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Vaginosi batterica, novità sullo screening

Vaginosi batterica

Vaginosi batterica, da Uspstf aggiornamenti sullo screening. Le novità

In un nuovo Statement, la Preventive Services Task Force statunitense (USPSTF) sconsiglia lo screening per la vaginosi batterica nelle donne incinta che non sono a rischio di parto pretermine. Allo stesso tempo afferma che nelle donne a rischio è aumentato, l’equilibrio rischi-benefici dello screening non può essere determinato. La vaginosi batterica, la cui prevalenza nelle donne incinte va da 5,8% al 19,3% negli Stati Uniti, è causata da una distruzione dell’ambiente microbiologico del tratto genitale inferiore ed è stata associata a diversi esiti avversi come parto pretermine, endometriosi post-partum o basso peso alla nascita. Dall’analisi di 44 studi, i ricercatori, guidati da Leila Kahwati della University of North Carolina di Chapel Hill negli Stati Uniti, hanno trovato che nessuno di questi ha valutato direttamente i benefici e i rischi dello screening, i cui test sono eseguiti su secrezioni vaginali ottenute durante un esame pelvico. Quando sono stati considerati 13 studi randomizzati sulle terapie per la vaginosi batterica asintomatica nella popolazione generale (metronidazolo orale o clindamicina orale rispetto a un placebo o a nessuno), non è stata trovata differenza nell’incidenza di parto pretermine o di altri esiti correlati tra il trattamento attivo e il controllo. I risultati in donne con precedente parto pretermine invece sono stati giudicati inconcludenti. Di conseguenza, sulla base di questi risultati, per la USPSTF, non essendoci alcun vantaggio netto per la prevenzione del rischio di parto pretermine, lo screening per la vaginosi batterica non è raccomandato nelle donne senza un alto rischio (raccomandazione D), mentre l’equilibrio tra benefici e rischi non può essere determinato nelle donne con rischio aumentato dato che le prove disponibili sono insufficienti.

fonte doctor33

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Salute