GIULIANA DE SIO: «La mia libertà? La “non appartenenza”»

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GIULIANA DE SIO

«La mia libertà? La “non appartenenza”»

Giuliana De Sio 2Sorella minore della cantante Teresa De Sio, Giuliana nasce a Salerno ma dopo aver concluso gli studi, giovanissima, si trasferisce a Roma. Il debutto come attrice protagonista arriva in tv nel 1977, nello sceneggiato in 6 puntate Rai 1 "Una donna" tratto dal romanzo omonimo di Sibilla Aleramo. Al cinema raggiunge il successo con 2 film del 1982: ‘Scusate il ritardo’ di Massimo Troisi e ‘Io, Chiara e lo Scuro’ di Maurizio Ponzi, che le vale il David di Donatello e il Nastro d'argento. Nel 1991 viene nuovamente premiata con il David per il ruolo di Emilia in "Cattiva" di Carlo Lizzani. Nel corso della sua carriera ha spesso alternato il palcoscenico al grande e al piccolo schermo, lavorando con altri grandi registi tra cui Fellini, Comencini, Monicelli, Vertmuller… e a fianco di attori come Mastroianni, Alida Valli, Philippe Noiret, Catherine Deneuve, Vittorio Gassman, sempre e comunque all'altezza di questi grandi nomi. Ha da sempre nel cuore il cinema e pur di non fare una brutta fiction tv preferisce fare un bellissimo spettacolo teatrale.

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Intervista a cura di Alessandro Trani

È vero che hai debuttato a teatro da piccola?
Sì, frequentavo la scuola di danza classica, e mi ritrovai a 5 anni sul palco del Teatro Verdi di Salerno. Facevo la parte di una gallinella, entravo in scena piena di piume e venivo spennata da un gruppo di cuochi che poi mi buttavano un pentolone per cuocermi. È stato il mio inizio.

Hai lasciato presto la tua città.
Sì, l’ho lasciata appena compiuti i miei 18 anni per allontanarmi da una situazione familiare un po' pesante, per respirare la libertà. Una libertà che poi si è rivelata negativa perché la mia prima esperienza è stata in una comunità hippy che doveva essere il massimo della vita nell'epoca del ‘Peace and Love’, della ‘Libertà sessuale e sentimentale’…Invece in realtà non era così.

Sei stata in mondi diversi, senza però fermarti a lungo.
Sì, però è bene che io abbia sperimentato tutti i luoghi comuni della mia generazione, perché poi ne sono uscita come una specie di argonauta che passa attraverso mondi diversi e poi ne esce con la consapevolezza che quella non era la cosa giusta, però andava attraversata. Però occorre una base di autodisciplina e di identità abbastanza forte per essere capace di non venire inghiottita da questi grandi movimenti, che mi hanno visto anche protagonista, e da cui però sono sempre uscita.

Erano mondi a cui sentivi di non appartenere?
È così, anche perché io comunque di fondo sono una persona con una malattia che si chiama ‘non appartenenza’. Cioè io non mi sento di appartenere a nessuno dei mondi di cui ho fatto parte, nemmeno a quelli dello Star System, del teatro, del cinema, della televisione, né a quello mondano... Non lo dico perché mi sento superiore, anzi ho sofferto di questo “sentimento di non appartenenza”, perché io avrei sempre voluto sentire di appartenere a qualcosa, ma non ci sono mai riuscita. Però ho attraversato tutti i territori.

Torniamo alla carriera all’esordio sul grande schermo nel 1976 nella commedia di Luigi Filippo D’Amico.
Sì, feci un provino a Roma e venni scelta per partecipare alla commedia di Luigi Filippo D'Amico dal titolo “San Pasquale Baylonne protettore delle donne”, insieme a Lando Buzzanca. Con quel film guadagnai i miei primi soldi: 10 milioni di lire, mi sembravano tantissimi. Ricordo ci ho campato per un anno.

Sempre divisa tra il Cinema, il Teatro, e la TV: quale ha un posto riservato nel tuo cuore?
Il Cinema. Da bambina abitavo in un palazzo dove c'era un cinema e dopo aver fatto i compiti mia madre mi dava i soldini per andare al cinema da sola. Tra i 9 e i 12 anni avevo già visto tantissimi film: i musicarelli con Gianni Morandi e Rita Pavone, i film di Kurosawa, di Fellini, di Visconti, di Bergman… Era il Grande Cinema di quegli anni, però mi piacevano pure i filmetti. Il teatro mi salva la vita in questo momento, perché non mi piace la tv che si fa. Pur di non fare una brutta fiction preferisco fare un bellissimo spettacolo teatrale.

Giuliana De Sio - Io Chiara e lo scuro - Francesco NutiHai vinto due David di Donatello, tanti telegatti e nastri d’argento. La prima grande emozione che ricordi?
La mia prima grande emozione è stata quando fui chiamata dalla Rai per fare in tv uno sceneggiato che si chiamava “Una donna”, sulla vita di Sibilla Aleramo. Furono 6 puntate in onda la domenica in prima serata su Rai 1 e io ero la protagonista assoluta. Avevo fatto i provini, senza neanche crederci troppo, e alla fine fui scelta. Quando mi chiamarono al telefono mi stava cadendo la cornetta di mano… In quel momento ebbi proprio la sensazione che la mia vita stava cambiando.

Quasi ognuno dei personaggi di successo dello spettacolo ha avuto un “padre artistico”… è stato così anche per te?
No, magari avessi avuto un padre artistico, avrei fatto meno fatica. Posso dire che Alessandro Haber è stato sicuramente quello che mi ha convinto a fare dei provini. Tramite il suo agente mi procurò 3 provini - tra cui uno era proprio per “Una donna” - ai quali io fui portata “per i capelli”, perché non ci volevo andare, mi vergognavo, e poi non ero così sicura di voler fare l'attrice. Lui mi spinse “quasi a calci” e io li vinsi tutti e tre, una cosa che non succede mai e che quasi mi vergogno a raccontare. Questo è stato il mio inizio, mi sono trovata a dover scegliere una delle tre parti, ma è stato facile scegliere di fare la protagonista per 6 puntate. Dico sempre ad Alessandro che devo tutto al fatto che fu lui a spingermi a fare quei provini. Dopo di che la sua “paternità artistica” si è fermata lì.

Hai lavorato con diverse icone della storia del nostro Cinema. C’è qualche regista con cui ti piacerebbe avere l’occasione di lavorare oggi?
Ce ne sono tanti, veramente. Però a me piace un Cinema che in Italia non si fa, un Cinema un po' malato, un po' disturbato, quel Cinema che dà l'occasione agli attori di dare una grande interpretazione, di vincere premi, e che in Francia, in America e in tante cinematografie più evolute della nostra, si fa. E in questo momento l'unico che lo fa in Italia è Matteo Garrone. Il tipo di Cinema che fa Matteo, con quel segno particolare e pittorico che è solo suo, è un Cinema che mi piacerebbe fare. Poi mi piace anche fare la commedia e quindi mi piacerebbe anche lavorare con un bravissimo sceneggiatore e scrittore di commedie come Paolo Virzì, mi piacerebbe lavorare con Tornatore… Di bravi ce ne sono tanti.

Tra i tuoi film di successo c’è anche “Scusate il ritardo” del grande Massimo Troisi, scomparso prematuramente 25 anni fa. Un ricordo di Massimo.
Sì, il film ebbe un grande successo. Massimo mi chiamò perché mi aveva visto in una fiction televisiva che si chiamava la Medea di Portamedina. Si era innamorato di me in quella fiction dove ero protagonista insieme a Christian De Sica, e aveva tutte le videocassette conservate. Mi mi chiamò per fare quel film… ricordo che non feci neanche il provino.

Giuliana e Teresa, carriere e personalità diverse… com’è il vostro rapporto?
È un bellissimo rapporto. Abitiamo a 10 metri di distanza, per cui ci parliamo molto, lei mi racconta quello che fa, mi fa sentire i suoi pezzi in anteprima e io la faccio venire alle prove dei miei spettacoli. Siamo diverse però andiamo d'accordo, sapendo che il nostro linguaggio ha molto a che fare con il mestiere che abbiamo scelto. Lei è una ‘cinefile’, anche più di me, per cui parliamo molto di cinema, più ancora che di musica.

Il tuo rapporto con la cucina e con il cibo… Ti piace più cucinare o mangiare?
Mangiare, sicuramente. Una volta cucinavo, ero brava a cucinare e facevo pure il pane. Ma poi è finita anche l’era del cucinare: la mia vita è fatta di epoche.

Giuliana De Sio - Signorine

Progetti Futuri?
Adesso sono molto presa da questo spettacolo, che è la mia creatura, che si chiama “Le Signorine”, che faccio con Isa Danieli e con il quale ridebuttiamo a ottobre a Milano al Franco Parenti. Lo porteremo in giro per tutto l'inverno. È un progetto mio, avevo voglia di fare uno spettacolo pop, comico, di altissimo livello attoriale e di messa in scena e ci sono riuscita prendendo un testo comico, lasciando tutta la parte comica e trasformandolo lentamente in un testo che vira verso una tragedia. La commistione degli stili è un modo molto moderno di raccontare, e a me piace molto la cifra tragicomica, che è proprio la mia cifra interpretativa, allora cerco dei personaggi e qui faccio la parte di una zitella zoppa, vecchia, capelli bianchi, lenti spesse, claudicante per una poliomelite contratta da bambina e che sta sotto una sorella cattiva, madre matrigna che la vessa fino a farla diventare una specie di vecchia bambina che deve chiedere il permesso anche per accendere la televisione. Quindi un personaggio regredito, disperato, come piacciono a me.

Un sogno nel cassetto…
Non ho un sogno… a dire il vero non ho nemmeno un cassetto (ride…). Beh, essere chiamata da un grande regista internazionale per fare un gran bel film!

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