ALESSANDRA DRUSIAN «SONO TORNATA …PER RESTARE!»

ALESSANDRA DRUSIAN

«SONO TORNATA …PER RESTARE!»Alessandra Drusian

Alessandra   Drusian 1Alessandra Drusian, classe 1969, nasce a Oderzo, in provincia di Treviso, sotto il segno del Toro. Amante del canto fin dalla più tenera età, partecipa ad alcuni concorsi locali e nel 1990 debutta nel mondo dello spettacolo con la partecipazione a “Gran Premio” su Rai 1. Nel ‘92 fonda i Jalisse con Fabio Ricci, suo futuro marito. Insieme si esibiscono sul palco dell’Ariston nel ‘95 (Sanremo Giovani), nel ’96 (Sanremo Nuove proposte) e nel ‘97 arriva, inaspettata, la vittoria, con il brano “Fiumi di parole” che, ancora oggi, tutti ricordiamo. Arrivano quarti all’Eurovision Song Contest ed iniziano un tour mondiale. Nel 2018 i Jalisse, che nel frattempo hanno pubblicato 3 album, tornano su Rai 1 in “Ora o mai più” dove arrivano secondi. Poi, da sola, Alessandra conquista il grande pubblico a Tale e Quale Show, che conclude con un meritatissimo secondo posto.

 

Photo Gallery © Mauro Caldera

 

Intervista a cura di Alessandro Trani

 

Raccontaci come e quando inizia la tua passione per la musica
Senza rendermene conto ho iniziato all’asilo, ero felice di cantare alle classiche le recite natalizie. La cosa si è protratta anche alle elementari perché avevo un’insegnante amante del canto, per cui prima di entrare in classe ci si metteva tutti in fila e io intonavo le canzoni… la preferita era “Ci vuole un fiore” di Sergio Endrigo, che cantavamo quasi tutte le mattine dopo la recita della preghiera. Non immaginavo che un giorno sarei diventata una cantante di professione… Per me era un gioco.

 

Poi, come sei arrivata alla professione?
Ho continuato a cantare anche durante le medie ma per divertimento e come valvola di sfogo tra una lettura d’Italiano e un compito di matematica. Alle superiori ho incontrato una ragazza, che poi è diventata mia amica, che mi spinse ad entrare nel coro polifonico della città di Oderzo, dove sono nata e dove vivo. Tra l’altro era lo stesso coro dove cantava la mia insegnante delle elementari… Poi partecipammo insieme ad un concorso ove cantammo “innamoratissimo” dei Righeira, scatenandoci come due pazze, ma sempre per puro divertimento, senza nessun pensiero o volontà di vincere. Da lì ho cominciato a fare dei concorsi, verso la fine degli anni ’80 c’erano tantissimi concorsi canori e manifestazioni estive in Veneto e Friuli.

 

Come sei arrivata in TV?
A fine ’89 uscì un bando di concorso su Radio Corriere TV… per cui bisognava compilare e spedire una cartolina, e così feci. Il concorso era rivolto ad artisti di ogni genere, canto ballo recitazione per un programma che stava nascendo, Gran Premio condotto da Pippo Baudo su Rai 1. Ho fatto e superato una serie di provini e da lì ho cominciato la mia vera professione.

Quindi a scoprirti è stato Pippo Baudo?
Sì, allora mi ha scoperto Pippo Baudo e ora mi sta scoprendo Carlo Conti. In pratica ho due papà. Da quel programma, che era una specie di talent show, sono usciti molti personaggi come Vallesi, i Tazenda, Aldo Giovanni e Giacomo… sfortunatamente non lo hanno più rifatto. Eravamo tantissimi, a Roma, ci “intrufolavamo” dappertutto durante le prove, per imparare le tante tecniche. È stata per tutti noi una scuola, un’accademia… Poi sono ritornata in Veneto per finire i miei studi di ragioneria: ero ormai proiettata verso la musica, ma avevo promesso a papà che avrei preso il diploma.

Arriviamo a Sanremo…
Sì. A Roma, subito dopo Gran Premio, avevo conosciuto Fabio, che doveva essere l’autore delle mie canzoni. Insieme portammo le sue canzoni a Sanremo Giovani nel ‘95, e qui ritorna Pippo Baudo che ci battezzò all’Ariston, poi Sanremo ’96 e infine Sanremo ’97 nella categoria dei Big, e lì abbiamo vinto con il brano “Fiumi di parole”. Qui è intervenuta la gelosia, la cattiveria che ormai tutti conoscono, e non ci siamo goduti la vittoria. Queste cose non dovrebbero accadere… Ma non importa, abbiamo portato a casa il premio e abbiamo guardato avanti.

Sempre nel 1997 partecipate a Eurovision Contest
Sì e siamo arrivati al quarto posto… Diciamo che forse potevamo anche vincerlo, poi però sono successe una serie di cose… Ma va bene così! (Sorride). Da lì iniziò la nostra serie di tournèe in giro per l’Europa - grazie ai fan dell’Eurovision, gli OGAE - e poi in America, Canada, Cile, Russia. Non abbiamo mai smesso di fare musica, di scrivere, suonare, cantare… Sempre con passione ma con impegno, costanza, dedizione, umiltà… insomma era il nostro lavoro, un lavoro continuo che non ha tempi, non ha orari.

Nel ’99 il matrimonio con Fabio
Sì, ci siamo sposati a San Giovanni Rotondo e siamo ritornati in Veneto. Abbiamo avuto due bimbe, Angelica che oggi ha 18 anni, e Aurora, di 11. Devo molto a mia madre che mi ha sempre aiutato occupandosi delle ragazze quando sono in giro. Oggi i giovani sono molto più esigenti di come eravamo noi. Bisogna fare un monumento ai nonni.

In quegli anni avete fatto ancora TV?
Sì, abbiamo partecipato a “I migliori anni”, poi soprattutto a programmi al mattino o al pomeriggio, non in prima serata come quest’anno, quindi con minore visibilità.

Avete avuto altri progetti?
Sì, nel 2005 abbiamo iniziato un progetto nella scuola che frequentava Angelica, dove un’insegnante ci aveva chiesto di scrivere una base musicale per una nota canzone da far cantare ai bambini. Io invece suggerii l’idea che fossero i bambini stessi a scrivere la canzone, sulla base di un tema. Così è stato e noi abbiamo musicato il pezzo. È stato il progetto pilota e lo denominammo “Cantautori nelle scuole”. Poi con le scuole di Oderzo abbiamo portato sul palco 1500 ragazzi tra le medie e le scuole superiori.

Avete portato questo progetto anche in altre città?
Sì, siamo stati a L’Aquila, subito dopo il terremoto, e siamo stati coadiuvati dagli artisti aquilani che hanno creato dei laboratori all’interno di ogni scuola. Anche lì dai ragazzini sono uscite delle canzoni meravigliose, scritte con un sorriso e distraendosi dal clima drammatico che si viveva.

Il 2018 è per voi un anno speciale?
Proprio così. All’inizio ho cantato la colonna sonora del Film “Niente di personale”, con Claudia Cardinale, presentato al Festival di Cannes. Poi il ritorno dei Jalisse in prima serata su RAI 1, davanti a milioni di telespettatori, a “Ora o mai più”, lo show musicale ideato da Carlo Conti e condotto da Amadeus, e infine a “Tale e Quale Show”.

La tua bravura è stata premiata a “Tale e Quale” con un ottimo secondo posto. È stata un’esperienza faticosa?
La vera fatica è stata quella di stare fermi per ore durante il trucco. Poi un po’ di fatica per interpretare in modo giusto il personaggio che ti veniva assegnato, quindi mettere da parte la tua tecnica per far uscire la voce di un altro cantante. Cosa non facile per qualsiasi cantante con una forte identità vocale. Dal punto di vista emozionale, la settimana più impegnativa è stata quella per l’imitazione di Loretta Goggi, per tutta una serie di cose. Il fatto di sapere che sarebbe stata lì di fronte a me durante l’esibizione, che il brano che cantavo era legato a suo marito Gianni Brezza, e che proprio quel giorno, il 9 novembre, ricorreva il compleanno di Gianni.

A caldo, ora che il programma si è appena concluso, che effetto ti fa?
Intanto ho ricevuto molto calore, soprattutto dal pubblico, e questo mi ha reso davvero felice. So che di “Tale e Quale Show” mi mancherà tutto quello che c’era, tutte le persone. Rosy e Lina, la truccatrice e la parrucchiera che sono state con me dalla prima all’ultima puntata, sono diventate le mie mamme. Poi la produzione, gli autori, le sarte insomma tutto il team. “Tale e Quale”, credimi, è una macchina da guerra, che non ha eguali. E Carlo è veramente un gran “timoniere”… So anche che dopo questo perderemo il titolo di “Meteora” che abbiamo avuto per anni e questo (sorride, scherzando - ndr) ci dispiace un po’, ci eravamo affezionati!

Raccontaci un aneddoto, una cosa che ti ha colpito in modo particolare
Mi rimarrà sempre in mente quel vuoto totale che avevo ogni volta che entravo nell’ascensore: mi sparivano le parole del testo, i movimenti che dovevo fare… avevo un foglio bianco davanti agli occhi. L’emozione era al massimo e cominciavo a tremare, anche perché mi sentivo addosso una grossa responsabilità, sapendo che dietro a tutto ciò non c’era solo il mio lavoro, ma anche quello di tantissime altre persone.

Qualche progetto futuro dei Jalisse?
Abbiamo in programma un tour con diverse serate, un nuovo album… e poi si vedrà.

Grazie Alessandra. Sono sicuro che Babbo Natale vi porterà uno scrigno ricco di futuri successi.

tratto da "Milano 24orenews" dicembre 2018

Cover MI24 Dicembre 2018

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