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“Puntiamo su Dop e Igp per tutelare il tartufo toscano”

tartufo toscanoAl convegno “Tartificoltura e sviluppo rurale” di San Giovanni d’Asso, l’Assessore regionale all’Agricoltura Marco Remaschi indica la nuova strada per salvaguardare i prodotti

Sono sei le zone riconosciute dalla Regione e circa 4mila i tartufai in attività, raccolti in 11 associazioni. Il valore della produzione tartufigena in Toscana raggiunge i 10-12 milioni di euro

Gli stati generali del tartufo toscano si sono ritrovati a San Giovanni d’Asso, dove è in corso la XIV edizione della Festa del Tartufo Marzuolo, per un importante convegno con l’Assessore all’Agricoltura della Regione Toscana ed esperti delle università di Firenze, Pisa, Perugia e Rieti.

Il tema al centro della giornata, organizzata  dall’Associazione Tartufai Senesi, l’Accademia dei Georgofili e il Comune di San Giovanni d’Asso con la Regione Toscana, era la “Tartuficoltura e sviluppo rurale”.

La Toscana conta numerose specie di tartufi, tra le quali  le più note sono: bianco, bianchetto e nero. Sono sei le zone riconosciute di provenienza (Casentino, Colline Sanminiatesi, Crete Senesi, Mugello, Valtiberina e Maremma Grossetana), con 11 associazioni di raccoglitori e circa 4 mila tartufai. Il valore della produzione tartufigena in Toscana raggiunge i 10-12 milioni di euro.

“E’ una grande realtà nel panorama delle produzioni tipiche regionali – dice ha detto l’Assessore Regionale Remaschi – che dobbiamo tutelare di più a vantaggio dei nostri tartufai, dei tartuficoltori e anche dei consumatori che devono avere più garanzie sul prodotto che vanno ad acquistare. Per il tartufo serve tracciabilità e certezza sulla provenienza”.

“Così come è avvenuto per tanti altri prodotti di alta qualità della nostra Regione – ha spiegato Remaschi - dobbiamo iniziare a studiare insieme il percorso per arrivare ad una Dop unica o una Igp. Denominazione e Indicazione di origine che garantiscono la provenienza del prodotto e la sua genuinità, sono i migliori strumenti per eliminare frodi e contraffazioni”.

“Se vogliamo crescere, la strada è quella tracciata dall’Assessore all’Agricoltura della nostra regione – spiega Paolo Valdambrini, presidente dell’associazione Tartufai Senesi - Il limite più grande che abbiamo oggi, infatti, è proprio quello che riguarda della tracciabilità dei prodotti che arrivano sul mercato. Il consumatore non ha alcun strumento per verificare l’effettiva provenienza del tartufo che va ad acquistare se non la fiducia verso il soggetto venditore”.

“Serve qualcosa che certifichi in modo chiaro la provenienza – continua Valdambrini - La strada della Dop unica, magari divisa in sei sottozone, cioè quelle già riconosciute dalla Regione è quella più affascinante. Anche la più semplice Indicazione Geografica Protetta, però, ci può consentire di raggiungere l’obiettivo”.

“Mi auguro davvero che si proceda in questa direzione – ha detto il sindaco di San Giovanni d’Asso, Fabio Braconi – Possiamo far crescere tutto il movimento che è una risorsa importante per i nostri territori. Le Crete Senesi sono da sempre all’avanguardia per l’offerta di tartufi a km 0 e questo convegno è il riconoscimento ad un lavoro iniziato più di trenta anni fa”.

Al convegno che si è tenuto nella Sala del Camino del Castello di San Giovanni d’Asso hanno partecipato numerosi tartufai e tartuficoltori di tutte le zone tartufigene toscane.

Ass. Tartufai Senesi - 13.03.16

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