Marchionne: fatti, non parole...

 

Sergio Marchionne

Marchionne: fatti, non parole...

Devo dire che la scomparsa di Marchionne mi ha molto colpito e addolorato, vuoi per normale solidarietà umana ma anche perché è mancato un manager straordinario, credo unico, che ha saputo ribaltare una situazione che, prima del suo avvento, da lungo tempo vedeva la prima industria italiana avvitarsi in uno stato di gravissima difficoltà. Dal 2004 con Lui al timone è stato il trionfo. Tali successi hanno saputo detrminare in molti di noi l’orgoglio di veder primeggiare nel mondo un brand italiano che non veniva acquistato e rivitalizzato da società straniere ma anzi aveva conquistato una prestigiosa e storica azienda americana come la Crysler. Uomo di pochissime parole ma di tanti, tantissimi fatti. Non nego di essere stato letteralmente nauseato da una parte della stampa che, per evidenti orientamenti politici, ha utilizzato una terminologia e uno sprezzo nel commentare la vita di un grande uomo dimenticando anche i basilari principi del rispetto che la humana pietas impone di fronte alla morte se non altro per i familiari ancora impegnati nella dolorosa veglia del corpo senza vita del loro congiunto. Non amo i panegirici che accompagnano la morte di qualcuno che, per il solo fatto di essere mancato, diventa uomo straordinario con doti eccezionali, ma ciò che ho letto per questo intelligentissimo uomo non l’ho letto per acclarati malfattori. Da qui il desiderio di scrivere questo articolo in Suo onore. Ho così pensato di riascoltare un discorso che mi aveva particolarmente colpito che aveva fatto poco tempo prima. La mia intenzione era quella di trascriverlo e commentarlo. Ebbene dopo averlo trascritto mi sono accorto che ogni commento sarebbe stato inutile perchè è un discorso talmente straordinario che qualsiasi aggiunta sarebbe stata stonata. Per questo motivo ve ne faccio dono senza aggiungere una virgola.

“… a volte nel nostro paese ho l’impressione che ci sia un atteggiamento passivo nei confronti del presente; un atteggiamento che sta sgretolando uno dei pilastri del nostro stare insieme e del nostro modo di guardare al futuro; è come se si pretendesse di avere diritto ad un domani migliore senza essere consapevoli che bisogna saperlo conquistare; io non sono professore di storia né di sociologia ma mi è capitato ogni tanto di pensare da dove nasca tutto ciò, la risposta che mi sono dato è che, in modo paradossale, ogni tanto le grandi conquiste portano risvolti imprevedibili e non voluti; così è successo nel ‘68, un movimento di lotta pienamente condivisibile che ci ha permesso di compiere enormi passi avanti nelle conquiste sociali e civili ha avuto, purtroppo, un effetto devastante nei confronti dell’atteggiamento verso il dovere. Oggi viviamo nell’ epoca dei diritti, il diritto al posto fisso, al salario garantito, al lavoro sotto casa, il diritto di urlare e aspirare, il diritto a pretendere. Lasciatemi dire che i diritti sono sacrosanti e vanno tutelati ma se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo; perché questa evoluzione della specie è una generazione molto più debole di quella precedente, senza il coraggio di lottare ma con la speranza che qualcun altro faccia qualcosa, una specie di attendismo che è perverso ed è involutivo, per questo credo che dobbiamo tornare ad un sano senso del dovere, alla consapevolezza che per avere bisogna anche dare, bisogna riscoprire il senso e la dignità dell’impegno e il valore del contributo che ognuno può dare al processo di costruzione dell’oggi e soprattutto del domani…”

Avv. Antonello Martinez

 

Prof. Avv. Antonello Martinez
Studio Legale Associato
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Milano - Via Archimede n° 56
www.martinez-novebaci.it

 

 

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