Il testone azzolino
Il Testone Azzolino

Il Testone d’argento.

 

Il Testone d’argento del racconto veniva anche detto Azzalino, ed era una moneta d’argento dei Paleologo marchesi di Monferrato, coniata nella zecca di Casale, così detta perché lo stemma al rovescio recava quattro B che sembravano un acciarino. Il sopranome Testone era nato perché portava la testa del principe che, rispetto a quella di altre monete, appariva molto più grande, da cui il nome. Questa bella moneta uscita un giorno bella lucida dal conio dalla zecca, saltava e tintinnava felice. All’inizio frequentava nobili e mercanti finchè non giunse in Canavese, dove i Monferrato avevano dei possedimenti e si fermò nella borsa di un ricco feudatario insieme ad altre belle monete simili a lei. Poi un giorno il nobile venne aggredito in una imboscata dentro un grande bosco e venne derubato. Il Testone finì nelle mani di alcuni mercenari che se la passarono di mano in mano. La povera moneta si trovo ad essere contesa in infime bettole tra giocatori di dadi. Venne utilizzata per affari poco puliti a volte come premio per omicidi su commissione e, poco per volta sentiva parlare lingue diverse da quelle che l’avevano coniata e anche le monete diventavano diverse. Erano monete prima francesi e poi tedesche e molte volte visto che era straniera veniva accusata di essere falsa e utilizzata come pagamento di notte, come fosse stata una ladra. Poi un giorno fini nelle mani di un mercante che proveniva dal Piemonte che la riconobbe e sentiva che affermava che era d’argento e gli attribuiva dopo tanto tempo il valore del suo conio. Fu cosi che la moneta ritornò nel feudo da dove era partita e venne riposta in un prezioso baule. Nel sicuro del forziere si persuase di una grande verità, che nella vita bisogna resistere perché il tempo rende giustizia a tutti. La morale è che talvolta nella vita capita di non essere riconosciuti del proprio valore, della propria onestà e buona volontà se non dalle persone che ci hanno visto crescere e che ci conoscono da sempre, insomma a volte si può essere profeti in Patria.

Giorgio Cortese di Favria Canavese

 

 

 

 

By Giorgio Cortese