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La cataratta ambulatoriale

Cataratta ambulatoriale: sì, con  le necessarie garanzie

CATARATTA

L’intervento chirurgico è l’unico atto terapeutico utile al recupero della funzione visiva in caso di cataratta. Non esistono infatti alternative mediche efficaci, né è possibile, per il momento, alcun trattamento laser.  Il mancato intervento comporta, in tempi variabili, la progressiva riduzione della vista sino alla perdita pressoché totale della capacità visiva.  L’intervento chirurgico si rende pertanto necessario quando la riduzione della funzione visiva ed i disturbi ad essa collegati sono tali da creare problemi alla normale vita di relazione del soggetto.

Il recupero visivo è legato, oltre alla corretta conduzione dell’intervento, alle condizioni anatomiche e funzionali preoperatorie del nervo ottico e della retina, allo stato della pressione intraoculare ed alle condizioni generali dell’occhio.

L’intervento di cataratta è oggi, dopo il parto, il primo intervento per numero in Italia. L’intervento di cataratta è un inter­vento di microchirurgia, estrema­mente sofisticato, eseguito su un organo dall'alta specializzazione funzionale e dalla marcata complessità anatomica, che rappresenta la via di principale - per non dire fon­damentale - importanza per la comunicazione dell'individuo con l'ambiente. Esso richiede una lungo e faticoso/non semplice periodo di apprendimento-specializzazione. Richiede una concentrazione sempre al mas­simo livello, con l'impiego contem­poraneo e coordinato dei quattro arti. Richiede uno studio attento del singolo caso, perché una cataratta non è mai simile ad un'altra. L’aspetto gestionale della chirurgia della cataratta può essere suddiviso in tre principali momenti: la fase pre-chirurgica, la fase organizzativa della sala operatoria ed infine la fase post-chirurgica.

-          nella prima fase prechirurgica, è prevista la definizione della classe di priorità, l'inserimento nella lista d'attesa, il pre-ricovero oculistico con la visita specialistica, la valutazione dello stato di salute generale del paziente, la scelta del tipo di anestesia, la consegna dell'informativa, degli adempimenti pre-intervento e del modello di consenso informato che dovrà essere consegnato adeguatamente datato e firmato, il ritiro della scheda di accesso da parte del medico curante.-         

-          la fase organizzativa della sala operatoria prevede il coordinamento dell’equipe chirurgica composta da personale medico: oculisti e anestesisti, nurse: infermieri, ferristi, ortottisti e infine personale tecnico. Il gruppo operatorio può essere assimilato ad un'entità sociale articolata fra persone, regole (procedure, piani di lavoro) e obiettivi (mission, budget). I rapporti fra l'equipe sono regolati dal principio dell'affidamento: ciascuno garantisce il proprio operato e non deve controllare né è responsabile della condotta degli altri salvo che abbia uno specifico ruolo di controllore/supervisore. Fra gli adempimenti burocratici che competono all'oftalmologo in sala operatoria debbono esserne sottolineati due: la corretta redazione del registro operatorio e il controllo e la compilazione della “Check list”.

-          la fase post-chirurgica prevede la compilazione del foglio di terapia, la programmazione dei controlli ambulatoriali post-intervento, la dimissione.

Un particolare aspetto di dibattito riguarda la necessità o meno dell'anestesista in sala operatoria durante gli interventi di cataratta, cosi come per tutti gli interventi di chirurgia oftalmica . Infatti l'approccio a questo tipo di chirurgia ha compiuto radicali trasformazioni diventando inizialmente una day-surgery e, attualmente, una chirurgia ambulatoriale in virtù del fatto che richiede un impegno assistenziale pre e post-operatorio minimo e che può essere praticata in massima parte in anestesia locale.

Vi è attualmente buona concordanza fra i chirurghi nel ritenere che, previa una valutazione clinica del medico di base ed una accurata visita anestesiologica preintervento, se le condizioni cliniche del paziente sono buone, l'anestesista debba solo garantire la presenza nel blocco operatorio al fine di poter assicurare un rapido intervento in quelle specifiche, anche se rare, occasioni di complicanze internistiche.


IDENTIKIT della CATARATTA

Per cataratta si intende l’opacizzazione del cristallino, cioè di quella lente trasparente situata nell’occhio dietro l’iride, centrata al di sotto del forame pupillare. Il cristallino è formato da una capsula anteriore, dal nucleo e da una capsula posteriore.

La funzione del cristallino, paragonabile a quella di un obiettivo della macchina fotografica, è mettere a fuoco le immagini sulla retina maculare. Quando il cristallino si opacizza le immagini appaiono sfocate, sdoppiate, deformate, con sensazione di abbagliamento e aloni attorno alle luci e riduzione più o meno importante del visus. La diagnosi clinica di una cataratta viene effettuate con la biomicrospia (esame alla lampada fessura)

 

Prof. Demetrio Spinelli Presidente Società Italiana di Oftalmologia Legale (S.I.O.L.)

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