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Berberina: una molecola su cui ragionare

crespino o berberis vulgaris b

barberinaLa berberina è un alcaloide presente in gran quantità in Berberis spp., specie di piante a forma di arbusto, molto colorate e diffuse un po’ ovunque nel mondo. Dalla corteccia, dai frutti, dalle radici e dalle foglie si estrae la Berberina: sostanza sfruttatissima già in medicina popolare per una vasta serie di disturbi. La comunità scientifica si è in particolare concentrata gli effetti sulle malattie metaboliche, quali dislipidemia e diabete di tipo 2. La berberina attiva la sintesi dei recettori per GLP-1, che inducono l’esocitosi dell’insulina; contestualmente, si è visto un aumento anche dei recettori per il glucosio GLUT-4, responsabili delll’uptake cellulare del glucosio circolante.Nel comparto lipidico, la berberina svolge il suo effetto aumentando la produzione di recettori epatici per il colesterolo LDL ed i trigliceridi.I primi studi clinici hanno dato risultati incoraggianti, che corrispondono a quelli visti sugli animali. Ma presentano un ostacolo: la bassa biodisponiblità della berberina stessa. Oltre ad essere poco solubile in acqua, una volta raggiunto l’enterocita viene immediatamente espulsa nel lume intestinale dalle PgP. La piccola quantità che riesce a passare nel torrente sanguigno o viene massicciamente metabolizzata a livello epatico, raggiungendo quindi livelli plasmatici estremamente scarsi. E sono per questo allo studio vari modi per aumentarne l’assorbimento e ridurre la dose necessaria da introdurre per avere un effetto clinico. La quantità di berberina ingerita, infatti, non è un aspetto secondario: superando i 500mg giornalieri oltre ad impegnare I citocromi epatici (P450 in particolare) con rischio di interazioni farmacologiche, si possono manifestare effetti collaterali quali nausea, vomito, diarrea fino a gravi complicanze cardiovascolari.Per ovviare a questo inconveniente, Li e Ming hanno sviluppato una dispersione amorfa di berberina utilizzando come penetration enhancer il caprato di sodio. In un modello animale, questa dispersione ha migliorato significativamente la solubilità della berberina, triplicandone la permeabilità attraverso le membrane e quintuplicandone la biodisponibilità a livello del torrente sanguineo. Con questa tecnologia, la berberina (100mg/kg) si è dimostrata più efficace anche della metformina (300mg/kg) nel ridurre la glicemia e la lipidemia.Ma se non abbiamo disponibilità di questi particolari estratti, possiamo comunque garantire una biodisponiblità accettabile, sfruttando enhancers provenienti sempre dal mondo vegetale: quercitina, piperina, genisteina, curcumina e glicirizina, se utilizzate non esclusivamente per le loro specifiche proprietà curative, possono migliorare significativamente l’assorbimento di molecole altrimenti poco biodisponibili. Migliorano l’assorbimento, riducono l’effetto di primo passaggio epatico, concorrono nell’azione del principio attivo.Se usati correttamente, gli enhancer permettono anche di ridurre la quantità di principio attivo somministrata, aumentandone contestualmente gli effetti: meno tossicità, meno durata del trattamento e quindi meno costi e rischio di effetti collaterali. (by Luca Guizzon Farmacista esperto in Fitoterapia, Vicenza e Riccardo Carli PhD Student at The University of Queensland, fonte fitoterapia33) 

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