cardiochirurgia. Dedica parte del suo preziosissimo tempo a missioni umanitarie. Oltre ad una intensa carriera Universitaria ha un Curriculum vitae professionale che ha dell’incredibile. È membro di varie società e associazioni tra cui SICCH (Società Italiana Cardio Chirurgia), RSM (Royal Society of Medicine - UK), SCTS (The Society for Cardiothoracic Surgery - UK), Swiss Confederation Medical Association Council, EACTS (European Association for Cardiothoracic Surgery), Society of Thoracic Surgeons, AATS (American Association for Thoracic Surgery - USA), EMA (Emirates Medical Association). Ha ricevuto numerosissimi premi e riconoscimenti in diversi Paesi del mondo.

Intervista a cura di Alessandro Trani

Prof Abdallah RawehProf. Abdallah Raweh, so che ama molto l’Italia, e che sin da ragazzo ha scelto il nostro Paese per seguire il percorso formativo che l’ha condotta a diventare presto il cardiochirurgo di fama internazionale qual è oggi. Ci racconta un po’ la sua storia?

PHOTO-2018-06-13-04-22-53La mia storia è molto meno complessa di quello che può sembrare… Ho semplicemente realizzato quelli che da bambino erano i miei desideri. Nasco da una importante famiglia Yemenita radicata fra lo Yemen e gli Emirati Arabi Uniti. Fin da piccolo ho sempre avuto il desiderio di diventare medico e la passione per l’Italia derivata da un istintivo trasporto per la cultura e la bellezza. Contrariamente ai consigli di mio padre, che avrebbe voluto che gestissi il patrimonio familiare grazie a una dolce e lungimirante mamma - che mi ha sostenuto all’insegna del “fai quel che ti dice il cuore” - a sedici anni ero già all’Università per stranieri di Perugia per poi iscrivermi, senza mai il minimo dubbio, alla facoltà di medicina e chirurgia di Bologna.

Possiamo quindi dire che la sua brillante carriera è partita in Italia…

Il mio percorso di studi bolognese è stato un indimenticabile mix di studio e di cultura italiana, arte, cucina, amore per il bello. Conseguita la laurea e la specializzazione in cardiochirurgia ho iniziato a girare il mondo per fare master con i migliori maestri della cardiochirurgia e così sono stato in Olanda, Stati Uniti e Inghilterra per poi fare la mia “gavetta” per dodici anni al San Donato qui a Milano.

Poi cosa è accaduto, come mai ha lasciato l’Italia e quando?

Il mio percorso al San Donato è stato meraviglioso poi con la morte dell’allora proprietario il Dr. Rotelli, imprenditore sanitario particolarmente illuminato, ho capito che il mio tempo in quel grandioso ospedale era finito. Dopo avere avuto tantissime proposte da importanti ospedali italiani ho trovato a Londra delle risposte concrete, perfettamente in linea con le continue richieste di un mondo in costante evoluzione.

Quanti interventi ha svolto nell’ultimo anno e su quali fasce di età?

Nel 2017 ho personalmente effettuato 370 interventi di cui due terzi su bambini e il rimanente terzo su adulti.

Come ha trovato il nostro Sistema sanitario a confronto con le migliori strutture sanitarie nelle quali oggi opera?

L’Italia e in particolare la Lombardia hanno delle strutture sanitarie realmente all’avanguardia mondiale e che, sul piano qualitativo, non hanno niente a che invidiare a nessuno. L’unico problema è che in Italia non ci si rende conto di quanto si potrebbe essere attrattivi per una sorta di “turismo sanitario” ma non avendo tale sensibilità ovviamente non si pone in essere alcun progetto che vada in tale direzione e che invece porterebbe un deciso incremento al PIL nazionale.

L’Italia, anche se è sempre nel suo “cuore”, fa parte ormai del passato?

Assolutamente no. L’Italia fa parte di me in modo indelebile… io sono al 50% italiano e non solo per una questione di passaporto.

Quali sono oggi i rapporti con il nostro Paese?

Ho rapporti quotidiani con l’Italia sia per questioni scientifiche che per altre connesse ai tanti, tantissimi amici che sento anche più volte al giorno.

Prof Abdallah Raweh Papa Bergofglio Francesco r2So che nonostante gli assidui impegni di lavoro trova il tempo di occuparsi di missioni umanitarie, in particolare nei Paesi del Golfo.

Io sono un uomo molto fortunato ed è quindi giusto che mi occupi in modo no profit degli altri. Per questo motivo ogni mese io mi divido tra Dubai, Abu Dhabi e diversi altri Paesi dove mi vengono programmati gli interventi per le persone meno fortunate alle quali diamo quindi un’assistenza ai massimi livelli.

Prof. Raweh lei è il cardiochirurgo di fiducia delle personalità più influenti del mondo arabo, questo significa che opera anche in altre strutture sanitare?

È inevitabile che godendo della stima e della fiducia di tali personalità io mi debba rendere disponibile a operare in qualsiasi parte del mondo. Capita infatti molto spesso che qualora il paziente non possa essere portato a Londra mi organizzo e mi reco dove si trova il paziente in attesa dell’intervento, sia esso negli Stati Uniti, in Europa o in Medio Oriente.

Un suggerimento ai giovani “chirurghi del futuro”.

Sembrano cose scontate ma ciò che mi sento di suggerire ai giovani, oltre ovviamente al rigoroso studio e alla costante applicazione, è quello di tenere ben presente che la nostra professione non può comprendere e ammettere il concetto di “routine quotidiana” perché da ogni intervento, anche quello apparentemente più semplice, dipende la vita di un uomo.

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