SIAMO TUTTI EBREI
Siamo Tutti Ebrei

Siamo

tutti

ebrei !

 

 

Al tempo dell’antica Roma il più grande orgoglio era dire “civis Romanus sum”, dopo la seconda guerra mondiale di aver combattuto le crudeli dittature. Oggi abbiamo di nuovo un’altra emergenza sociale, molto più subdola perché si annida tra le pieghe della democrazia, si chiama nuovo antisemitismo e si aggira per l’Europa. Nei momenti di crisi, quando cresce la paura e si alzano i muri, non vengono colpiti solo gli immigrati, ma torna anche il nemico innocente di sempre, l’ebreo. Troppo simili e insieme considerati diversi, gli ebrei inquietano persone dai cuori e menti chiusi nei propri timori. Nel dopoguerra, dopo la Shoah, è stata eretta una sorta di barriera per impedire il discorso razzista e antisemita. Ma oggi si assiste a una sorta di infezione virale composta da atti di violenza verbale, denigrazione, insulto e pregiudizio, insomma dell’ostilità verso il bersaglio di sempre. Cimiteri profanati, scritte ingiuriose, cori allo stadio. Questa pandemia verso il diverso, verso chi è considerato estraneo a cui dare tutte le colpe trova ampia diffusione nel web. Dopo la guerra Istraele-Palestina gli ebrei vengono assimilati allo Stato di Israele ed al Sionismo, quest’ultimo, movimento nazionalista e ideologia politica che intendeva restituire una terra e una patria agli ebrei in diaspora. Oggi, sempre più spesso, non siamo di fronte alla legittima critica alla politica di Israele, ma a uno scivolamento verso i cliché antisemiti del passato. Ed ecco che dietro la critica a Israele riemerge l’antisemitismo becero e nazista e mentre la memoria della storia impallidisce, e sbiadisce la Shoah, le dittature crudeli dittature del Novecento si accusa di razzismo Israele. Oggi per contrastare l’odio del XXI secolo bisogna decifrare l’amalgama tenendo conto del potere dell’immaginario collettivo nel rievocare miti e menzogne. Si devono individuare le zone d’ombra che fanno dell’antisemitismo un nodo cruciale, una sorta di luogo simbolico in cui si gioca la possibilità di apertura all’altro e alle differenze, oppure la chiusura nel pregiudizio e nell’intolleranza. L’altro viene destoricizzato, ridotto a simbolo, categorizzato anziché considerato nella sua specificità e nei suoi tratti di comune umanità. Oggi, l’odio globale, fosse verso ebrei, musulmani, rom, immigrati, donne o altri, va contrastato in tutte le sue forme sempre.

GIORGIO CORTESE

 

 

 

 

By Giorgio Cortese