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La stenosi valvolare aortica

La stenosi valvolare aortica AS

La stenosi valvolare aortica (AS)

È una patologia di origine degenerativa causata dalla calcificazione dei tessuti in seguito all’invecchiamento, è una delle malattie più comuni delle valvole cardiache. In Italia ne soffrono il 12,4% degli over 75enni, di cui il 3,4% ha una stenosi classificabile come severa. Le conseguenze di questa malattia sono molto pericolose con il decesso della metà dei pazienti con stenosi valvolare aortica severa entro due anni dalla diagnosi se non ricevono un trattamento in grado di procurare un significativo miglioramento dei sintomi. I trattamenti attualmente disponibili sono la terapia medica, la valvuloplastica, la sostituzione chirurgica della valvola aortica (AVR) tradizionale o mini-invasiva, con valvola tradizionale o sutureless, e l’impianto di una valvola aortica per via transcatetere (TAVI). Tra questi, in realtà, solo la sostituzione della valvola ha dimostrato di essere una cura efficace e duratura: non ci sono infatti farmaci che abbiano dimostrato di prevenire o ritardare la progressione della malattia e di aumentare la sopravvivenza. Anche la valvuloplastica è usata sempre più raramente a causa della assenza di efficacia a lungo termine e l’assenza di benefici in termini di sopravvivenza.

I pazienti che sono sottoposti a sostituzione chirurgica della valvola hanno invece una maggiore aspettativa di vita rispetto ai pazienti in terapia medico e per questo motivo l’intervento chirurgico è considerato il gold standard nel trattamento della stenosi aortica severa. Purtroppo gran parte della popolazione con AS non può ricevere un intervento chirurgico a causa del rischio operatorio ritenuto troppo elevato e, di conseguenza, ha una minore aspettativa di vita. Una nuova soluzione meno invasiva, come l’impianto transcatetere della valvola (TAVI), offre ai pazienti ad alto rischio la possibilità di ottenere una maggiore aspettativa di vita e una migliore qualità di vita rispetto alla terapia medica. In Italia, considerando soltanto la popolazione di età superiore ai 75 anni, è possibile stimare che circa 30.000 pazienti siano trattabili con TAVI. Ad oggi le evidenze cliniche a supporto della TAVI sono ricche e robuste.

Un recente studio, presentato alla conferenza Transcatheter Cardiovascular Therapeutics (TCT) 2014 di Washington, condotto su 350 pazienti per due anni, ha dimostrato che il trattamento di sostituzione della valvola cardiaca TAVI con CoreValve ha raggiunto un tasso di sopravvivenza eccezionale per quei pazienti che, senza trattamento, avrebbero una probabilità di morte del 50% in due anni ma nello stesso tempo considerati troppo malati e fragili per poter subire un intervento tradizionale open di sostituzione della valvola cardiaca. Inoltre, in questa analisi, i pazienti trattati con intervento TAVI hanno utilizzato meno risorse sanitarie in termini di tempi procedurali, utilizzo di terapie intensive, tempi di ospedalizzazione e servizi di riabilitazione. La materia, quindi, nel suo complesso presenta degli aspetti di criticità che hanno bisogno d’essere tenuti in debita considerazione anche perché gli interventi richiesti richiedono tempestività, competenza e strumenti e ambienti idonei. 

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Salute