CARLA FRACCI, UNA VITA IN PALCOSCENICO

CARLA FRACCI

UNA VITA IN PALCOSCENICO

Carla Fracci

A cura di Momi Symon

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Cover MI24 LugAgo 2019  Cover RM24 LugAgo 2019

Carla Fracci 2È una delle più importanti ballerine della storia, regina indiscussa di palcoscenici mondiali. Figlia di un tranviere dell'ATM (Azienda Trasporti Milanesi), Carla Fracci nasce a Milano nel 1936; muove i primi passi nel mondo della danza, sin da piccola, diplomandosi presso la Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, nel 1954. «A differenza di tante altre bambine, io non ho mai realmente sognato di fare la ballerina: volevo fare la parrucchiera. Fu un'amica dei miei che li convinse a portarmi all'esame di ammissione alla scuola di ballo della Scala. E mi presero solo per il bel faccino, perché ero nel gruppo di quelle in forse, da rivedere».

Carla Fracci prosegue la sua formazione artistica partecipando a stage avanzati a Londra, Parigi e New York. Dopo solo due anni dal diploma diviene solista, poi nel 1958 è già prima ballerina. A partire dalla fine degli anni '50 le apparizioni su importanti palcoscenici sono moltissime. Fino agli anni '70 danza con alcune compagnie straniere quali il London Festival Ballet, il Royal Ballet, lo Stuttgart Ballet e il Royal Swedish Ballet. Dal 1967 è artista ospite dell'American Ballet Theatre. In qualità di Étoile danza nei più prestigiosi teatri al mondo con i più celebri coreografi al fianco di ballerini diventati poi leggendari.

Ha interpretato oltre duecento ruoli, ma la sua notorietà artistica rimane perlopiù legata alle interpretazioni dei ruoli romantici come Giulietta, Swanilda, Francesca da Rimini… ma su tutti c’è Giselle. «È un ruolo che ho personalizzato, sciogliendomi i capelli, indossando un tutù di tulle di seta come mi suggerì Anton Dolin ispirandosi alla leggendaria Spessivtseva. Qualche collega insinuò che il segreto della mia Giselle si nascondeva proprio in quella seta impalpabile. Ci vuole ben altro».

Carla Fracci con Rudolf NureyevTra i grandi ballerini che sono stati suoi partner sul palcoscenico si annoverano Rudolf Nureyev, Vladimir Vasiliev, Mikhail Baryshnikov, Amedeo Amodio, Paolo Bortoluzzi e soprattutto il danese Erik Bruhn. Le è accaduto, però, anche di trovarsi di colpo da sola in scena… «Con Nureyev furono graffi ma mi incitò al coraggio. Con Bruhn ballai tanto in Canada. Straordinari Baryshnikov e Vassiliev. Ma il teatro è imprevedibile: una sera, al Colon di Buenos Aires, danzavo Giselle con Gheorghe Iancu, nel secondo atto si ruppe un tendine. Improvvisai ballando con il fantasma di Albrecht. Anche Nureyev, bloccato da un crampo, mi lasciò sola una sera». La "Giselle" danzata da Carla Fracci con Bruhn sarebbe rimasta indimenticabile tanto e ne verrà realizzato un film nel 1969.

Alla fine degli anni '80 dirige il corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli assieme a Gheorghe Iancu. Nel 1981 in una produzione televisiva sulla vita di Giuseppe Verdi, interpreta la parte di Giuseppina Strepponi, soprano e seconda moglie del grande compositore. Tra la principali opere interpretate negli anni successivi ci sono "L'après-midi d'un faune", "Eugenio Onieghin", "La vita di Maria", "La bambola di Kokoschka". Diventa Ambasciatrice di buona volontà della FAO, poi Assessore alla Cultura della Provincia di Firenze e Direttrice del Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Nel 2013 è uscita, per Mondadori, la sua autobiografia di successo “Passo dopo passo. La mia storia”. Insieme al marito, il regista Beppe Menegatti, forma una coppia legata indissolubilmente alla danza e al teatro, quali ambasciatori culturali dell’Italia nel mondo.

Bellezza tersicorea, grazia, magia, etereità hanno costellato la presenza artistica dell’étoile Carla Fracci, diretta spesso dal marito, a coronamento di una straordinaria carriera “sulle punte” ancora oggi in piena attività. All’inizio della sua carriera non si sarebbe certo aspettata di danzare ancora a quest’età: «A 21 anni feci il celebre Pas de quatre con la Chauviré, la Schanne, la sublime Markova: quest’ultima aveva 47 anni e mi sembrava matura. “Mai andare in pensione”, mi disse un giorno Rita Levi Montalcini. Ho coltivato il mio corpo alla sbarra, mi sono sempre tenuta allenata. È l’unico elisir di giovinezza che conosco: “Non farti mai ritoccare da un chirurgo estetico, rovinerebbe il tuo profilo neoclassico”, si raccomandò Wanda Osiris».

«Sono stata ripagata dalla vita come donna e come artista, lo riconosco. La danza è soltanto lavoro, lavoro micidiale. Non è qualcosa che riguarda la ginnastica, ma l’estetica, la danza è un dialogo incessante con la bellezza».

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