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In movimento senza dolore. Istruzioni per l’uso ...a cura del Dr. Paolo Mariconti

Paolo Mariconti - Dolore

Chi soffre di dolori ricorrenti tende a ridurre al minimo qualsiasi attività fisica. In medicina tale fenomeno è definito chinesiofobia, un’irrazionale paura di compiere movimenti che possano aumentare il dolore. Il timore di muoversi provoca comportamenti di difesa che spesso generano atteggiamenti posturali scorretti. Ma la prolungata inattività complica il quadro clinico anche perché l’inerzia induce il deterioramento del tessuto osseo e muscolare, modifica l’andatura, e indebolisce le performances dell’apparato cardiovascolare e respiratorio. Il dispendio energetico che ne consegue varia in relazione ai muscoli coinvolti, e a durata, intensità, e frequenza dell’esercizio fisico. Quest’ultimo può essere di tipo anaerobico, in corso di attività intense di breve durata che comportano un debito di ossigeno, o aerobico, caratterizzato da movimenti più lenti e prolungati che permettono ai muscoli di lavorare sempre in condizioni di buona ossigenazione. L’esercizio aerobico, come camminare, correre, pedalare o nuotare è senz’altro quello che permette di ottenere i benefici maggiori con miglioramenti tangibili anche sul sistema cardiocircolatorio e sulla capacità respiratoria. Ogni seduta di trattamento è costituita da diverse fasi che devono essere svolte in sequenza: riscaldamento, stretching, movimento aerobico e defaticamento. Per prescrivere un incremento corretto di carichi e tempi, è bene che il medico verifichi la percezione di fatica che genera l’esercizio nel paziente. Tale sensazione viene valutata con uno strumento chiamato “Scala di Borg”. Il nome deriva dal suo ideatore, il dottor Gunnar Borg che intorno al 1950 introdusse il concetto di “percezione dello sforzo”, da determinare con due diverse scale, la RPE (Ratings of Perceived Exertion) e la CR10 (Category-Ratio anchored at the number 10) che misurano la percezione soggettiva di sforzo. La RPE è semplice e di conseguenza viene utilizzata più frequentemente. Una serie di 15 numeri crescenti, dal 6 al 20, vengono correlati dal paziente alla sensazione soggettiva di fatica e vengono associati dal medico alla frequenza cardiaca durante l’esercizio. Il valore più basso corrisponde a 60 battiti al minuto, quello più alto a 200 battiti al minuto. L’utilizzo delle scale deve seguire precise indicazioni e, per ottenere valutazioni attendibili, occorre spiegare con la massima chiarezza le finalità della metodica prima della somministrazione del test. In particolare, fondamentale per la buona riuscita dell’esame è l’obbiettività del paziente nel quantificare lo sforzo che sta affrontando, senza sopravvalutare o sottovalutare l’affaticamento. La pratica regolare dell’esercizio influisce anche sull’umore perché viene attivata la produzione di oppioidi endogeni che generano sensazione di benessere e incrementano la soglia algica. Mantenersi in forma mediante una regolare attività fisica permette di contrastare efficacemente le conseguenze negative del dolore cronico.

Dr. Paolo Mariconti

 

Dr. Paolo Mariconti

Specialista in Anestesia e Farmacologia
Esperto in Medicina del Dolore
guarireildolore@gmail.com

Cover MI24 Novembre 2017Tratto da "Milano 24orenews" - novembre 2017

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Salute