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LAJATICO, UN PICCOLO BORGO… E DUE “GIGANTI”

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LAJATICO, UN PICCOLO BORGO… E DUE “GIGANTI”

A cura di Alessandro Trani

06Non è raro in Italia che un minuscolo, timido angolo - quasi nascosto - sia destinato inaspettatamente a salire alla ribalta, per motivi aver dato i natali a un personaggio diventato celebre. È ciò che è accaduto anche a Lajatico, un piccolo borgo toscano, che di personaggi famosi ne conta addirittura due. Qui ha mosso i primi passi ed è cresciuto uno dei più grandi tenori al mondo, Andrea Bocelli, il quale ha sempre mantenuto un forte legame con la sua terra natia. Per sua volontà nelluglio2006 è stato eretto il "Teatro del Silenzio", una suggestiva struttura montata e arroccata tra le colline vicine a Lajatico, nata per ospitare un solo spettacolo l'anno (da qui il nome). Al centro del "palcoscenico" circolare del raggio di svariati metri campeggia una scenografia diversa ogni anno: la più famosa, divenuta simbolo stesso del Teatro, è un'imponente scultura raffigurante un volto umano eseguita dal noto scultore polacco Igor Mitoraj e da lui in seguito donata alla fondazione del teatro. Quest’anno, a troneggiare in mezzo al lago, una riproduzione della “Pietà” di Michelangelo di Gualtiero Vanelli, di oltre 5 metri, realizzata dalla Robot City Italian Art Factory, azienda leader nella lavorazione di alta qualità del marmo di Carrara. Bocelli è tornato quest’estate nella sua terra per presentare ai fan in tutto il mondo il suo primo libro di poesie “Piccoli versi”, 46 composizioni inedite. Ciò è accaduto il 24 luglio in una piazza Vittorio Veneto affollatissima. La presentazione si inseriva nel programma di Extra 2018, le iniziative dedicate a Gillo Dorfles che hanno preceduto il concerto al Teatro del Silenzio (eccezionalmente in doppia data, il 28 e il 30 luglio) dove Bocelli ha portato in scena l’opera di Umberto Giordano “Andrea Chénier”, opera a lui particolarmente cara.

Photogallery ©

Lajatico - Andrea Bocelli, Gillo Dorfles, Architetto BartaliniLajatico è legato ad un altro importante personaggio, Gillo Dorfles, uno dei maggiori intellettuali del’900, da poco scomparso. Il paese è stato per più di 80 anni (dal 1936) il luogo della scrittura di alcune delle sue opere più note che, non caso, portano il nome del piccolo borgo toscano, alla fine dell’introduzione. Nato a Trieste il 12 aprile del 1910, Dorfles si era occupato di tutte le forme d'arte sia da critico che da protagonista, come pittore (sono numerosissimi infatti riconoscimenti internazionali sia come artista che come critico). «Vorrei essere ricordato come pittore, più che come critico d’arte», aveva spesso detto. Lajatico ha voluto rendere omaggio a questo indimenticabile e grande “amico” trasformandosi in un atelier con una serie di mostre e installazioni dal titolo «Tributo a Gillo Dorfles: l’artista segreto». Ad esse sono state riservate location speciali nelle strade, nei vicoli, nelle cantine e nella sala del consiglio comunale che accoglieranno i turisti e gli appassionati di arte contemporanea fino al 9 settembre. Alla serata inaugurale, insieme al padrone di casa - il sindaco Alessio Barfafieri - erano presenti alcuni critici d’arte e il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani. Ha curato gli eventi l'architetto Carlo Alberto Arzelà sotto l’egida del direttore artistico di ArtInsolite, Alberto Bartalini. Le esposizioni includono lavori di alcuni tra gli artisti più significativi operanti in terre toscane, ma non solo: Giannoni&Santoni, Gianni Lucchesi, Barbara Cardini, Paolo Fiorellini, Lunart, Caterina Sbrana e Gabriele Mallegni di Studio 17, Alessandro Squilloni, Maria Lusia Squarcialupi, Mario Mulas, Aurelio Amendola, Gualtiero Vanelli (la sua Pietà di dimensioni ridotte).

12 1Fra le opere degli artisti che a Lajatico non potevamo non notare - noi di Milano 24orenews (e italiadagustare) - la produzione dell’artista milanese Lunart, seguita oggi dalla galleria di Pietrasanta “Laura Tartarelli Contemporary Art”. Lunart espone a Casa Ticciati la mostra “Magnetica”, una serie di opere ad acrilico e… magnete, una tecnica-non tecnica che consente all’artista di ottenere hegelianamente la sintesi degli opposti. Il colore acrilico consente di ottenere campiture piatte e decise, donando unità ed armonia al dipinto, mentre il magnete mescolato all’acrilico aggiunge all’opera di Lunart una tattile matericità. Grazie a questa tecnica l’artista crea soggetti netti e definiti che emergono dal fondo nero come fossero “scolpiti” e modellati.

Così appare è la grande “Pietà” (quasi 2 metri per 2), una figura maschile che tiene fra le braccia un corpo femminile.

Di Lunart è anche un ritratto a Gillo Dorfles, su tavola di pioppo. Il sindaco Barfafieri e l’architetto Alberto Bartalini, che ogni anno in occasione di ArtInsolite selezionano un artista, hanno scelto Lunart per la creazione di un nuovo ritratto a Gillo Dorfles: l’artista milanese lascerà la propria impronta permanente su una saracinesca di fronte alla banca principale di Lajatico.

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Le due opere che riprendono la Pietà di Michelangelo non sono esposte per caso, ma in memoria di un avvenimento storico importante per la Toscana e per l’intero nostro Paese. 500 anni fa, infatti, Michelangelo stipulò a Pietrasanta il primo contratto per l'acquisto dei marmi destinati a alla Basilica di San Lorenzo: quella firma ha segnato il volto e la storia della Versilia. La “via del marmo”, dalla montagna al mare, dalle Apuane al Forte, l'ha aperta lui: Michelangelo Buonarroti.

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