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La memoria del dolore ...a cura del Dr. Paolo Mariconti

Memoria del dolore

Nell’uomo i meccanismi alla base della memoria sono molto complessi. Esistono differenti modalità di memorizzazione che intervengono nei processi di acquisizione e conservazione delle informazioni dolorose. Riconosciamo tre tipi di memoria: sensoriale, a breve termine, a lungo termine. A ciascuna fase si è ipotizzato corrispondano differenti “depositi” in cui vengono immagazzinati i ricordi. Le nuove informazioni in arrivo, selezionate dall’attenzione e ritenute importanti, si incidono nella memoria a breve termine. A questo livello sono conservate per alcune decine di secondi e poi decadono, se non vengono riproposte mediante ripetizione. Le informazioni più rilevanti per il loro significato passano ad un livello più profondo nella memoria a lungo termine. Qui le informazioni sono soggette a un processo di graduale consolidamento nel corso del tempo e tendono a perdurare per periodi illimitati. Non a caso, chi subisce un trauma o è colpito da una malattia degenerativa della memoria perde innanzitutto i ricordi più recenti e meno stabilizzati, mentre rammenta con più facilità eventi lontani. Negli esseri umani, i fattori che influenzano la memoria del dolore sono strettamente correlati all’intensità della sofferenza sperimentata, alle emozioni provate durante quei lunghissimi e tormentati momenti, alla previsione di altre crisi di dolore rese ogni volta più drammatiche per il ricordo delle precedenti. Gli stimoli dolorosi che transitano nel sistema nervoso centrale vengono registrati, e quando si ripresentano la risposta dell’organismo è ogni volta più rapida. Nel caso del dolore cronico la memoria viene rinnovata tutti i giorni e senza pause, provocando una sensibilizzazione a livello del sistema nervoso centrale. Bisogna allora agire precocemente perché più tardi si interviene, più difficile sarà ottenere un sostanziale sollievo. Poiché i neuroni modificano la loro risposta in relazione allo stimolo, il dolore viene in questi casi avvertito sempre più precocemente e in maniera molto più intensa, talora anche quando le cause scatenanti di innesco, cioè gli stimoli periferici, non sono più attive. Una stimolazione dolorosa protratta e intensa è in grado di rendere sensibili anche le radici dei nervi che si trovano in prossimità del midollo spinale. Conseguentemente, le aree che dipendono da queste vie nervose sono condannate ad avvertire come dolorosi anche stimoli non particolarmente violenti. Questa impronta indelebile si chiama “memoria spinale del dolore”.

Dr. Paolo Mariconti

 

Dr. Paolo Mariconti

Specialista in Anestesia e Farmacologia
Esperto in Medicina del Dolore
guarireildolore@gmail.com

Cover MI24 Dicembre 2017 - 395xTratto da "Milano 24orenews" - dicembre 2017

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Salute