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Vista e oftalmologia sono parole al femminile

Vista’ e ‘Oftalmologia’ sono

due parole al femminile

oftalmologia

Primo sondaggio ufficiale fra le Oftalmologhe italiane: una su 5 rispetto ai Colleghi – Dagli ambulatori ora  alle Chirurgie più complesse La medicina è sempre più al femminile (già dall'ammissione al corso di laurea); le donne sono sempre più presenti in ambito clinico e chirurgico in tutte le branche mediche. Negli ultimi anni appare evidente che le Donne Oftalmologhe non sono più relegate a ruoli di secondo piano né si occupano solo di oftalmologia pediatrica o dell'attività ambulatoriale; soprattutto nel nord Italia numerose colleghe svolgono ruoli di dirigenti di secondo livello (i vecchi primari) e svolgono attività chirurgica oftalmologica a 360 gradi. La commissione donne della SIOL (Società Italiana Oftalmologia Legale) ha chiesto e ottenuto dal consiglio direttivo di sottoporre alle colleghe oculiste un questionario su come è cambiato il ruolo della donna medico negli ultimi anni. Ho provveduto personalmente a postare su alcuni social di settore per cercare di darne maggior rilevanza. Il questionario è sostanzialmente composto da due parti inscindibili:

la prima è un’indagine conoscitiva più oggettiva, volta ad acquisire alcune informazioni basilari su chi lo compila (ovviamente rispettando l’anonimato) come l’anno di specializzazione, il numero di ore settimanali dedicate all’attività professionale e la zona geografica (nord/centro/sud Italia) in cui si svolge l’attività professionale

• la seconda si focalizza sull’esperienza professionale vera e propria, sulla percezione che le oculiste hanno di sé e che gli altri, pazienti e colleghi, hanno di loro

Il questionario non tralascia neppure aspetti più concreti quali la retribuzione lavorativa- a parità di mansione svolta- in rapporto a quella dei colleghi oftalmologi né trascura di sondare quale sia il livello di conoscenza delle disposizioni di legge più recenti in materia di responsabilità professionale (legge Gelli).Al momento i dati appaiono provvisori perché la raccolta è ovviamente ancora in corso,

ma appare possibile delineare alcune tendenze:

Le oculiste che hanno risposto al questionario lavorano sia nel pubblico sia in privato; dedicandosi alla loro attività a tempo pieno (40 ore settimanali ed oltre).

Tuttavia è interessante notare come:

• meno di 1/3 svolga attività part time (20 ore o 30 ore), probabilmente per conciliare gli impegni professionali con gli impegni familiari

• oltre il 50% ritenga che una medicina sempre più “al femminile” porterà ad ulteriori cambiamenti organizzativi all’interno del servizio sanitario nazionale

Seppure una gran parte delle colleghe svolga ancora prevalentemente attività ambulatoriale e/o di oftalmologia pediatrica (come da tradizione in questo settore della medicina), le nuove generazioni si stanno sempre più facendo largo orientandosi verso un’attività professionale a tutto campo (una buona percentuale svolge attività chirurgica di routine come le cataratte, ma alcune si stanno avviando verso chirurgie più complesse come la vitreo-retina, in un recente passato appannaggio invesce pressoché esclusivo della componente maschile degli oftalmologi).

Tuttavia, resta ancora limitata la presenza femminile nell’esercizio dell’oftalmologia legale, così come risultano piuttosto limitate le conoscenze giuridiche relative alla responsabilità professionale; (non ci sono dati di confronto coi colleghi uomini, ma è noto agli addetti di settore che vi è molta "confusione" nell'intera categoria (come appare evidente nei congressi, quando si parla di questi spinosi argomenti).

Dai dati fin qui ottenuti appare evidente che le donne oculiste non mostrano di avere complessi di inferiorità rispetto ai colleghi uomini; ritengono che nel settore non ci siano differenze significative a livello di retribuzione né di essere un più facile bersaglio degli uomini in caso di contenzioso medico-legale.

Pochi i casi in cui le colleghe ritengono di aver subito discriminazioni in base al genere di appartenenza durante la loro carriera; in questi casi le stesse ritengono di averla percepita da parte dei colleghi uomini (più che dai pazienti o dall'amministrazione).

Le donne oculiste, interpellate dal questionario sul quid in più che le contraddistingue nello svolgimento della loro professione rispetto ai colleghi, ritengono di porre maggiore attenzione nella gestione dei rapporti umani e di poter contribuire ad una maggiore umanizzazione della medicina.

A conclusione, si può asserire che le donne oculiste amano la loro professione, a cui dedicano tempo ed energie senza risparmiarsi, cercando di ampliare la loro operatività anche in ambiti a lungo considerati esclusivo appannaggio dei colleghi uomini e cercando di contribuire allo sviluppo di una medicina che ha a cuore non solo l’accuratezza diagnostica e terapeutica, ma anche un’attenta gestione del paziente sul piano umano e relazionale.

 

Dott.ssa Sonia Palmieri Commissione Donne Medico Società Italiana di Oftalmologia Legale (S.I.O.L.)

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