Morgan Rice La Marcia Dei Re
Morgan Rice La Marcia Dei Re

 

La Marcia dei Re o la Marcia dei Re magi, è una famosa canzone natalizia di origine provenzale che celebra l’Epifania e i Re Magi.Re magi

Il sei gennaio il mondo cristiano di fede cattolica celebra l’anniversario del battesimo di Gesù con l’Epifania che, unitamente alla Pasqua, al Natale ed alle Pentecoste, viene ritenuta una delle ricorrenze più attese dell’anno

Per gli uomini di osservanza o di sola obbedienza cattolica l’Epifania è una festività composita, che contempla e celebra il battesimo di Cristo, il primo miracolo da lui compiuto con la conversione dell’acqua in vino e l’adorazione dei Re Magi davanti a Gesù Bambino visto nella sua natura di uomo e di Dio.

Quest’atto devozionale viene inteso come unione o conversione dei Gentili al Giudaismo ed interpreta l’evento festivo della regale potestà, dell’umana mortalità e della divina maestà del Messia. Nell’Epifania ci sono le allegorie dell’oro, della mirra e dell’incenso, doni reali e mistici che due mila anni orsono i Re Magi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre offrirono al Re Bambino nella grotta di Betlemme. L’oro venne considerato come tributo e regalità, la mirra umanità mortale, l’incenso sacrificio e divinità del Cristo. Fatti e doni eccezionali questi che nell’immenso e nebuloso Medioevo ebbero notevole influenza sulla tradizione iconografica, drammaturgica e musicale, aggiungendo progressivamente sul rituale cristiano reminiscenze di riti pagani.

Anticamente in questo periodo vennero creati dei drammi eseguiti prima in chiesa e poi nei sagrati con  sacre rappresentazioni, in lingua volgare con canti prevalentemente profani,  come l’Ordo stellae, l’Officium Trium Regum, il Versus ad Herode Faciendum, le jeu dell’Epifania Le interpolazioni allora offrirono al dramma sacro la possibilità di arricchirsi spettacolarmente di innovazioni più originali come l’uso del presepe, la strage degli innocenti, i dialoghi fra i Magi e  i pastori.

Dell’abbondante repertorio di canti sacri e para-liturgici medievali intonati, una volta, in chiesa prima e poi sul sagrato durante i vari momenti del fastoso rituale per l’Epifania, la Marcia di Turenna o dei Re Magi è uno dei pochi fortunati sopravvissuti all’usura dei secoli e alle opportune svolte politiche date da organizzazioni religiose. Il primo manoscritto di questa canzone risale al 1742, e riporta il nome dell’autore del testo il trovatore provenzale Joseph-François Domergue. che dedicò a Guglielmo II duca d’Orange, rampollo della famiglia del Balzo che un’antica tradizione vuole discenda, appunto, da uno dei Re Magi, precisamente, Baldassarre, il portatore d’incenso.  Di lì in poi La Marcia dei Re comincia a comparire in molte raccolte di canti natalizi dell’epoca. La musica sembra avere origini più antiche.

Un documento del 1742 afferma La Marcia dei Re derivi direttamente dalla Marcia di Turenne, partitura scritta in onore di un eroico ufficiale dell’esercito francese, attribuita da alcuni a Lully. Più in là nei secoli Bizet riprese questo tema, nella sua Arlesienne.
Ecco una breve traduzione in italiano del testo: “La marcia dei re. Questa mattina ho incontrato il corteo di tre grandi Re che erano in viaggio.

Questa mattina ho incontrato il corteo di tre grandi Re nella via maestra. Seguivano poi le guardie del corpo, grandi guerrieri con trenta piccoli paggi Seguivano poi le guardie del corpo, grandi guerrieri con i loro scudi.” Come abbiamo visto la lunga vita de La Marcia di Turenna de’ Re Magi passa per le fortunate elaborazioni orchestrali di Giambattista Lulli, Firenze, 1632-Parigi, 168) e dei Noëlisti avignonesi della sua scuola che la inserirono nel dramma sacro La Legenda dei Re Magi; passa, inoltre, per orchestrazioni operate da Maestri di fanfare militari del Settecento napoletano.

Ma la vita più intensa e prestigiosa, La Marchia di Turenna  avvien con il dramma L’Arlesienne  di Alphonse Daudet con la musica di George Bizet,  il noto autore della CarmenL’Arlesienne è il dramma di una famiglia di contadini intensamente vissuto nei campi della Francia mediterranea.
Più che dai particolari dell’intreccio la sua efficacia declamatoria deriva dai veementi accenti lirici e dalla raffigurazione dell’ambiente provenzale. L’Arlesienne, è il soprannome che in questo lavoro teatrale viene dato ad una ragazza di Arles, visibilmente assente dalla scena dell’opera ma protagonista di nome e di fatto perché ne è la causa occulta di tutta la vicenda drammaturgica. Vicenda che s’intreccia con la storia del commovente dramma di due fratelli contadini provenzali: Frédéri, di capacità mentali normali, Janet, detto l’Innocente, scemo dalla nascita. Frédéri sospetta che la sua Arlesienne, di cui è perdutamente innamorato, sia l’amante di Metifio, un guardiano di cavalli, poco di buono.

Questo dubbio gli fa quasi uscire di senno. Su consiglio di Rosa, sua madre, egli si fidanza con la bella Vivette, una ragazza del paese, da molto tempo innamorata segretamente di lui. Ma durante i preparativi della vigilia del matrimonio, in un casuale incontro con Metifio si risveglia impetuosa la sua macerante passione per la ragazza di Arles e, non sapendo resistervi al disperato dolore, né frenare i suoi impulsi autolesivi, sale sul fienile della sua casa colonica e si getta nel vuoto. L’Innocente che ha confusamente intuito il dramma del fratello ritrova il senno; e la sciagura che ha strappato alla madre un figlio normale ne ridona l’altro.

Alphonse Daudet forse in ricordo del santo Re, portatore d’incenso, dà il nome Baldassarre al vecchio pastore che predice il ridestarsi ad una piena maturità mentale di Janet, l’Innocente. George Bizet per rendere la scena dell’opera più vera, più naturelle compone per L’Arlesienne musiche di colore e lirismo provenzaleggiante e ne adotta, trasfigurandoli, altri tre brani fortemente evocatori del paesaggio di deciso colore occitanico che attinge al repertorio di canti e danze tradizionali del tambourin Vidal di Aix.

I tre brani, sono la Danse dei Chivau-Frus che diventa la Farandola nel terzo atto, Er dou Guet convertita nel delicato e finemente misterioso Canto dell’Innocente con il quale Janet intonandolo, tenta di alleviare le pene d’amore di Frédéri e, finalmente, la duttile Marcho dei Rei, Magi sulla quale elabora la prima parte del Preludio, due cori del primo atto e, modulandola nella tonalità di re maggiore ed in forma di canone, nello sviluppo della Farandola.

GIORGIO CORTESE
a cura di Giorgio Cortese