Al Caffè de La Versiliana, immerso nella quiete vibrante dei pomeriggi estivi, è arrivata Beatrice Venezi. La sua presenza, discreta e insieme luminosa, ha portato con sé l’eco dei mesi tumultuosi che hanno accompagnato la sua nomina – poi revocata – alla direzione musicale del Teatro La Fenice di Venezia, voluta in origine dal sovrintendente Nicola Colabianchi. A conversare con lei, con un tono che tradiva stima e familiarità, il giornalista Paolo Giordano de Il Giornale, compagno di dialogo attento e partecipe.
Beatrice Venezi ha debuttato nel 2012 come direttrice d’orchestra. Ancor prima, nell’anno della sua maturità, aveva iniziato a lavorare come maestro collaboratore del pianista che accompagna i cantanti nelle produzioni liriche. Per lei fu una grandissima scuola, con tutti gli errori possibili, ma anche con molta soddisfazione. Ricorda che alla fine di quella prima prova il direttore le disse: “Ok, you can do it. Sai nuotare.” L’orchestra le regalò la sua prima bacchetta. Da lì iniziò a studiare con il grande direttore fiorentino Piero Bellugi, che le fu presentato dal suo maestro di composizione Gaetano Giani-Luporini, già direttore del Conservatorio di Lucca. I due avevano studiato e lavorato insieme, anche con Carmelo Bene.
Da quel momento iniziò la sua avventura. Il 2012 fu il suo primo concerto, poi ha continuato a dirigere in tutto il mondo: Corea, Tokyo, Córdoba e molte altre città. Ha diretto una parte del concerto del Giubileo della Regina. Ha diretto Nessun Dorma per Bocelli, quando la Regina era ancora viva. Ricorda che, mentre usciva dal camerino, accanto c’erano Brian May, i Black Sabbath e molti altri artisti inglesi. C’era anche Andrew Lloyd Webber, creatore dei più grandi musical della storia recente. Per lei fu emozionante trovarsi davanti a personaggi così importanti.
Paolo Giordano, suo grande ammiratore, ci fa capire che considera Beatrice Venezi un “tesoro italiano”. È nata a Lucca e, secondo lui, La Versiliana ha la fortuna di ospitarla. Dopo tutte queste direzioni, si arriva alla nomina alla Fenice, diventata un casus belli inatteso. Non c’era motivo che lo diventasse, sostiene Giordano. La vicenda ora è chiusa: da aprile la questione si è conclusa. Secondo lui la polemica fu gigantesca, artefatta e costruita. Molti giornali la alimentarono in modo strumentale. Giordano ribadisce che musica e politica dovrebbero restare separate.
Beatrice Venezi ha criticato i social, che ritiene irrispettosi nei suoi confronti. Tuttavia non ha detto nulla sulle opinioni degli orchestrali della Fenice, che per mesi si erano opposti alla sua nomina perché la ritenevano non all’altezza del Teatro veneziano. Soprattutto dopo l’intervista rilasciata al quotidiano argentino La Nación, con affermazioni giudicate gravi e offensive verso gli orchestrali.
Beatrice ha ribadito il suo amore per la cultura russa, che in questo caso condivido. È passata subito al tema della tournée in Russia, criticata da ADNKRONOS. Ha annunciato che dirigerà di nuovo a Novosibirsk e tornerà anche in Georgia, dove lavora da molti anni. Ha raccontato di aver chiesto di essere lasciata in pace: in sette mesi di polemica veneziana sono state scritte oltre 2000 pagine, circa 100 al giorno. Poi Ha ricordato la grande storia e cultura della Russia: letteratura, arti figurative, musica. Ha letto Delitto e castigo a nove anni e da allora si è innamorata della cultura russa. InoltreHa iniziato a studiare la lingua per leggere la letteratura in originale. Ha frequentato molti paesi dell’ex Unione Sovietica, dove la tradizione musicale è ancora forte. Per lei il repertorio sinfonico e operistico russo, eseguito in quei paesi, ha un sapore particolare.
Ha insistito sul fatto che la politica deve restare fuori dalla cultura. Mischiare le due dimensioni è rischioso. Da una parte c’è il popolo con la propria cultura, dall’altra un governo che attua una certa politica. Il prossimo passo quale sarebbe? Cancellare la cultura russa e poi il popolo russo? Secondo lei bisogna affrontare la questione con profondità e con attenzione alla storia. La cultura, dice, deve restare un ponte.
Ha spiegato che l’intervista non voleva essere una provocazione. Quando ha letto il titolo di Libero: “Venezi alla corte di Putin”, ha replicato che non è un paggetto. Ha aggiunto che non è asservita a nessuno e che ha sempre pagato il prezzo della sua libertà. Ha criticato anche l’idea che la sua tournée fosse una “ripicca”. Secondo lei, chi lo pensa ha un’opinione sproporzionata di sé.
Ha concluso con una riflessione: in Italia alcuni artisti russi vengono boicottati, e lo stesso accade agli italiani che decidono di esibirsi in Russia. In Russia, invece, gli artisti vengono accolti anche se provengono da paesi ostili. Il giudizio lo lascia al pubblico. Giordano trova grottesco che, dopo lo scoppio della guerra, alcune opere russe siano state censurate in Italia.
Durante la conversazione, Venezi ha raccontato che sta scrivendo due libri. Il primo è un saggio breve che affronta grandi temi dell’uomo attraverso le partiture, con un approccio tra musica e filosofia. Parla del viandante, del doppio, del doppelgänger, e di come i classici illuminano aspetti della società contemporanea.
Il secondo libro è più divulgativo: un Grand Tour delle città musicali italiane. Lucca per Puccini, Pesaro per Rossini, Busseto per Verdi, Bergamo per Donizetti, Catania per Bellini, e poi altre città significative. Lo definisce una “Michelin della cultura musicale italiana”, con passeggiate tra bellezze musicali, architettoniche e artistiche, e ricordi personali. C’è anche Venezia.
Il teatro più bello per lei resta il Teatro Colón di Buenos Aires, costruito nel 1908 dagli architetti italiani Francesco Tamburini e Vittorio Meano. È il più grande al mondo tra quelli di forma tradizionale, con acustica straordinaria e un pubblico caloroso, quasi da stadio. Per lei è il posto più bello.

Sergio Buttiglieri
Giornalista e interior designer. Racconta design e teatro con competenza tecnica e sguardo critico. Biografia completa
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