STEFANO BOERI, IL DESIGN ITALIANO TROVA CASA A MILANO

STEFANO BOERI

IL DESIGN ITALIANO TROVA CASA A MILANO

A cura di Luca Medici

tratto da Milano 24orenews Maggio 2019

Cover MI24 Maggio 2019

Ritratto Stefano Boeri-Foto Gianluca Di IoiaClasse 1956, milanese doc, architetto e figlio d’arte (la mamma, Cini Boeri, è un premiato architetto e designer, insieme a Gae Aulenti una delle poche designer italiane a godere di fama e successo internazionali nel dopoguerra), si laurea nel 1980 al Politecnico di Milano e diventa Professore Ordinario di Progettazione in Urbanistica presso la stessa facoltà. Dal 2018 è il Presidente della Fondazione La Triennale di Milano. Tra i suoi progetti più noti ricordiamo il Bosco Verticale di Milano, che ha ricevuto l’International Highrise Award 2014, ma vanno anche ricordati numerosi progetti di riqualificazione fronte mare a livello europeo, tra i quali i porti di Marsiglia, Genova, Salonicco, Napoli, Trieste, La Maddalena e Mitilene, oltre ad altre importanti riqualificazioni urbane sulla città di Milano, Roma, Mosca, Pechino, Doha, Venezia, etc… Lunedì 8 aprile 2019,proprio all’inizio della settimana milanese più “internazionale” dell’anno, si è svolta alla presenza del Premier Giuseppe Conte, la cerimonia d’inaugurazione del Museo del Design Italiano di Triennale Milano. Una selezione permanente dei pezzi più iconici e rappresentativi del design italiano, ma di questo parleremo oggi con l’Architetto Stefano Boeri.

Photo Gallery © Triennale Milano - foto Gianluca Di Ioia  

 

 

Architetto Boeri, com’è nata l’idea di questo museo?
Milano lo attendeva da anni e oggi finalmente è diventato realtà. Il Museo del Design Italiano, diretto da Joseph Grima, è nato dalla mia volontà e da quella dei Consigli di Amministrazione delle Fondazioni di Triennale, ed è il frutto degli stimoli di un comitato scientifico che riunisce alcune delle figure di rilievo del mondo del design e dell’architettura italiani: Paola Antonelli, Mario Bellini, Andrea Branzi, Antonio Citterio, Michele De Lucchi, Piero Lissoni, Claudio Luti, Fabio Novembre, Patricia Urquiola.

Ci saranno sviluppi futuri su questo nuovo progetto?
L’apertura del Museo del Design Italiano rappresenta la prima fase di un progetto più ampio e a lungo termine, sostenuto dal MiBAC e dagli altri soci di Triennale e concordato con ADI e Assolombarda, con cui Triennale sta costituendo un’associazione. L’obiettivo è sia l’arricchimento della nostra collezione - attraverso politiche d’acquisizione mirate e nuove collaborazioni con archivi, aziende, scuole, università e musei - che l’ampliamento in Triennale degli spazi destinati al Design, allo scopo di fare della nostra istituzione il più importante centro internazionale dedicato al Design italiano.

Come avverrà questo procedimento di ampliamento?
Il progetto di ampliamento sarà legato al lancio di un concorso di progettazione internazionale - a procedura aperta e in due fasi - che sarà bandito entro maggio 2019. L’espansione includerà nuovi spazi espositivi in grado di accogliere la collezione nella sua totalità e le aree destinate ai servizi per il pubblico, oltre ad una riorganizzazione degli Archivi, per un totale di 6.000 m2.

Ci può raccontare come è stato pensato questo spazio?
Nella sua prima fase, il Museo del Design Italiano occupa lo spazio della curva al piano terra del Palazzo dell’Arte, su una superficie di circa 1.300 m2. Sono esposti circa duecento oggetti che raccontano la storia di trent’anni di sperimentazione radicale in cui nuovi materiali, nuove tecniche e nuovi codici estetici hanno rivoluzionato l’ordine prestabilito nella sfera domestica e nella società. Organizzata cronologicamente dal 1946 al 1981, la selezione presenta uno dei periodi di più grande influenza del design e dei designer italiani nel mondo: quello intercorso tra gli anni dell’immediato dopoguerra e del miracolo economico successivo fino ai primi anni Ottanta, quando l’arrivo sulla scena di nuove esuberanti correnti come Memphis diede avvio - in Italia e nel mondo - a una nuova era nella produzione del design.

Qual è la ‘mission’ di questo museo?
L’allestimento punta a dare il massimo risalto alle opere e fornisce approfondimenti sulla storia e il contesto in cui ogni oggetto è stato progettato, attraverso l’esposizione di materiali in gran parte inediti provenienti dagli Archivi della Triennale: fotografie, campagne pubblicitarie, packaging originali. In determinati casi, inoltre, gli oggetti sono messi in dialogo con i corrispondenti modelli in legno realizzati da Giovanni Sacchi - concessi in deposito alla Triennale dalla Regione Lombardia - per mostrare così l’evoluzione del progetto dalla fase di studio e sviluppo fino alla sua realizzazione e messa in produzione.

C’è qualche novità di rilievo in merito a come è stato concepito l’allestimento?
Sì, si tratta delle ‘voci’ che accompagnano il percorso espositivo: interviste che attraverso le parole degli stessi designer raccontano alcune delle opere in mostra da loro progettate. La peculiarità di queste interviste sta nel fatto di essere state tutte raccolte al telefono, prendendo spunto dall’affermazione del designer milanese Vico Magistretti: “A me piace il concept design, quello che è talmente chiaro che puoi anche non disegnarlo. Molti dei miei progetti li ho trasmessi al telefono”. Per offrire al visitatore ulteriori approfondimenti sul contesto in cui le opere sono state create, una timeline corre sulle pareti della curva presentando eventi storici, politici, sociali e di costume italiani e internazionali.

Bene, non ci resta che suggerirvi di venire a visitare questo nuovo e bellissimo museo, e scoprirete le icone del design di ieri, di oggi… e di domani!

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