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Infiammazione dei polmoni: cos’è la polmonite chimica

polmonite chimica

COS’È LA POLMONITE CHIMICA

Quella che hanno contratto i 16 cittadini statunitensi è probabilmente una cosiddetta polmonite ‘chimica’, una infiammazione dei polmoni che segue all’inalazione di sostanze chimiche come gas inalati sul luogo di lavoro, pesticidi e fertilizzanti per l’agricoltura diffusi nell’aria dei campi ma può essere causata anche dall’inalazione del fumo scaturito dalla prossimità di un incendio. E, per la proprietà transitiva, anche per qualsiasi sostanza non controllata come additivi, alimenti, aromi o stupefacenti diluiti e poi inseriti nella sigaretta elettronica per cercare nuovi sapori o sballo. Non è molto diverso da quello che avviene nei fumatori di crack, solo che i dati epidemiologici sul consumo di sostanze illegali non arrivano all’attenzione dei pronto soccorso se non in casi gravissimi. Al momento la maggior parte dei casi sembrano simili ma i Center for Control of Disease (CDC) procedono con cautela e si riservano di verificare se si tratti o meno della stessa sindrome. Ciò che ha destato allarme è il fatto che la diffusione dei casi sia stata improvvisa e con una rapida escalation, con i primi pazienti registrati il 28 giugno in Wisconsin e Illinois.

I sintomi di questo tipo di polmonite sono del tutto analoghi a quelli di una forma batterica: dolore al petto, tosse, fiato corto e febbre a cui si possono aggiungere sintomi aspecifici come senso di affaticamento, perdita di appetito e nausea. Nelle forme più lievi sono sufficienti pochi giorni di riposo e la totale astensione dal fumo per apprezzare una regressione dei sintomi, associati a dosi di corticosteroidi per diminuire l’infiammazione locale, mentre nelle forme più gravi è necessario l’uso di ossigeno sino alla ventilazione meccanica. “Non ci sono segnalazioni di polmoniti o problemi di tossicità nei soggetti che utilizzano aromi e liquidi con nicotina del mercato legale. Si tratta infatti di prodotti soggetti ad una severa legislazione, creati in laboratori caratterizzati dalle più restrittive norme di Good Manufactoring Practice e soggetti a controlli di qualità” dichiara Massimiliano Mancini, Ceo di FlavourArt, azienda made in Italy leader nella produzione di liquidi per la sigaretta elettronica. Nel frattempo i rappresentanti dell’industria della sigaretta elettronica incolpano il mercato nero dei liquidi che rifornisce a basso prezzo prodotti pericolosi che contengono droghe illegali e sono spacciati per strada. Tanto che Gregory Conley dell’American Vaping Association ha ribadito in una dichiarazione la sicurezza dei liquidi a base di nicotina venduti nel mercato regolare.
In Italia ANAFE, l’associazione di categoria che riunisce i produttori di sigarette elettronico e prodotti di consumo ha dichiarato: “La morte dell’uomo, al di là degli aspetti ancora da chiarire, non si può certo attribuire all’utilizzo della sigaretta elettronica. In questo caso, infatti, ad essere stato fatale è con ogni probabilità l’uso di marijuana, peraltro proveniente dal mercato illegale. L’uso che in questo caso ne è stato fatto non è di certo riconducibile ad un normale e, soprattutto, consapevole utilizzo del device”.

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Salute