Il Nabucco, insieme all’Ernani, è la più bella opera della giovinezza di Verdi. Portata in scena nel 1842 con il titolo originario Nabucodonosor, nome del protagonista, che abbiamo visto alla Scala perfettamente interpretato dal baritono Luca Salsi, fu abbreviata nel 1844 in Nabucco. Spinto dall’impresario Merelli a riprendere la carriera dopo la crisi seguita agli insuccessi di Oberto, Conte di Bonifacio e Un Giorno di Regno, Verdi si risollevò con questa terza opera, ottenendo un successo straordinario con 57 recite nella stagione autunnale. Nel 1844 il Nabucco sarà in cartellone in quasi 60 teatri europei.

Realizzazioni così compiute e compatte come il primo atto Verdi non ne scriverà altre prima del Macbeth e del concertato del terzo atto di Attila. In quel 1842, quando l’astro di Verdi sorse sul palcoscenico della Scala, nessuno – Rossini a parte – avrebbe potuto scrivere un’opera simile. Astro che abbiamo di nuovo goduto con la nuova produzione diretta magnificamente da Riccardo Chailly, con un coro strepitoso diretto da Alberto Malazzi e la sublime regia di Alessandro Talevi. Cast autorevolissimo: Francesco Meli (Ismaele), Michele Pertusi (Zaccaria), Anna Netrebko (Abigaille), Veronica Simeoni (Fenema), Simon Lim (Gran Sacerdote), Haiyang Guo (Abdallo) e Laura Lolita Peresivana (Anna).

La coralità e il dramma del Nabucco

Grande rilevanza del coro in quest’opera, una sorta di gran comizio musicale. La coralità finisce nel primo atto, e in parte anche nel secondo e nel terzo, come una fiumana che impone alla musica norma e forma. Apoteosi del coro che invade ogni angolo dell’opera: la simulazione teatrale d’una liturgia recupera i valori antichi della musica sacra, iniettandogli la tensione drammatica. Immancabile il celebre Va, pensiero, sull’ali dorate, il coro degli ebrei prigionieri, in assoluto il brano più celebre del Nabucco e un vero inno patriottico.

Abigaille e la solitudine del potente

L’irresistibile vocazione drammatica della melodia verdiana si aggancia alla cattiveria di Abigaille, interpretata degnamente dal soprano Marta Torbidoni. Anima contristata dalle delusioni della vita e dalla fosca grandezza di Nabucco, primo abbozzo del futuro leitmotiv verdiano: la solitudine del potente, la magnanimità nel male. In Nabucco nasce il capostipite di una dinastia di vegliardi amari e consapevoli, che il trono condanna all’estinzione degli affetti umani.

La direzione di Chailly e il successo scaligero

L’esecuzione musicale guidata da Chailly ha rinunciato a cavare dal Nabucco un dramma individuale che non c’è. Risolto egregiamente l’equilibrio fonico tra palcoscenico e orchestra, trovato il giusto dosaggio dinamico, Chailly ha puntato sulla nobiltà del dramma oratoriale, secondato dagli artisti principali. Successo trionfale per tutti, con punte estreme per Chailly, Luca Salsi, Francesco Meli, Anna Netrebko e Marta Torbidoni. Chailly ribadisce di aver sempre creduto nel Verdi giovane, trovandolo pari per interesse alla trilogia popolare e alle opere più tarde.

Il divertissement ritrovato e la regia di Talevi

In questa nuova produzione scaligera è stato riportato in scena il bellissimo divertissement danzato che Verdi scrisse nel 1848 per il Théâtre de la Monnaie di Bruxelles, poi scomparso. Un pezzo di circa dieci minuti, con uno splendido assolo di violoncello che richiama il timbro della chiusura dell’opera, seguito da due numeri brillanti di matrice rossiniana. Abigaille interpreta Semiramide nel ballabile, trasformandosi per qualche minuto nella regina guerriera che vuole dirigere, combattere, esercitare il potere come un uomo in un mondo dominato dagli uomini.

Il regista Alessandro Talevi, sudafricano di origini milanesi, firma per la prima volta la regia del Nabucco. Già esperto di Verdi (Traviata, Rigoletto, Un Giorno di Regno), ribadisce la necessità di rispettare le strutture musicali e di affrontare temi forti: nazione, popolo, conflitto tra amore e dovere.

Simboli, potere e attualità del Nabucco

In questo spettacolo il simbolo è il tempio, idea visiva fondamentale che circonda il popolo ebraico e riecheggia la cupola del Pantheon. Chiara l’allusione al Risorgimento e al Rinascimento italiano. Talevi sottolinea come oggi esistano potenti che si paragonano a Dio, e per questo non ha voluto ambientare l’azione in un periodo preciso. Nabucco è un’opera rivoluzionaria: il coro, incarnazione del popolo ebraico, è al centro della vicenda. Denuncia l’orgoglio dei regnanti e avverte che quando un popolo costruisce monumenti a se stesso, rischia di passare dagli oppressi agli oppressori. Verdi mostra grande sensibilità per questo tema, che riaffiora anche in Aida, dove mette in guardia dall’abuso di potere.

Il Nabucco sarà in replica, quasi sempre tutto esaurito, fino al 9 giugno.

Sergio Buttiglieri giornalista e interior designer
Sergio Buttiglieri

Giornalista e interior designer. Racconta design e teatro con competenza tecnica e sguardo critico. Biografia completa

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