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Terapie covid-19. Consensus paper conference

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TERAPIE COVID. CONSENSUS PAPER CONFERENCE

per un PROTOCOLLO NAZIONALE DI CURE OSPEDALIERE

E CURE DOMICILIARI. 

lL WEBINAR ‘TERAPIE COVID CONSENSUS CONFERENCE’

organizzato da OFFICINA MOTORE SANITA’

WEBCOVID20 C COVERWEB

 

Realizzato in collaborazione di Biomedia la condivisione del sapere- introdotto dal presidente scientifico dr. Claudio Zanon ha visto il confrontodi informazioni dei medici esperti che stanno lottando in tutto il mondo contro l’infezione COVID-19. Il riposizionamento dei farmaci nei vari protocolli e razionali d’uso, l’ analisi retrospettiva dei casi è le terapie attuate, al fine di attuare protocollo condiviso nazionale di cure ospedaliere e cure domiciliari, ha connotato il tavolo di discussione. La natura altamente scientifica del tema d’attualità emergenziale del webinair ha coinvolto i maggiori esponenti e luminari del settore.

 

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  • TERAPIE

 

 

- Barbara Rebesco, Direttore UOC Politiche del Farmaco ALiSa, Regione Liguria.

- Valentina Solfrini, Servizio Assistenza Territoriale, Area Farmaci e Dispositivi Medici, Regione Emilia-Romagna

- UgoTrama, Direttore UOD 08, Politica del Farmaco e Dispositivi, Regione Campania

- Massimo Andreoni, Direttore UOC Malattie Infettive, Policlinico “Tor Vergata”, Roma

- Gioacchino Angarano, Professore Ordinario di Malattie Infettive, Università degli Studi di Bari, Direttore UO Malattie Infettive, Azienda Ospedaliera “Ospedale Policlinico Consorziale” di Bari

- Matteo Bassetti, Direttore Unità Operativa Clinica Malattie Infettive Ospedale Policlinico San Martino

- Antonio Cascio, Direttore Malattie Infettive Tropicali Policlinico Giaccone Palermo

- Andrea Crisanti, Direttore Laboratorio di Microbiologia e Virologia, Università Azienda Ospedaliera di Padova

- Giovanni Di Perri, Infettivologia Dipartimento Scienze Mediche Università Torino

- Pierluigi Lopalco, Epidemiologo dell’Università di Pisa e coordinatore scientifico della task force Regione Puglia

- Francesco Menichetti, Direttore UO Malattie Infettive AOU Pisana

- Giuliano Rizzardini, Direttore Dipartimento Malattie Infettive 1 Ospedale Luigi Sacco - Polo Universitario, Milano

- Rodolfo Conenna, Direttore Sanitario AORN dei Colli-Monaldi, Cotugno, CTO, Napoli

- Claudio Cricelli, Presidente SIMG

- Luciano Flor, Direttore Generale Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova

- Walter Marrocco, Responsabile Scientifico FIMMG

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Le informazioni che arrivano dai medici esperti che stanno lottando in tutto il mondo contro l’infezione COVID-19 stanno descrivendo un preciso decorso clinico che denota 3 distinte fasi:

1. Una fase “virale” iniziale, durante la quale il virus si moltiplica nelle cellule dell’ospite e crea diversi sintomi come malessere generale, febbre e tosse. Se si riesce a bloccare Ia malattia in questa fase il decorso è assolutamente benigno. Fatto salvo la circostanza in cui il paziente addirittura può attraversare questa fase anche senza sintomi e conseguenze di alcun tipo;

2. Una fase “mista” (IIA e IIB) in cui oltre agli effetti diretti del virus sull’ospite, iniziano a manifestarsi gli effetti indotti dalla risposta immunitaria dell’ospite stesso. In questa fase infatti la malattia si sta diffondendo nell’ospite causando diverse conseguenze a livello polmonare, fra cui alterazioni di morfologia e funzionamento. La sintomatologia respiratoria è causata da una polmonite interstiziale spesso di entrambe i polmoni che può successivamente aggravarsi dando inizio alla terza fase.

3. Una terza fase “infiammatoria” che in un numero limitato di persone, può evolvere verso una situazione grave dominata da una violenta infiammazione immunitaria (definita tempesta citochinica) dovuta alle molte citochine pro- infiammatorie (IL2, IL6, IL7, IL10, GSCF, IP10, MCP1,MIP1A e TNFα) prodotte dal paziente stesso, che determina le conseguenze più pericolose. A questo punto i danni a livello polmonare locale e quelli a livello sistemico diventano importanti, con problemi di trombosi diffusa dei piccoli vasi arteriosi e venosi e lesioni polmonari permanenti (fibrosi polmonare), che possono portare alla morte il paziente in breve tempo. È evidente che le scelte terapeutiche dovrebbero mirare ad obiettivi diversi a seconda della fase di malattia e si comprende come non conoscendo questa evoluzione, nelle fasi iniziali della pandemia, ci fossero molti pareri discordanti sugli effetti delle terapie. È ora il momento di mettere al confronto gli esperti su come procedere oggi e domani negli ospedali e nei territori, allineando i comportamenti a livello nazionale. Nonostante l’importanza dei provvedimenti di lockdown e distanziamento sociale, per il futuro sarà parallelamente altrettanto importante arrivare ad un consensus su una terapia che possa contenere nei limiti di una malattia possibilmente non grave, in attesa del vaccino. Per fare ciò la medicina e la ricerca devono coordinarsi partendo dalle esperienze comuni, dal riposizionamento dei farmaci attualmente utilizzati, dai protocolli attualmente in uso, dalle sperimentazioni in corso, dagli studi retrospettivi e prospettici, dalla validazione dei test in uso e dalle prospettive future al riguardo. Riteniamo fondamentale riunire in call conference i maggiori esperti sul campo italiani per un scambio di idee e per valutare la possibilità di stilare un consensus paper da aggiornare progressivamente.

Post evento alcune dichiarazioni sono state rilasciate dagli esperti del mondo salute che hanno partecipato al dibattito sulla battaglia per sconfiggere l’infezione COVID-19.

 

FRANCESCO MENICHETTI Ordinario di Malattie Infettive,Università di Pisa, Presidente GISA (Gruppo Italiano per la Stewardship Antimicrobica) e Direttore U.O.C. Malattie Infettive, AOUP - Ospedale Cinasello, sostiene: “Oggi contro il COVID-19 non esiste una terapia che abbia mostrato sicura efficacia. Il livello di evidenza prodotto dalle numerose pubblicazioni è infatti modesto trattandosi per lo più di esperienze preliminari, raccolte casistiche e studi non controllati. Questo impone che qualunque iniziativa terapeutica si intenda adottare per ogni singolo paziente (es: idrossiclorochina, azitromicina, lopinavir-titonavir, eparina, tocilizumab baricitinib, altri monoclonali, steroidi, plasmaterapia) debba rigorosamente avvenire arruolandoli in studi prospettici, randomizzati e controllati, perché i soli in grado di produrre la necessaria evidenza. Tra la concitata volontà di soccorrere i pazienti COVID-19, specie quelli più gravi ed il rispetto della mission della scienza di produrre evidenze, non deve esistere alcuna antinomia, ma una chiara volontà comune di fare il meglio, abbandonando inutili e sterili protagonismi, e contribuendo agli studi che il CTS dell’AIFA, con l'ausilio del CE dello Spallanzani, hanno validato”.

TERAPIE

 

MATTEO BASSETTI Direttore Unità Operativa Clinica Malattie Infettive Ospedale Policlinico San Martino: “Sicuramente ora rispetto alla fase iniziale sull’utilizzo dell'idrossiclorochina siamo più scettici, perché i dati non sono entusiasmanti. Sulle ali dell'entusiasmo nato da alcuni studi francesi abbiamo somministrato a tutti questo farmaco però francamente io oggi mi sento più riluttante sull'utilizzo su tutti di questo farmaco, se non all'interno di protocolli clinici ben delineati e/o progetti di ricerca. Ad esempio, stiamo iniziando uno studio per conto dell'OMS e quindi potremo vedere, se ci sarà o meno un beneficio nell’usare questo farmaco. Abbiamo proposto alla Regione Liguria, che ha accettato, un’esenzione per tutti i soggetti affetti da Covid 19 che devono tornare in ospedale. In fase di follow up questi pazienti dovranno recarsi più volte in ospedale per tutta una serie di accertamenti e noi abbiamo proposto che per 1anno i pazienti liguri non paghino il ticket, anche perché il pacchetto di esami arriverebbe a costare centinaia di euro e sarebbe importante che questa esenzione fosse attuata in tutta Italia”.

 

MASSIMO ANDREONI Direttore UOC Malattie Infettive, Policlinico “Tor Vergata”, Roma. “Tutti i trial farmacologici che sono stati utilizzati oggi non sono ancora in nessun modo risolutivi. Sono stati utilizzati una quantità di farmaci enormi e alcuni sono stati anche fallimentari, mentre altri hanno dato risultati scarsi. Qualche farmaco è stato testato in vitro, altri dal vivo ma al momento non posso dichiarare che ci sia un farmaco risolutivo nella cura del Covid-19. Il virus è mutato, esistono degli studi che lo dimostrano, ma non è mutato in maniera significativa fortunatamente, soprattutto per la messa a punto del vaccino. Non sembra essere la mutazione lacausa del calo dei morti e degli infetti”.

 

ANDREA CRISANTI Direttore Laboratorio di Microbiologia e Virologia, Università Azienda Ospedaliera di Padova. “Con l’imminente arrivo del Covid-19, la prima cosa che abbiamo fatto è stato mettere a punto un test diagnostico con l’azienda e quando ci sono stati i primi casi abbiamo messo subito in sicurezza l’ospedale di Padova, perchè se fosse diventato un focolaio di contagio avremmo messo a rischio tutto il Veneto. La messa in sicurezza dell’ospedale è avvenuta a diversi livelli: personale sanitario, pazienti che arrivavano al pronto soccorso per qualsiasi causa e quelli che arrivavano con una sintomatologia clinica che faceva pensare fossero affetti da Covid-19. Abbiamo fatto il test a tutti i pazienti che sono passati dal pronto soccorso per vedere se fossero anche affetti da Covid-19 perché ci siamo subito resi conto che c’era una percentuale alta di pazienti asintomatici”.

 

GIOACCHINO ANGARANO Ordinario di Malattie Infettive, Università degli Studi di Bari, Direttore UO Malattie Infettive, Azienda Ospedaliera “Ospedale Policlinico Consorziale” di Bari. “L’incontro ha spaziato dalla patogenesi alla terapia, alle modalità di gestione intra ed extra ospedaliera, evidenziando le esperienze fatte sul campo dai partecipanti, tutti di grande esperienza e coinvolti pienamente nell’argomento e nella gestione diretta dell’emergenza. Le ancora insufficienti conoscenze hanno reso difficile giungere ad una posizione comune sui singoli farmaci da utilizzare, ma è risultato evidente che i farmaci antivirali disponibili sono ampiamente insufficienti, mentre la terapia antinfiammatoria può risultare più efficace se effettuata con il giusto timing”.

 

VALENTINA SOLFRINI Servizio Assistenza Territoriale, Area Farmaci e Dispositivi Medici, Regione Emilia-Romagna. “Epidemiologi, infettivologi e responsabili dell’organizzazione dei servizi sanitari sono d’accordo sul fatto che non ci siano certezze sull’efficacia dei trattamenti e che debba prevalere un atteggiamento di prudenza nei confronti delle scelte terapeutiche. È molto importante promuovere la partecipazione di studi clinici, considerando comunque le opzioni terapeutiche che sono state giudicate ammissibili dall’AIFA e autorizzate dal Ministero della Salute. È necessario un atteggiamento di prudenza a tutela dei pazienti che è stato condiviso da tutti gli infettivologi e i responsabili dei servizi che hanno partecipato a questo appuntamento”.

SALVA FACENDOLA

 

 

 

 

 

by Salvo Facendola

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