L’ORCHESTRA DI SOLE DONNE DI GABRIELE CIAMPI: «La Musica è femmina»

L’ORCHESTRA DI SOLE DONNE DI GABRIELE CIAMPI:

«La Musica è femmina»

Gabriele CiampiMusica classica e hip hop, tradizione e contemporaneità, ‘carta e matita’ e tecnologia... Apparenti contrapposizioni per chi non considera le contaminazioni «un arricchimento, una fonte di ispirazione, una spinta a creare». Gabriele Ciampi, classe 1976, è cresciuto con la musica lavorando in famiglia, un'azienda di costruttori e fornitori di pianoforti: da Roma (sua città natale) a Los Angeles (dove vive attualmente) il compositore e direttore d'orchestra ha esportato il suo modo di comporre negli USA. È stato il primo compositore italiano a eseguire la propria musica alla Casa Bianca su invito della allora First Lady Michele Obama, per il "White House fot Holidays", e l’unico italiano in giuria ai Grammy Awards 2018 di New York. L'anno scorso era stato ricevuto in Vaticano da Papa Francesco, per il quale ha composto il brano “Preludio per due violoncelli” contenuto nel suo album “In Dream Awake”. Il M° Ciampi ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra i quali la medaglia “Eccellenza Italiana” conferitagli dal Senato della Repubblica e la Green-Card per Extraordinary Ability rilasciata dal Governo americano. Gabriele Ciampi ha deciso di rompere gli schemi lavorando con artiste provenienti da tutto il mondo: un’orchestra composta di sole donne provenienti dall’Italia, dalla Russia e dall’estremo Oriente, con un Direttore assistente e prima viola proveniente dal Sud America che lo accompagneranno nei concerti dal vivo. Ha completato il progetto discografico un team di donne che hanno dato il loro contributo creativo in campo grafico (Iran), della fotografia (Los Angeles) e del videomaker (California). In occasione dell’uscita del suo nuovo album “Hybrid”, per la prima volta, cederà la bacchetta a una donna, che aprirà i suoi prossimi concerti in Italia: il 4 dicembre a Milano al Teatro Dal Verme e il 1 gennaio a Roma all’Auditorium Parco della Musica.

Photo Gallery © Mauro Caldera

Intervista a cura di Dario Bordet

L’hip hop sinfonico: un nuovo genere o un esperimento?
Non credo ci sia più nulla da inventare. Si può sperimentare per arrivare a qualcosa di interessante ed è questo il gioco un po' “perverso” che ho voluto proporre: la contaminazione è alla base di questo album e le influenze hip hop sono presenti in 2 brani, Hybrid Reflections. Dal momento che le componenti percussive (basso e batteria) dialogano con l’orchestra si può parlare di hip hop sinfonico.

Che cosa ha ispirato Hybrid?
Hybrid rappresenta la voglia di andare oltre la classicità prendendo spunto da altri generi musicali, primo fra tutto l’hip hop degli anni ’90 che ha lasciato una traccia importante nella cultura americana. Il vero hip hop è cultura.

Alcune testate hanno titolato che la tua musica è femmina: in che senso?
La Musica è femmina in tutti i sensi, è sensibilità… Quella femminile è di gran lunga superiore alla nostra: noi maschietti abbiamo altre qualità importanti però credo che l’unione artistica con donne musiciste sia fondamentale per una crescita professionale. Per questo motivo in apertura delle mie due date italiane cederò la bacchetta a un direttore donna che valorizzerà un brano per me importante, un Adagio per soli archi.

Che effetto fa, per un direttore d’orchestra, cedere la propria bacchetta?
La bacchetta si cede sempre mal volentieri: cedere vuol dire fare un passo indietro e bisogna essere psicologicamente pronti a farlo. Personalmente vedo questa collaborazione con un altro direttore un modo per creare una vera e propria evoluzione, un modo diverso di interpretare la mia musica: non lo considero riduttivo e spero in futuro di vedere concerti con due direttori (uomo e donna) che si alternano. Sarebbe un bel segnale di cambiamento.

La tua formazione classica italiana, in America è stata una risorsa preziosa

Decisamente sì. Abbiamo una tra le migliori scuole al mondo. I Conservatori di Musica in Italia sono una risorsa non abbastanza valorizzata. Sarebbe importante rendere più moderno il metodo di insegnamento: preparare lo studente anche alla vita lavorativa, a produrre un proprio album in studio di registrazione, a lavorare con poco tempo e pochi soldi a disposizione… Purtroppo questa è la realtà!

Cosa porti all’estero, della tua Italia?
La grande tradizione musicale: la scuola italiana da sempre ha dato tanto dal punto di vista artistico e musicale. L’Opera è l’esempio perfetto, portiamo Verdi, Puccini, Donizetti, Rossini …ovunque nel mondo.

Oltre alla musica, la tua grande passione, a cos’altro dedichi il tempo libero?
La musica quando diventa professione è anche fonte di grande stress. Per combattere quella che io definisco “tortura psicologica” (in particolare la composizione) mi dedico all’arrampicata sportiva, spesso in solitario. Sono istruttore di roccia con le guide alpine americane e questa grande passione è un modo per evadere e non pensare alle note che frullano in testa di continuo!

Un giorno tornerai in Italia o …hai trovato l’America?
Mi considero un cervello in prestito: tornerò per dare un contributo dal punto di vista artistico al mio Paese che non ha nulla da invidiare all’America. Per ora sto bene a Los Angeles ma sono contento di tornare in Italia per i concerti e per presentare in anteprima il mio nuovo album.

Nelle due date italiane, a Milano e Roma, quale messaggio vuoi lanciare?
Sarà un esperimento; una voglia di provare qualcosa di diverso da condividere con il pubblico. Considero questi concerti come un vero e proprio “esercizio tecnico” perché partiamo con brani di impostazione classica per arrivare all’hip hop sinfonico, il tutto senza supporti elettronici di alcun tipo: sarò tutto acustico e con strumenti reali.

tratto da "Milano 24orenews" dicembre 2018

Cover MI24 Dicembre 2018

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