L’AUTUNNO DORATO DI ŁÓDŹ

LAUTUNNO DORATO DI ŁÓDŹ

L’AUTUNNO DORATO DI ŁÓDŹ

di Jacek Kruazyr v. Kurwazy

Un’escursione a Łódź, nel cuore della Polonia, è un’esperienza affascinante. È rimasta intatta durante il II conflitto bellico, immortalata nel film di A. Wajda del 1975, quale città simbolo della “Terra Promessa”. Definita la Manchester polacca, tra il 1870 ed il 1890, divenne uno dei più importanti centri industriali d’Europa, in virtù delle mille fabbriche tessili costruite in quel tempo. Łódź, la città delle tre culture (ebrea, polacca e tedesca), conserva lungo la via Piotrkowska (una delle isole pedonali più lunghe d’Europa 4, 9 km), l’aura decadente e nostalgica dei grandi palazzi eclettici, edificati nell’Ottocento. Quello eretto dal plutocrate ebreo Izrael Poznański esprime una precisa tipologia abitativa: la casa come luogo della magnificenza dell’impero economico. In alcune stanze sono conservati i cimeli degli esponenti più importanti della storia cittadina, dal pianista Rubinstein, al poeta Tuwim, allo scrittore Reymont. Ogni cosa è stata rimasta al suo posto. Lungo le pareti, le vecchie foto della “jeunesse doree” d’ebraica estrazione. Oggi, la vita cittadina e la movida si svolgono per la maggior parte nella zona pedonale: bar, discoteche, ristoranti e pubs si alternano a gallerie d’arte come la notissima “Galeria J”. Anche la vecchia fabbrica dei plutocrati ebrei oggi è stata riconvertita in un grandioso centro aggregativo, che alterna musei d’arte contemporanea a cinema, hotel di charme, bar e centri sportivi. Estesi parchi preannunciano la città: venendo da Varsavia, prima di giungere a Łódź, una sosta è d’obbligo a Palazzo Radzwiłł a Nieborów, meraviglioso esempio di stili e culture: il gusto francese si fonde ad opere d’arte italiane, anglosassoni e del Nord Europa. L’edificio è il frutto di continui rifacimenti durante tre secoli. Lo scalone d’accesso è stupefacente: le pareti sono ricoperte da mattonelle in ceramica bianca e blu di Delft. La biblioteca è ricca di ritratti dei re d’Europa, tra il Settecento e il XIX secolo. Una rarità è costituita da due mappamondi seicenteschi dell’italiano Vincenzo Coronelli. All’esterno, oltre il giardino francese, è il nostalgico parco romantico d’Arkadia, ricco di finte rovine d’una perduta classicità. Emblematico è il monito sull’architrave del tempietto: “dove pace trovai d’ogni mia guerra”. Tra la fine d’ottobre e novembre, nel grande parco, le foglie sfoggiano colori meravigliosi e creano gli autentici tappeti di un magico autunno dorato. 

Tratto da:

Milano 24orenews                         Roma 24orenews          

Cover MI24 Novembre 2019  Cover RM24 Novembre 2019 Cover IDG Novembre 2019  

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