PIERO PIAZZI, “IL RE DELLE SUPERMODELLE”

PIERO PIAZZI

“IL RE DELLE SUPERMODELLE”

Piero Piazzi - ph credit Luc BraquetUn nome, un uomo, che sta dietro al successo di molte top model. Classe 1963, bolognese ma milanese di adozione, Piero Piazzi è uno dei più importanti agenti di modelle a livello internazionale. Da giovane vuole fare l’avvocato e a Bologna inizia a frequentare con successo la Facoltà di Giurisprudenza, ignaro che il fato ha già deciso per lui una brillante carriera ma altrove, nel mondo della Moda. Una carriera iniziata “per caso” a 17 anni quando firma il suo primo contratto da modello con l’agenzia Beatrice di Milano. A 19 anni si trasferisce a New York per 4 anni di intenso lavoro con alcuni dei più grandi stilisti e fotografi del momento, tra cui Gianfranco Ferré, Valentino, Calvin Klein e Richard Avedon, Herb Ritts, Giampaolo Barbieri. La sua carriera vira dalle passerelle al model management quando, nel 1985, Beatrice Traissac gli chiede di dirigere il reparto sfilate della giovane divisione femminile. Dal 1990 per dieci anni dirige l’agenzia Riccardo Gay di Milano e dal 2003 passa alla guida di Women Management Milano dove resterà direttore fino al 2017, quando sarà chiamato dal gruppo Elite World per ricoprire la carica di Presidente di Elite Model Management Milano. Da settembre 2018 sovrintende l’attività di Women Model Management di Parigi, New York e Milano con l’incarico di presidente. Nel corso della sua carriera ha scoperto e lanciato alcune delle più grandi top model come Mariacarla Boscono, Marpessa Hennink, Monica Bellucci, Carla Bruni, Eva Riccobono e Lea T., la famosa modella transessuale, oltre ad aver lavorato con le più importanti modelle del mondo come per citarne qualcuna, Naomi Campbell, Eva Herzigova, Kate Moss, Valeria Mazza, Carolyn Murphy, Isabeli Fontana. È sposato dal 2006 con Silvia Giusfredi, nota ex PR di Moda.

tratto da Milano 24orenews Marzo 2019

Cover MI24 Marzo 2019

 

Piero Piazzi

Intervista a cura di Alessandro Trani

Da modello a direttore di importanti agenzie di modelle e oggi Presidente di Women Model Management: un percorso invidiabile. Quanto dovuto al caso?
Totalmente al caso. Avrei voluto fare l'avvocato. Sono nato a Bologna, da una famiglia molto borghese. Molto presto lasciai la mia città per allontanarmi da una situazione anche familiare che “non mi stava molto comoda” e venni a Milano, in cerca di lavoro, lasciando temporaneamente gli studi. Il mio primo lavoro, porta a porta, è stato quello di vendere cerotti e detersivi. Un giorno fui fermato per la strada da qualcuno che mi chiese se volevo fare il modello: era Beatrice Traissac, titolare della più grossa agenzia di modelli. Mi dissi “perché no!”. Ebbi successo ma per continuare gli studi decisi di smettere di fare il modello, e Beatrice mi chiese di gestire il reparto donna che, aperto da poco, non riusciva a decollare. Lo feci dicendo “sì, però da grande farò un'altra cosa”. Questo l'ho detto… fino a 10 anni fa!

Oggi però ti occupi meno delle modelle. Com’è cambiato il tuo lavoro?
È cambiato molto, ho più a che fare con i budget, che sono sempre più alti, devo trovare nuove idee e nuove strategie, risolvere i problemi. Viaggio molto tra Milano, Parigi e New York. Comunque ho voluto un ufficio sullo stesso piano dei miei ragazzi, così resto sempre in contatto con loro, perché siamo una grande famiglia. Se c'è un problema, ad esempio con un contratto, mi chiedono consigli… Ma anch’io imparo molto da loro, i tempi cambiano e i giovani ti danno tanto. Sono felice di aver assunto 6-7 giovani sotto i 25 anni. Ho visto tantissime ragazze che hanno una grinta e una visione completa del mondo, che è diversa da quella che avevo io. È importante saper guardare avanti ecercare nuove idee per il futuro.

Piero Piazzi  2

Dal ragazzo modello all’uomo manager di oggi. Com’è cambiata la tua vita?
È cambiata tanto da quando ho conosciuto mia moglie Silvia. Prima pensavo soltanto a lavorare, a uscire la sera, a fare le PR… Oggi conduco una vita direi ‘familiare’, la più normale possibile. Faccio il nonno - anche se non ho figli miei, ho nipoti che mi chiamano nonno -, ho amici che non c'entrano con la Moda, imparo e apprezzo tante piccole belle cose della vita. Da mia moglie ho imparato tanto. Lei oggi dedica molto tempo agli animali, è volontaria alla Lega del Cane a cui si dedica 4 giorni alla settimana.

Come sono cambiati i canoni di bellezza, nell’era digitale?
Oggi non ci sono dei canoni di bellezza specifici. Circa il 70% dei clienti attinge al fenomeno instagram, ai social media, per cui se una ha un milione di follower è “una star” e non importa che sia bella o brutta. Per cui tutto è molto artefatto. Trovo che Instagram abbia dato tanto ma anche abbia tolto tanto alla Moda. Una volta le sfilate erano qualcosa di privato, solo per gli addetti ai lavori e per la stampa. Oggi invece sono qualcosa di accessibile a tutti e questo ha infranto il sogno e la magia di un tempo.

Tre qualità importanti che una modella deve avere.
Piero Piazzi e Mariacarla Boscono
Piero Piazzi e Natasha PolyLa prima in assoluto è ‘la personalità’. Se non hai personalità nessuno si ricorderà di te. Un esempio di personalità è Mariacarla Boscono: 21 anni di carriera, è diventata quello che è grazie alla sua grande personalità. Di più belle di lei ce ne sono state, ce ne sono e ce ne saranno ancora. Avere personalità vuol dire non avere l’espressione da pesce lesso, uscire dalla foto e venirti incontro mentre la stai guardando. Una seconda qualità è ‘lo stile’. Si esprime in un gesto, negli sguardi, nel modo in cui si cammina, ci si siede, si fuma una sigaretta. La terza qualità è ‘l'intensità’, dell’espressione… dello sguardo. Aggiungerei una quarta qualità molto importante che è ‘la fisicità’, quella canonica.

Quanto dura oggi una carriera?
Bel punto di domanda… Può durare 6 mesi come può durare 3 anni. Il nostro gruppo cerca di rendere le carriere più lunghe di quelle che sono attualmente, iniziando a preparare i ragazzi sotto i 18 anni ma di lanciarli sul mercato a 18. Cerchiamo delle modelle che possano avere una “long term career”, che abbiano tanti anni davanti, altrimenti veramente parliamo di “carriera usa e getta”.

Ricordi la tua prima modella?
Sì, Marpessa. Fu la mia prima modella. Non la voleva nessuno perché aveva le occhiaie, però è noto a tutti che a me non piacciono le donne perfette.

Una modella che ti sta a cuore e di cui hai desiderato il successo?
Una modella per cui ho desiderato tanto il successo, anche più della sua meritatissima carriera, è Carla Bruni. A dispetto di molte critiche che si sono sentite, è una donna davvero unica.

Cosa pensi del regolamento introdotto alla Fashion Week 2017 di NY dai 2 giganti del lusso, che limitava l’età e le taglie di modelli e modelle?
Sono assolutamente favorevole. Quello che mandi in passerella è un messaggio, per cui non devono sfilare ragazze estremamente magre e di aspetto “malsano”. Inoltre mi batto affinché in Italia, come accade in Francia e in America, si faccia qualcosa per rendere questo lavoro accessibile solo alle maggiorenni, mentre purtroppo si vedono tante ragazze di 13-14 anni in passerella.

Una curiosità, un aneddoto che ricordi.
Una modella che arrivò all'aeroporto dove la limousine che l’attendeva era bianca e non era nera, per cui tornò indietro e riprese l’aereo perché si sentì offesa. Non dico il nome, era molto famosa. L’episodio risale agli anni ’90: anni di follia, in cui fuori dalle sfilate c’erano migliaia di ragazze ad attendere Naomi Campbell, Linda Evangelista, Carla Bruni.

Un messaggio, un consiglio per le giovani che intendono fare le modelle.
A chi ha le qualità di fare questo lavoro, dico di farlo sempre con umiltà, di rimanere sempre se stesse, soprattutto dopo aver raggiunto il successo. Dico di ricordarsi che in qualsiasi momento e in qualsiasi professione si può fare qualcosa per gli altri: per esempio le più grandi top model sono impegnate nel sociale, chi contro la violenza sulle donne, chi a favore degli animali, chi per il rispetto dell’ambiente…

Piero Piazzi 3

Condividi
comments
  • Menabrea_2
  • Menabrea_1

In primo piano