Venezia si illumina di rosso

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Venezia si illumina di rosso

Non è la prima volta che ACS illumina importanti monumenti in rosso per i cristiani perseguitati.

«Stavolta - ha affermato il direttore di ACS, Alessandro Monteduro - vogliamo dedicare in particolar modo l’evento ad Asia Bibi e con lei a tutte le donne che soffrono violenza a causa della fede. Nella speranza che il movimento del #MeToo vada oltre Hollywood e includa anche queste donne coraggiose». Anche il Patriarca Moraglia ha citato l’esempio coraggioso di Asia Bibi: un modello per il «Cristianesimo in pantofole» di tanti occidentali. Per raccontare l’evento del 20 novembre, ACS ha invitato in conferenza stampa cinque sacerdoti ed una religiosa.

Don Robert Digal ha parlato della minaccia del fondamentalismo indù in India e ricordato i pogrom anticristiani dell’Orissa avvenuti nel 2008 anche nel suo villaggio. Suor Caterina Thi Kim Sa Tran della difficoltà di essere cristiani in Vietnam. Don Joseph Fidelis, sacerdote nigeriano ha ricordato le ragazze rapite, violentate e costrette a convertirsi da Boko Haram, in Nigeria. «Oggi voglio rilanciare la domanda che tanti cristiani perseguitati in Nigeria si pongono: “Mentre noi soffriamo dove sono i nostri fratelli occidentali?”».

Il sacerdote ha sottolineato l’importanza di far conoscere al mondo le persecuzioni anticristiane con eventi quali quello di Venezia. Un’esigenza espressa anche da Don David John, sacerdote pachistano.

«La cosa più difficile per noi è che soffriamo in silenzio. Asia Bibi è da anni in carcere e non abbiamo mai sentito la sua voce. Grazie ACS perché così fate sentire la nostra voce in tutto il mondo».

Padre Antoine Alan, francescano egiziano, ha posto l’accento sul pellegrinaggio giovanile che precederà l’evento nella città lagunare.

«I giovani occidentali devono sapere cosa accade ai cristiani. A volte incontro dei ragazzi che non sanno neanche che in Egitto vi sono cristiani. E questa ignoranza fa più male del fondamentalismo». A Venezia racconterà le difficoltà dei cristiani egiziani, monsignor Botros Fahim Hanna.