LOGO ITALIADAGUSTARE mozzarellabufala125x60 parmigiano115x60 barcampari 115x60

PUGLIA. LE SUE TRADIZIONI, LA TARANTOLA E L'ANTICA "TARANTA"

LE ANTICHE TRADIZIONI PUGLIESI

LA TARANTA

tamburrello salento taranta

La tarantola è un ragno velenoso dal cui morso è tratto il termine pizzica. Il Tarantismo è un fenomeno legato alla figura del ragno; uomini o donne (in prevalenza), durante il lavoro nei campi o in altri momenti della giornata, se morsi dal ragno (lycosa o latrodectus), cadevano in uno stato di prostrazione fisica e psichica. Non esistevano cure mediche. L'unica cura erano i suoni e i canti (e altri rimedi, poi scomparsi nei secoli: acqua, drappi colorati, funi, ecc.).

tarantata

Dopo giorni di suoni e "balli", si riusciva a guarire, salvo essere "rimorsi" l'anno successivo. A volte il rimorso continuava per anni, a volte per tutta la vita. La pizzica è un ballo compreso nel folto elenco delle tarantelle del Mezzogiorno italiano. Il veleno del ragno, entrato in circolazione provocava stati di forte agitazione psico-motoria seguiti da violente emicranie e rigidità muscolare che dava vita ad attacchi epilettici.Nel caso del tarantismo tuttavia, la tarantata non è stata morsa da nessun animale. In questi casi il fenomeno del Tarantismo deve essere interpretato come il simbolo della frustrazione psichica, economica, sociale e sessuale, ossia come la crisi isterica del singolo individuo. Il ragno è il simbolo della Madre Terra che riaffiora con i suoi istinti primordiali implacabili, con la forza di riti pagani antichissimi che il Cristianesimo ha cercato di mitigare riportandoli alla ragione, nel grembo di Santa Madre Chiesa.  All'origine ci sono quindi la terra e la taranta, il tamburello e la sua musica primordiale e un repertorio di ricordi ancestrali che ognuno di noi si porta dentro e che riaffiorano periodicamente. Il tarantismo pugliese nacque nel medioevo e si mantenne con intensità di partecipazione popolare e varietà di forme mitico rituali sino alla fine del '700 iniziando la sua decadenza nel secolo successivo. Il Tarantismo ovvero le manifestazioni volte ad esorcizzare un problema psichico o psichiatrico, sociale o sociologico, ha origini pagane; il tarantismo si manifestava quando l'individuo aveva un problema mentale, una malattia, come la depressione ad esempio, una specie di mal di vita, un disagio sociale.

20170514 185138 Il fenomeno del Tarantismo ha riguardato sia gli uomini che le donne, ma non a caso ad essere più spesso coinvolte erano le donne, le pizzicate erano le emarginate tra gli emarginati, che durante l'estasi o il tormento del veleno, si potevano permettere di tutto, anche di mimare amplessi in pubblico, fino a quando San Paolo, il protettore delle tarantate, non concedeva la grazia.

ballo pizzica notte taranta

La famiglia cercando di aiutare la persona cara affetta da questo male sconosciuto, decide di chiamare in soccorso, e pagare per il servizio offerto, un gruppo di musicisti che si avvalgono principalmente del tamburello per scazzacare la taranta, ovvero in dialetto salentino, far sì che la Taranta esca da quel corpo.  La melodia suonata era quella della tarantella, un ritmo semplice, con poche note, ripetute in modo ossessivo, il paziente iniziava dunque a ballare, mentre i suonatori di tamburello cercavano la melodia giusta, in grado di allontanare l'effetto devastante del veleno della Tarantola. Il ballo non aveva fine, durava di giorno e di notte, il paziente cadeva in una sorta di trance, fino allo sfinimento. 

Uno degli studi più importanti condotti sul Tarantismo lo dobbiamo all’insigne   antropologo Ernesto De Martino, che nell’estate del 1959 giunse nel Salento con un équipe composta da un medico, uno psichiatra, una psicologa, uno storico delle religioni, un’antropologa culturale, un etnomusicologo  e, infine, un documentarista cinematografico per studiare come nessuno aveva mai fatto prima il complesso fenomeno delle “tarantate“. Il risultato del suo lavoro fu un libro “La terra del rimorso”20170514 190412

La campagna-studio di De Martino si è articolata in un lasso di tempo piuttosto breve, dal 22 Giugno al 10 Luglio,

periodo nel quale si sarebbe risvegliato

il mistico rimorso delle ultime tarantate di Galatina e dintorni, in occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo. Su quest’ultimo si è avvolto lo stadio finale dell’evoluzione del tarantismo. Quella che oggi si festeggia gli ultimi tre giorni di Giugno con bancarelle piene di giochi per i più piccini, stand di dolciumi per i più golosi, musica tipica e tante luminarie,  rappresentava un tempo un periodo in cui le “vittime” del terribile morso della taranta potevano chiedere la grazia aSantu Paulu de le Tarante ed essere liberate, una volta per tutte, dai terribili effetti di questo tremendo veleno. Questi ritornano puntualmente a cadenze ben definite con il rimorso” proprio nel periodo in cui vengono festeggiati i due Apostoli a Galatina (festa che ha rappresentato per De Martino e la sua equipe un occasione fondamentale per lo studio e l’analisi diretta dei tarantati), quasi come a voler scandire un ritmo calendarizzato da una tradizione culturale più che i sintomi indotti da un avvelenamento.

IL TARANTISMO

Per i tarantati la cura prevedeva un vero e proprio esorcismo in un atmosfera a volte raccapricciante, strana e decisamente inusuale come quella che ci racconta De Martino in occasione del suo primo incontro diretto con un tarantata.  Il vano, l’unico della miserabile dimora, riceveva luce da una porta e da un finestrino così piccolo e così in alto che tutto sarebbe stato avvolto nella penombra se due candele non avessero, come potevano, diffuso nell’intorno il loro incerto chiarore. Addossato alla parete di fronte all’ingresso vi era un letto in disordine, il cui piano si inclinava verso il pavimento, come per favorire lo scivolare al suolo di qualcuno che non volesse o non potesse alzarsi con le sue forze. Al di sopra di questa stranissima alcova, alcune immagini sacre in una cornice di fiori di carta componevano alla parete un rustico altarino. Sul comodino, accanto al letto, quadri di San Paolo e San Pietro, e una boccia della miracolosa acqua di San Paolo, attinta dal pozzo di Galatina.  Per delimitare lo scenario del rito ovvero il perimetro cerimoniale della danza, un ampio lenzuolo disteso su coperte copriva il pavimento del vano, e sul lenzuolo, in un angolo, un cestino per la raccolta delle offerte, e immagini di San Pietro e San Paolo in colori vistosi. Qui nei limiti segnati dalla bianca tela si produceva la tarantata, anch’essa in bianco come la tela su cui danzava, la vita stretta da una fascia, la nera capigliatura tempostamente sciolta e ricadente sul volto olivastro, di cui si intravvedevano i tratti ostentatamente immobili e duri e gli occhi ora chiusi e ora socchiusi, come di sonnambola, mentre il chitarrista, il fisarmonicista, la tamburellista e il nostro barbiere-violinista si producevano a loro volta nella vibrante vicenda della terapia sonora. 

 

Educational Tour del C.T.S. grazie a:..

LOGHI PUGLIA

 

 

 

Condividi
comments
  • Menabrea_2
  • Menabrea_1

Italia da Gustare