MATERA. RIGO RESTAURA LA CHIESA RUPESTRE DI SAN GIOVANNI IN MONTERRONE

immagini restaurate2 6

RIGONI DI ASIAGO E IL GRANDE SOGNO PER MATERA

interno IMG 1973

Torna al suo antico splendore, il 12 settembre, la Chiesa rupestre di San Giovanni in Monterrone, grazie al restauro fortemente voluto dall’azienda veneta Asiago 12 settembre 2019 - A febbraio 2019, una promessa: quella di riconsegnare alla città di Matera, entro il mese di settembre, la Chiesa di San Giovanni in Monterrone in tutta la sua bellezza. E le promesse per un imprenditore come Andrea Rigoni non sono solo un impegno, ma sono la filosofia con cui conduce la sua vita e il suo lavoro. Così, il 12 settembre, nella città dei Sassi, Patrimonio dell’Unesco e Capitale della Cultura 2019, cittadini, stampa, critici d’arte, addetti ai lavori e tutti coloro che hanno partecipato al restauro potranno finalmente godere del grande spettacolo che un’opera d’arte sa offrire quando si mostra in tutto il suo splendore. Per Rigoni di Asiago l’attenzione e la responsabilità verso la valorizzazione del patrimonio artistico del nostro Paese non sono una novità. Ricordiamo infatti il primo importante intervento del 2015, quello del restauro dell’Atrio dei Gesuiti del Palazzo di Brera seguito da quello della statua di San Teodoro di Palazzo Ducale, a Venezia e, poi, dal recupero della fontana “Venezia sposa il mare”, nel cortile di Palazzo Venezia a Roma. “Ritengo che fare impresa oggi - dichiara Andrea Rigoni, Presidente e AD Rigoni di Asiago - significhi avere una visione più ampia rispetto a quella che limita l’attività dell’imprenditore al puro e semplice sviluppo della sua azienda. Ci sono ambiti, quali, ad esempio, l’arte e la cultura che un’industria illuminata deve fare propri”. Un senso di responsabilità dunque, di cui il nostro Paese ha veramente bisogno, perché sono tante le bellezze trascurate, simbolo dell’eccellenza artistica italiana, che il mondo ammira e ci invidia. Rigoni di Asiago ha sempre dimostrato un forte legame con il suo territorio, scegliendo di mantenere la sua attività là dove è nata, tra le montagne dell’Altopiano di Asiago. Fedele a principi legati alla qualità e all’attenzione verso l’ambiente, con orgoglio porta avanti un connubio importante che lega le logiche imprenditoriali a quelle della cultura e dell’arte. “Ringrazio la città per la calda accoglienza che ha riservato a me e ai miei collaboratori – continua Rigoni. Ci tengo a citare l’Arcidiocesi di Matera-Irsina e la Cooperativa Sociale Oltre l’Arte, che mi hanno supportato con energia e mi hanno regalato profonde emozioni. Un grazie anche a tutti i professionisti, in primis a Fondaco, che hanno condiviso con me questo progetto e mi hanno coinvolto, tenendomi aggiornato via webcam. Tanti momenti magici che abbiamo vissuto come un sogno, giorno dopo giorno, con passione”. Queste parole ci confermano che Rigoni di Asiago non ha solo “la natura nel cuore”, ma è anche un’azienda che esprime un grande amore per la bellezza e per l’arte

 

CENNI STORICO-ARTISTICI

L’aspetto caratteristico di Matera per il quale la città è oggi nota in tutto il mondo consiste nella particolare conformazione delle abitazioni, degli opifici e delle chiese degli antichi rioni, in particolare dei Sassi, ricavati in parte nella roccia e in parte costruiti in blocchi di calcarenite, pietra comunemente nota come tufo.

La chiesa rupestre di San Giovanni in Monterrone, totalmente ricavata nel masso roccioso ad eccezione della facciata e l’adiacente Santa Maria de Idris sono ricavate nel Monterrone, un pittoresco promontorio che si erge tra il Sasso Caveoso e l’antica contrada del Casalnuovo. Dedicata a San Giovanni Battista, la chiesa si presenta ad unica navata e alterata, rispetto all’aspetto originario, dalla realizzazione di ambienti laterali ricavati soprattutto a scopo funerario come evidenziato, tra l’altro, nel corso degli scavi archeologici condotti alla fine degli anni ’90 del secolo scorso. Probabilmente risalente all’XI secolo, doveva presentarsi interamente decorata da affreschi realizzati a partire dal momento dell’escavazione e nei secoli successivi ma senza grandi rilievi di tipo architettonico. Dei diversi impianti decorativi succedutisi, testimonianza di un certo dinamismo culturale, sopravvivono soltanto poche tracce. Entrando nell’aula dall’antica porta di accesso, sulla sinistra, si ammira l’affresco cinquecentesco, palinsesto, dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista. Il Battista, come di consueto, indica l’Agnus Dei rappresentato poco più in basso; l’Evangelista regge con la mano sinistra il suo tipico attributo iconografico: un calice con un serpente. Di fronte, lungo il fianco destro, sono evidenti alcuni santi non identificabili per la mancanza di elementi iconografici e un altro palinsesto. All’antica immagine di Sant’Andrea, di cui è visibile il solo volto, severo e affilato, con capelli lisci e divisi, è sovrapposta una Madonna con il Bambino (probabilmente una Glikophilousa) riconoscibile dalle mani e dal Bambino col nimbo crucigero. Accanto, in sequenza, sono affrescate le immagini di un giovane santo e di San Girolamo, rappresentato in abiti vescovili.

La piccola cappella, scavata sempre a scopo funerario sul fianco destro dell’aula, presenta una pregevole decorazione a fresco: da un lato, in direzione della porta, sono evidenti San Pietro, il ‘principe degli apostoli’ e San Giacomo maggiore (primo ventennio del XIV secolo); di fronte l’Annunciazione.

Proseguendo, sempre sul fianco destro, si notano gli affreschi cinquecenteschi del Battesimo di Cristo nel fiume Giordano e parte di un pannello con la scena della Conversione di Sant’Eustachio, patrono della città di Matera.  

Nel XVI secolo San Giovanni e Santa Maria de Idris erano entrambe dotate di un beneficio ecclesiastico di libera collazione dell’Arcivescovo di Matera e Acerenza; successivamente, con l’erezione e la costruzione del Seminario Arcivescovile, furono annesse tra alle proprietà del nuovo ente.

Profanata nel corso del XVIII secolo, il 20 marzo 1803 la chiesa fu concessa in enfiteusi perpetua, dall’Economo e Procuratore del Seminario, alla confraternita di Santa Maria dell’Idris che provvide a realizzare una nuova facciata, come dimostra la data incisa sull’architrave, un nuovo altare, di cui purtroppo restano pochi elementi lapidei, e il corridoio di collegamento con l’adiacente chiesa di Santa Maria. In quest’ultima circostanza furono sacrificati, nel taglio, alcuni affreschi di cui sopravvivono solo le parti superiori; si distinguono ancora una Madonna con Bambino e un pannello con i Santi Pietro e Paolo.

Pur essendo stata quasi del tutto abbandonata a seguito dello sfollamento dei rioni Sassi, la chiesa è stata sempre oggetto di attenzione da parte di storici e studiosi. Nel 1973 lo storico dell’arte Alberto Rizzi, sollecitando l’intervento delle autorità pubbliche ed ecclesiastiche, così si esprimeva: «Estintasi nel secondo dopoguerra la civiltà rupestre materana, si impone ora il problema della conservazione, problema che sta assumendo in questi ultimi anni toni drammatici per gli ammonitori crolli avvenuti nel centro storico e la cui notizia ha valicato la sfera cronachistica locale. Unitamente alla difficilissima situazione generale vi sono poi i casi delle singole cripte. Pensiamo ad esempio […] a S. Giovanni in Monterrone, dove in estate gli affreschi subiscono da parte di ragazzini quotidiani lavaggi per gli occhi e gli obiettivi dei turisti […]».

Non mancò il tempestivo intervento dell’Ente Provinciale per il Turismo che nel 1974 finanziò un primo intervento di messa in sicurezza del complesso. In questa circostanza si procedette, per San Giovanni, ad una pulizia generale del sito, alla demolizione di un ossario, al rifacimento delle murature abbattute dai vandali, alla sistemazione della porta d’ingresso e alla realizzazione di un impianto di illuminazione. Ulteriori lavori di restauro furono finanziati ed eseguiti in previsione del Grande Giubileo del 2000. A seguito dell’abbattimento di un edificio abusivo degli anni ’50, costruito a ridosso della chiesa, il fianco roccioso è stato esposto per diversi anni alle intemperie con conseguente attecchimento di vegetazione in profondità. Oggi, grazie agli ultimi lavori di restauro, gli affreschi di San Giovanni tornano a splendere e a ‘illuminare’ i visitatori.

Marco Pelosi

Socio Soc. Coop. Sociale Oltre l’Arte

 

 

Condividi
comments
  • Menabrea_2
  • Menabrea_1

Curiosità