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Dolore articolare, le linee guida sulla gestione terapeutica

dolori articolari

dolore-articolareOltre metà della popolazione al di sopra dei 50 anni soffre di dolori articolari, un problema per cui l’Efic, la Federazione europea per il trattamento del dolore, aveva indetto il 2016 Anno europeo contro i dolori articolari con l’intento di attirare l’attenzione su un problema ancora troppo spesso sottovalutato. La causa più comune di dolore articolare è rappresentata dall’artrosi, anche se un discreto contributo è dato dalle artriti che interessano circa il 3% della popolazione oltre i 18 anni. «L’artrosi sintomatica è una malattia che colpisce circa il 15% della popolazione adulta – ricorda Leonardo Punzi, Direttore Cattedra e Unità Operativa Complessa di Reumatologia, Dipartimento di Medicina Dimed, Università di Padova -, mentre oltre i 60 anni la prevalenza supera il 25-30%. Le sedi più colpite sono le mani, le ginocchia, l’anca, mentre alcune articolazioni, come per esempio la caviglia, non ne sono colpite, se non dopo un trauma». Altra causa di dolore estremamente frequente è la lombalgia, una condizione che nel corso della vita arriva a colpire fino all’84% dell’intera popolazione e che in una percentuale non trascurabile di casi (23%) tende a cronicizzare. «La lombalgia occupa il primo posto nella classifica che valuta gli anni globali vissuti con disabilità all’interno del più importante studio epidemiologico fatto negli ultimi anni, il Global burden of deseases» aggiunge il reumatologo. Un adeguato trattamento del dolore è fondamentale per prevenire una sua possibile cronicizzazione. «Il dolore svolge un ruolo importante nell’allontanare ciò che è dannoso per il nostro organismo – puntualizza Massimo Allegri, del Dipartimento Scienze Chirurgiche dell’Università di Parma, Servizio Terapia del Dolore Anestesia e Rianimazione II Azienda Ospedaliero-Universitaria -. Se però il messaggio continua nel tempo il sistema nervoso va incontro a delle alterazioni tali per cui questo messaggio diventa cronico; Il fatto di controllare il dolore, sia a livello periferico, sia a livello centrale è un elemento fondamentale per impedire, o quantomeno ridurre, il rischio di cronicizzazione. Ciò può essere fatto con i farmaci in grado di bloccare la trasmissione degli impulsi dolorosi: in periferia con i Fans se c’è infiammazione, a livello centrale con il paracetamolo, gli oppioidi e gli adiuvanti». Nel caso dell’artrosi, in assenza di farmaci efficaci sui meccanismi eziopatogenetici, è necessario ricorrere ai sintomatici. «Qui, anche in base alle indicazioni delle linee guida EULAR, il primo farmaco di riferimento è il paracetamolo – sottolinea Punzi -; poi, se il paziente non risponde al paracetamolo, si passa ai Fans che però non si possono assumere sempre». Controindicazioni possono essere riconducibili a possibili interazioni con altri farmaci, per esempio nel caso di una concomitante terapia anticoagulante; anche la presenza di comorbilità impone prudenza nell’uso di questi farmaci. «Il 38-40% della popolazione ha almeno una patologia, il 20% ne ha 2 e il 14% sono multi cronici – ricorda Pierangelo Lora Aprile, Segretario Scientifico Nazionale Simg- Responsabile Area Dolore e Cure Palliative -. Per trattare il dolore in un paziente con comorbilità, disabilità o fragilità abbiamo bisogno di alcuni elementi, il primo è la tipizzazione del dolore, vedere se è infiammatorio o meccanico strutturale, e il secondo elemento è valutare l’ospite che deve ricevere questa terapia, verificare se ha una insufficienza cardiaca, piuttosto che lo stato delle funzioni cognitive o la presenza di problemi di deambulazione». Come comportarsi dunque? «L’idea è quella di un’appropriata selezione del farmaco – spiega Allegri -. Esistono farmaci che non sono controindicati in questi pazienti e sicuramente il paracetamolo è un farmaco “entry level” che non ha solo un buon profilo di sicurezza ed efficacia e che quindi si può utilizzare nel dolore lieve, ma agisce a livello centrale su quei meccanismi che possono aumentare il rischio della cronicizzazione. Può essere utilizzato in tutti i pazienti, specialmente nei pazienti fragili visto l’ottimo profilo rischio-beneficio, se utilizzato alle dosi corrette; inoltre ha un suo ruolo non solo nella gestione del dolore lieve, ma anche nel dolore moderato-severo in quanto è un tassello dell’analgesia multimodale potendo essere utilizzato in quest’ottica anche per ridurre l’utilizzo di altri farmaci». (Franco Marchetti fonte doctor33)

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Salute