Paddington film
Paddington Film

STUDIOCANAL

presenta

 in associazione con

ANTON CAPITAL ENTERTAINMENT

 con la partecipazione di

AMAZON PRIME INSTANT VIDEO

una HEYDAY FILMS PRODUCTION

PADDINGTON

Paddington

Diretto da

PAUL KING

Prodotto da

DAVID HEYMAN

DAL 25 DICEMBRE AL CINEMA

Distribuito da

 eagle

 

Cast Tecnico

Diretto da ………………………………………………………………………………..…… PAUL KING

Prodotto da ………………………………..…………………………………………… DAVID HEYMAN

Sceneggiatura ………………………….……………………………………………………. PAUL KING

Adattamento per lo schermo ………………..……………………… HAMISH McCOLL e PAUL KING

“L’Orso Paddington” è stato scritto da MICHAEL BOND

Produttori Esecutivi ……… ROSIE ALISON – JEFFREY CLIFFORD – ALEXANDRA FERGUSON

Casting …………………………………………………………………….. NINA GOLD e THEO PARK

Fotografia …………………..……………………………………………………… ERIK WILSON B.S.C

Scenografie ……………………………………………………………………….. GARY WILLIAMSON

Montaggio …………………………………………………………………………….. MARK EVERSON

Musiche …………………………………………………………………………………….. NICK URATA

Costumi ………………………………….…………………………………………….. LINDY HEMMING

Trucco e Acconciature …………………………………………………………. GRAHAM JOHNSTON

Cast Artistico

Hugh Bonneville …………………………………………………………….……………….… Mr. Brown

Sally Hawkins ……………………………………………………………… ………………… Mrs. Brown

Nicole Kidman ……………………………………………………………….………………..….. Millicent

FRANCESCO MANDELLI è la voce italiana di Paddington

Julie Walters ……………………………………………………………………………….…….  Mrs. Bird

Jim Broadbent ………………………………………………………….………………………. Mr. Gruber

Peter Capaldi …………………………………………………………………………………………………….. Mr. Curry

Madeleine Harris ………………………………………………………………………………………………………. Judy

Samuel Joslin ……………………………………………………………………………………………………. Jonathan

Nazionalità: UK – Durata: 97 min, – Mascherino: Scope – Colore – Dolby

SINOSSI

PADDINGTON narra le disavventure di un piccolo orso peruviano che sbarca a Londra in cerca di una nuova famiglia. Rimasto solo alla stazione di Paddington però, l’orso comincia ad avere paura della grande città e capisce che la metropoli, in fondo, non è bella come aveva immaginato. Finché un giorno, non incontra la famiglia Brown. I Brown leggono l’etichetta appesa al collo dell’orso (“Per favore, prendetevi cura di quest’orso. Grazie.”) e non sentendosi di abbandonarlo al suo destino, gli offrono un tetto. Sembra che le cose stiano cominciando ad andare per il verso giusto per Paddington, ma un giorno arriva una malvagia tassidermista con un vecchio conto in sospeso…

NOTE DI PRODUZIONE

Introduzione

Dopo alcune scene girate in Costa Rica ad aprile 2013, le riprese sono proseguite a Londra e dintorni a partire da settembre. 51 giorni di riprese in città e negli studios di Elstree e Leavesden, dove sono stati riprodotti, con dovizia di particolari, gli interni del Museo di Storia Naturale e del negozio di antiquariato di Portobello.

STUDIOCANAL, che ha finanziato il film, ne seguirà la distribuirà in UK, Francia, Germania, Australia e Nuova Zelanda, ed è responsabile degli accordi per la distribuzione negli altri Paesi. L’uscita nelle sale cinematografiche inglesi è prevista per il 28 novembre 2014; negli altri territori coperti da STUDIOCANAL, è prevista l’uscita nel mese di dicembre. In Nord America, la distribuzione è affidata alla TWC-Dimension; l’uscita in sala  è prevista per il 16 gennaio  2015.

In Italia il film arriverà insieme ai regali di Natale il 25 dicembre !!!

Un orsetto di nome Paddington

Paddington ha iniziato a fare breccia nei cuori dei più piccoli nel 1958, grazie al libro di Michael Bond, intitolato L’orso Paddington. La serie di racconti dell’orsetto ha venduto oltre 35 milioni di copie ed è stata tradotta in oltre 40 lingue straniere. Le avventure dell’orso peruviano, che animato da gentilezza e buone intenzioni riesce a cacciarsi spesso in situazioni comiche, hanno conquistato i cuori di tutto il mondo e sono considerate oggi, a livello internazionale, un classico della letteratura per l’infanzia.

Da questo punto di vista, sorprende che il film sia arrivato solo quest’anno. Dopo diversi adattamenti per il piccolo schermo, tra cui una serie inglese di 56 episodi, iniziata nel 1975, diretta da Ivor Wood per FilmFair, con la narrazione di Michael Hordern, questa particolare versione di PADDINGTON segna per Micheal Bond, l’esordio dell’amatissimo personaggio sul grande schermo.

Sicuramente, come spiega David Heyman (produttore degli otto film della serie di HARRY POTTER), le avventure di Paddington hanno un senso anche per il pubblico contemporaneo: “Quando di recente, ho riletto le avventure di Paddington, le ho trovate molto divertenti. Mi hanno fatto ridere ma anche commuovere. In fondo, Paddington rappresenta una storia universale; è la storia di un’anima alla ricerca di una casa, una storia in cui ognuno di noi può identificarsi.”

Il produttore esecutivo Rosie Alison, che per prima ha avuto l’idea di portare la storia dell’orsetto sul grande schermo, parla di Paddington come una storia che può davvero fare breccia nel cuore del pubblico del 21° secolo: “Come David, anche io ho letto le avventure dell’orso Paddington da bambina e mi è sempre piaciuta l’idea di Londra, della ‘grande città’ da un lato, e di questo piccolo, tenero, orsetto dall’altro; un orsetto che parla inglese, cammina per la città, va in metropolitana, sale sull’autobus… La storia del ‘pesce-fuor-d’acqua’ mi ha sempre attratto in generale e ho pensato che fosse di grande appeal anche per il cinema moderno e per le nuove generazioni”.

Quindi è arrivato il momento di trovare il regista giusto per Paddington. David Heyman a questo proposito, dice: “Mi sono sempre piaciuti i lavori di Paul King, la sua sensibilità comica, la sua fervida immaginazione e il lavoro con gli attori. Ho visto il suo primo film, BUNNY AND THE BULL e ricordo che mi colpì molto una sequenza che nello stile somigliava molto alla serie TV di Ivor Wood dedicata proprio a Paddington. Un giorno Paul è passato da noi per un appuntamento. Ho scoperto che non solo è un grande appassionato di Paddington ma che conosce anche le avventure e gli episodi della serie TV meglio di me! Questi primi riscontri sono stati talmente importanti e promettenti che lo abbiamo voluto subito nel team, prima collaborando con Hamish McColl su una bozza di sceneggiatura e poi, approdando a uno script originale.”

Heyman continua: “Paul King è uno dei talenti più promettenti e interessanti che il Regno Unito abbia avuto negli ultimi anni. Per molti versi somiglia a Paddinton: è gentile, a modo, di sani principi, con un cuore grande, con un’aria sempre un po’ meravigliata, e sì… anche con un po’ di pancia”.

Per favore, prendetevi cura di quest’orso. Grazie.

Come portare un tesoro nazionale sul grande schermo

Lo sceneggiatore Paul King spiega come ha adattato le avventure di Paddington per il grande schermo:

“Come la maggior parte delle persone della mia generazione, anch’io ho guardato e seguito Paddington da piccolo. Sono cresciuto con i film di animazione della FilmFair e quest’orsetto aveva un posto privilegiato nella mia cameretta. Solo quando ho avuto l’occasione di rivisitare il personaggio però, mi sono chiesto come mai mi avesse conquistato così tanto. Gli animali parlanti sono certamente molto frequenti in letteratura, ma pochi di loro sono duraturi come Paddington. Per me, il segreto è proprio in quell’etichetta attaccata al collo: “Per favore, prendetevi cura di quest’orso. Grazie.” Malgrado la calma e la sicurezza di questo piccolo essere peloso, quella frase ci fa capire che è molto fragile e indifeso e che ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lui in questo mondo cattivo.

A un certo punto della vita, chi di noi non si è sentito come un pesce fuor d’acqua? E non parlo dello sfollato o del barbone che ha ispirato l’immagine della povera anima in pena su un binario o su una panchina; non parlo dei pericoli affrontati dall’amico di Paddington, Mr. Gruber, e neanche dell’oceano attraversato dagli immigrati del Windrush che si sono trasferiti a Notting Hill nel periodo in cui Michael Bond ha scritto le prime avventure di Paddington. No, niente di tutto questo. Basta pensare al primo giorno di scuola, o a una notte passata fuori casa, per entrare in empatia con quest’orsetto, solo e sconsolato. Secondo me, è questo aspetto che ha fatto appassionare generazioni di lettori.

Io e Michael Bond non volevamo che la narrativa del film interferisse con quella del libro, che tanti lettori già conoscono. Nel film ci sono tutte le scene del libro, dalla scoperta dell’orsetto alla stazione di Paddington, con niente indosso se non quell’etichetta, fino all’avventura della sala da tè, al primo disastroso ingresso in bagno e all’avventura in metropolitana. Anche se nel film incontriamo Paddington prima di quanto non avvenga nel libro, la storia narrata sul grande schermo è molto fedele al background che Michael Bond ha sviluppato e creato soprattutto nelle ultime avventure.

Il quinto capitolo di L’orso Paddington comincia così: ‘Così Paddington diventò parte della famiglia’. In quella frase mi è sembrato potesse esserci più spazio narrativo: a partire da quel momento, infatti, le storie di Paddington diventano molto più brevi e indipendenti una dall’altra. Nella transizione dal Paddington appena arrivato in città al Paddington ormai parte della famiglia, si è creato lo spazio per un film, per raccontare ciò che rende quest’orsetto così speciale.

Proprio come Oliver Twist prima di lui, Paddington arriva a Londra come orfano in cerca di casa. Ma al contrario di Oliver, che ha bisogno di tempo per trovare Mr. Brownlow, Paddington incontra i Brown quasi subito. Ma avere un tetto sulla testa e sentirsi a casa sono due cose diverse: è questa la vera avventura di cui tratta il film.

L’altro lato interessante della storia è la transizione che i Brown vivono, passando dalla diffidenza iniziale nei confronti di Paddington, all’accoglierlo in famiglia. Quando ci siamo visti la prima volta, ho chiesto a Michael Bond qualche informazione aggiuntiva su Mr. e Mrs. Brown. Michael mi ha detto che si era ispirato ai suoi genitori. Gli ho chiesto come avrebbero reagito i suoi genitori se avessero incontrato un orsetto arruffato e lui mi ha risposto: “Di certo, mia madre l’avrebbe messo subito sotto l’acqua per pulirlo, e invece mio padre avrebbe cominciato a pensare subito agli aspetti burocratici”.

Questi atteggiamenti opposti costituiscono una fonte narrativa importante. La riluttanza iniziale di Henry a occuparsi dell’orsetto mi ricorda, infatti, uno dei miei film preferiti, IL MONELLO. Charlot all’inizio è riluttante, il suo primo istinto è abbandonare il bambino. Proprio come lui, anche il nostro Mr. Brown pensa di non doversi occupare di Paddington, crede di non avere nessun obbligo nei suoi confronti. Lo lascerebbe tranquillamente dormire in un bidone della spazzatura, se potesse. Non è una persona cattiva – tutt’altro, vuole solo proteggere la sua famiglia – ma questo stesso istinto protettivo lo porta ad essere chiuso e sospettoso con chi non conosce.

Alla fine de IL MONELLO, Charlot farebbe qualsiasi cosa per il suo figlio adottivo, e la scena della corsa sui tetti alla fine del film è toccante ed emblematica a questo proposito, proprio per tutto quello che c’è dietro. Tracciando un paragone tra i due film, anche Mr. Brown, proprio come Paddington, vive un’evoluzione nel film.”

La nascita di Paddington

Personaggi-icone

La società di produzione e distribuzione STUDIOCANAL ha deciso di finanziare il progetto dopo aver letto la sceneggiatura di Paul King. Subito dopo è iniziato il casting. Il cast di PADDINGTON vanta nomi importanti del cinema, del teatro e della televisione. I protagonisti sono riconoscibili come icone per tutte le generazioni, dai più grandi ai più piccoli.

Hugh Bonneville (Mr. Brown) forse più noto con il nome di Robert Crawley, conte di Grantham, è conosciuto per la pluripremiata serie TV “Downton Abbey”. Poter interpretare il padre, in PADDINGTON, era una sfida interessante sotto tanti punti di vista. “Da piccolo mi leggevano i libri di Paddington, poi ho cominciato a leggerli da solo, e me ne sono innamorato. Paddington fa parte della cultura inglese, fa parte del nostro DNA. Quando ho letto la sceneggiatura, mi sono reso conto che gran parte di quel DNA continua a esistere anche nel nostro mondo.” E poi continua: “Questo film conserva il profumo di quei libri, di quella storia, che Paul è riuscito a catturare alla perfezione nella sceneggiatura.” C’è anche molto humour nella storia – innocente, comica, arguta – che rimarrà nel cuore e nella testa di tutti, che la vediate per la prima volta, con occhi nuovi, o che siate genitori nostalgici, come me.”

Tra i primi attori a entrare nel progetto, consapevole dell’amore del pubblico per la storia di Paddington, Hugh ha sentito il dovere morale di rendere giustizia alle storie di Bond, dimenticando ben presto le preoccupazioni e i dubbi iniziali: “Dopo cinque secondi che ho visto Paul e David ho deciso di accettare il ruolo. Mi ha stupito molto vedere quanto Paul conosca Paddington, insomma lui E’ Paddington! È un amico, un uomo innocente, con i grandi occhi aperti sul mondo, una persona piacevole e carina, proprio come il nostro amico peloso!”

Nel ruolo di Mrs. Brown, la fantastica Sally Hawkins, di recente candidata all’Oscar per l’interpretazione di BLUE JASMINE di Woody Allen, che con grande naturalezza è riuscita  a rendere la natura del personaggio e la sua impossibilità a resistere al grido di dolore del piccolo orsacchiotto. È lei a decidere, d’istinto, di prendersi cura di Paddington, senza curarsi delle eventuali conseguenze. Di lei, Rosie Alison dice: “La cosa bella di Sally è che riesce a interpretare il personaggio con grande naturalezza. Parla con l’orsetto come se stesse parlando con una creatura qualsiasi, con un altro essere vivente. Chi la guarda, le crede e crede a Paddington.”

Paul dice: “E’ stato bellissimo lavorare con Hugh e Sally. Sono dei professionisti eccellenti. Per una persona come me, che ha una certa esperienza nell’improvvisazione, è stato rassicurante sapere che non si sarebbero mai sentiti stretti nel copione e che avrebbero fatto di tutto per dare spontaneità e naturalezza ai propri personaggi”. “I personaggi di Hugh e Sally sono i pilastri del film: comici ma al tempo stesso toccanti, reali ma in un mondo dove anche un animale che parla è credibile. È un equilibrio delicato, questo, che entrambi riescono a preservare splendidamente.”

Forse recitare è il sogno di tutti i bambini e per Madeleine Harris e Samuel Joslin, che interpretano i due fratellini Judy e Jonathan Brown, questo film è stato come realizzare un sogno. Durante le riprese a Londra e dintorni, spesso anche in orari notturni, Maddie e Sam sono riusciti a collaborare con grandi attori. Il legame che si è creato con la famiglia d’adozione sul set è molto visibile, tangibile il piacere di stare assieme e di divertirsi.

Bonneville non ha che elogi per loro: “Maddie e Sam hanno una grande energia e sono sempre molto concentrati, sono bravissimi.” Spesso nel nostro ambiente si dice: “Mai lavorare con i bambini e con gli animali. Beh, posso dire che questa è stata l’eccezione che conferma la regola.”

PADDINGTON porta sul grande schermo una delle famiglie più famose della letteratura inglese. A questo proposito, Bonneville commenta: “Abbiamo avuto tre settimane di prove, in cui l’obiettivo di Paul era non solo affinare la sceneggiatura, ma anche lavorare a fondo sui personaggi e sulle relazioni familiari. Questa è una cosa importantissima, sulla quale non sempre si ha il tempo di lavorare. Ci siamo divertiti parecchio, abbiamo giocato con le scene, abbiamo costruito una dinamica di famiglia, e spero che il risultato si veda, che si percepiscano i rapporti e le relazioni familiari”.

A occuparsi della casa dei Brown c’è l’eccentrica Mrs. Bird, interpretata da Julie Walters. È una parente lontana che vive con i Brown e gestisce la casa in modo molto rigido, ma anche pieno di comprensione e indulgenza quando serve. Persona saggia e ragionevole, Mrs. Bird non si aspetterebbe mai di vedere un orsetto che parla e cammina, arrivare al 32 di Windsor Garden e sconvolgere la loro vita per sempre.

Julie racconta l’entusiasmo di ritrovarsi nuovamente a lavorare sul set di un film per ragazzi. Sapere che David Heyman sarebbe stato una delle teste pensanti di questo adattamento deve essere stato incoraggiante per l’alltrice. “Mi ha fatto piacere che David mi abbia chiesto di recitare in questo film. HARRY POTTER è stata un’esperienza indimenticabile. Sono felice di aver lavorato nuovamente con David: è proprio un bravo ragazzo!”

Assieme a Mr. Gruber, interpretato dal prolifico attore inglese Jim Broadbent (altro attore di HARRY POTTER) e al vicino Mr. Curry (Peter Capaldi), i Brown sono personaggi molto conosciuti al pubblico e alle generazioni di ragazzi cresciuti con le storie di Paddington. Ma il PADDINGTON del 21° secolo richiede un personaggio cattivo capace di sfidare anche le più scaltre schiere di giovanissimi spettatori. Ed ecco che entra in scena Millicent, la temibile tassidermista.

King spiega: “Oliver Twist deve sopravvivere a Fagin e a Bill Sykes prima di trovare Mr. Brownlow. Per Paddington volevo un personaggio cattivo simile, una persona che non reagisse positivamente alla richiesta: “Per favore, prendetevi cura di quest’orso”. Colpisce il fatto che per il cattivo della situazione, il posto giusto dove mettere Paddington non sia la strada, ma il Museo di Storia Naturale!”

Nicole Kidman, che interpreta il ruolo della cattiva, Millicent, spiega: “Sono cresciuta leggendo Paddington e mi ha sempre colpito il modo in cui questo simpatico e dolce orsetto deve riuscire a sopravvivere e a superare tutte le prove!” Nicole racconta, però, che il ruolo di Millicent non è immune da difficoltà: “Ho dovuto dire alle mie figlie che non avrei fatto la parte della mamma, ma quello della cattiva, di quella che cerca di far fuori l’orsetto, insomma – è stato orribile!” “Ma la sceneggiatura mi è piaciuta così tanto che non ho potuto fare a meno di accettare. E poi mi piace il fatto di poter andare al cinema con le mie figlie e guardare assieme a loro un mio film.”

Con il cast finalmente al completo, le riprese sono cominciate a settembre 2013 agli Elstree Studios. Fin dall’inizio il desiderio comune era riuscire a portare PADDINGTON sul grande schermo e farlo conoscere a una nuova generazione di fan, pur restando fedeli al mondo di Bond.

Paddington sbarca a Londra

Aspetti della produzione – location e set

Dopo le prime riprese in Costa Rica (il luogo natale di Paddington è la giungla peruviana) la produzione ha cominciato a lavorare sui luoghi iconici di Londra, da Paddington Station, con il suo inconfondibile stile novecentesco, al vivace Portobello, fino al Reform Club e a Pall Mall, prima di approdare al fantastico Museo di Storia Naturale. PADDINGTON è una specie di itinerario turistico alla scoperta di perle nascoste e scenari tipici della capitale inglese – gli autobus, i taxi neri, i treni – che fanno da sfondo al tentativo di Paddington di districarsi nella grande città.

Malgrado la presenza di luoghi facilmente identificabili, i produttori hanno cercato di fare in modo che Londra non sembrasse del tutto reale, come ci spiega David Heyman: “Il nostro Paddington è più realistico di tutte le altre rappresentazioni precedenti, ma al tempo stesso è molto diverso dall’orsacchiotto che vediamo in tante illustrazioni. Paddington è pur sempre un orso parlante, il che è già di per sé una cosa fantasiosa. Abbiamo pensato che non fosse del tutto appropriato dargli come ambiente una Londra perfettamente realistica, ed ecco perché abbiamo fatto in modo che l’ambiente si adattasse in qualche modo a lui.”

Il regista Paul King spiega: “I libri di Paddington sono ambientati sempre nel periodo storico in cui sono stati scritti, così la storia assume dei contorni senza tempo. Per il film volevamo che il mondo che abbiamo creato funzionasse sia per le persone che hanno letto già il libro, sia per le persone che non conoscono ancora il personaggio. Londra è una città in cui vecchio e nuovo coesistono. Ne abbiamo approfittato per ricreare un luogo senza età, dove anche un orso parlante può sentirsi a casa.”

Gary Williamson, scenografo, aveva già lavorato in passato con Paul sul set del film BUNNY AND THE BULL. “Per PADDINGTON, al contrario dell’ultimo film che abbiamo fatto assieme, la sfida era creare da un lato un mondo reale – non fantasioso come le altre rappresentazioni dell’orso Paddington – dall’altro una realtà dove fosse plausibile anche un orso parlante.” Tutti i luoghi che vediamo nel film sono ben riconoscibili, leggermente patinati e lucidati per imprimere loro un’aria da “libro”. Accanto a essi troviamo interni e facciate finti, creati magistralmente da Gary e dal suo team per rappresentare lo strano mondo in cui Paddington si trova a vivere. Attraverso gli occhi di Paddington vediamo il vecchio mondo inglese, arricchito dei sapori e dei profumi contemporanei.

Paul dice: “Per tanti anni, Gary ha lavorato al fianco di Dennis Potter. Sa creare alla perfezione set che rispecchiano la vita interiore dei personaggi.” Paddington è un estraneo e questo è un motivo ricorrente nel film, che influenza il modo in cui lui stesso si vede e si confronta con la realtà. Paul spiega: “In Perù lo vediamo con gli occhi persi in una piccola palla di vetro. Dentro c’è una Londra in miniatura, coperta dalla neve. Paddington si chiede com’è vivere laggiù. Quando arriva a Londra, Paddington si perde in una casa di bambole, facendosi domande sulla strana vita dei Brown. Quando Mr. Gruber gli racconta la sua storia, Paddington prende un trenino giocattolo e comincia a farsi domande sulla sua vita. Nel Museo di Storia Naturale, l’orsetto continua a osservare i plastici, forse pensando a che cosa avrebbe potuto significare essere lì dentro. Solo verso la fine del film, quando ha finalmente trovato una sua dimensione e ha capito qual è il suo posto nel mondo, è in grado entrare nel mondo reale.” Così Paddington diventa parte del mondo, o quantomeno, è felice di essere peruviano e londinese, Bear e Brown.

L’uso del colore riveste un ruolo fondamentale nel film. Gary continua: “Abbiamo fatto un uso importante del colore come punto di riferimento per i personaggi e quindi per l’ambiente che li circonda.” “Mrs. Brown, Mr. Brown, i bambni, Millicent: tutti hanno un colore specifico, che la nostra costumista Lindy Hemming è riuscita a rendere anche nei vestiti.” Paul aggiunge: “Abbiamo guardato THE UMBRELLAS OF CHERBOURG e ci ha colpito molto l’uso che viene fatto del colore per raccontare la storia. Questa traspare anche grazie ai colori dei costumi che i personaggi indossano, complementari rispetto all’ambiente e ai personaggi con cui interagiscono. Tu sai che i personaggi appartengano a certi luoghi e non ad altri perché sono i colori dei loro vestiti a dirtelo, perché quei colori stanno bene o non stanno bene con determinati ambienti. E riesci a capire anche la loro personalità grazie ai colori. È una cosa sottile, però funziona a livello subliminale. Gary continua: “Ma bisogna liberarsi anche da questa visione e non avere un approccio troppo limitato o esclusivo. Paul e io abbiamo lavorato divertendoci con i colori e aggiungendone anche laddove non lo avevamo previsto nei nostri progetti iniziali”.

Forse la sfida più grande per Gary sono state le riprese esterne: “Posso controllare il set in studio, ma non posso controllare Londra!” Detto questo, la produzione è stata accolta a braccia aperte ovunque, segno che il pubblico ama Paddington. Questo ha contribuito anche a gestire più agilmente l’allestimento del set a Paddington, nelle case, nel Museo e nel cantiere navale. Racconta il regista: “Non abbiamo avuto nessun problema, tutti hanno fatto il massimo per accontentarci, riuscendo a farci fare cose che da soli non avremmo mai potuto fare.” “C’è qualcosa in Paddington che tira fuori la parte migliore di ognuno di noi.”

Girare in location suggestive come quelle di PADDINGTON è un’esperienza preziosa per gli attori più esperti come per i nuovi arrivati. Come spiega Hugh Bonneville: “Girare di notte, per cinque notti consecutive, al Museo di Storia Naturale, a dicembre, è stata un’esperienza unica.” “C’è un’atmosfera incredibile. Per il film, il fatto di essere nel Museo è un valore aggiunto enorme. C’è un senso di pericolo, di timore nel girare tra le sale. La produzione si è trasferita nel Museo per qualche giorno. Abbiamo girato nel Grand Hall, nella famosa mostra sui dinosauri, nella sala di Mineralogia, nei preziosi corridoi e persino nei giardini. Abbiamo visto il famoso diplodocus, ‘Dippy’, che saluta le migliaia di visitatori che ogni giorno entrano al museo e che in PADDINGTON ci ha concesso l’onore di un cameo.”

Ispirandosi all‘architettura storica, Williamson è stato in grado di creare anche alcuni locali fittizi nell’edificio, ad esempio il finto ufficio di Millicent, completo di rifugio segreto – come anche le scene del tetto, ricreate all’interno degli studios di Leavesden.

Il clima inglese è stato particolarmente clemente con la troupe che ha svolto le riprese del film nell’inverno 2013. Chalcot Crescent, nella esclusiva Primrose Hill londinese, diventa Windsor Gardens, dimora dei Brown e del loro vicino Mr. Curry. Gli abitanti di questa perfetta strada in stile londinese hanno avuto il privilegio di festeggiare il Natale in anticipo, perché la strada è stata coperta di luci natalizie e neve artificiale a inizio novembre per le scene finali del film, con tanto di musica dei Calypso.

Anche la musica è un aspetto molto importante del film, secondo Paul. “Mia moglie mi ha fatto conoscere gli album ‘London is the Place for Me’, che mi hanno aperto un mondo che non conoscevo ancora. È stata una bella coincidenza: nel momento in cui nasceva la musica allegra, divertente e politicamente impegnata degli immigrati di Notting Hill, Michael Bond scriveva le avventure di Paddington a Portobello e siamo riusciti a mettere insieme le due cose.”

Paul ha scritto a Damon Albarn, la cui casa discografica Honest Jon ha pubblicato gli album “London is the Place for Me”. “Non mi sarei aspettato una risposta ma sapevo che a Damon piace lavorare con artisti di diversa provenienza e alla fine ha colto quest’opportunità.” Damon e i suoi collaboratori hanno riunito un gruppo di apprezzati artisti caraibici di Londra e il gruppo ha registrato in un paio di giorni le tracce della colonna sonora.

Paddington sul grande schermo

Paddington: voci e immagini

Un’altra decisione importante che i registi hanno dovuto prendere riguarda la voce di Paddington. Chiunque sia cresciuto con le varie rivisitazioni per il grande schermo dei classici per l’infanzia, avrà una sua idea di quale possa essere la voce di un orsetto peruviano, che ha imparato l’inglese grazie a vecchie registrazioni. È stata una sfida molto difficile ma superata brillantemente.

L’attore inglese Colin Firth ha lavorato al progetto fino alla primavera del 2014. Aveva collaborato alla pre-produzione, alle prime fasi della post-produzione ed era anche andato in studio per mettere in voce alcune scene. In fase di post-produzione però, il regista Paul King e lo stesso Colin Firth sono arrivati a una decisione sofferta. King racconta: “E’ stata una decisione graduale ma presa con convinzione da entrambe le parti. Ci è costata molti, molti mesi, ma ci siamo accorti che la voce di Colin semplicemente non era quella giusta. Per Paddington avevamo bisogno di una voce più leggera, più giovane, non di un timbro scuro, affascinante, profondo come il suo e così abbiamo deciso, davanti a una tazza di tè e a un panino alla marmellata”, che Colin si sarebbe fatto da parte e sarebbe uscito dal progetto.

FRANCESCO MANDELLI è la voce italiana di Paddington

Esordisce su MTV nel 1998 nei panni del “nongiovane” con Andrea Pezzi. Negli anni ha consolidato il suo ruolo all’interno dell’emittente musicale con molti programmi di successo da lui scritti ed interpretati (tra i quali “Tokusho”, “Videoclash”, “BlackBox” e “Lazarus”) da ultimo il fortunato sketch show “I soliti idioti” giunto alla quarta serie. Ruoli importanti anche in film campioni d’incassi come “Manuale d’amore” di Giovanni Veronesi, “Natale a Miami” e “Natale a New York” di Neri Parenti. Nel 2008 in prima serata su Rai Tre è lui ad affiancare Paola Cortellesi nello show “Non perdiamoci di vista”. Nel 2009 è coprotagonista del film di Massimo Venier “Generazione 1000 euro” ed entra a far parte del cast della serie tv “Squadra Antimafia”, in onda in prima serata su Canale 5.

Nello stesso anno è sceneggiatore ed attore del film “I soliti Idioti” da subito un fenomeno cinematografico. In contemporanea partecipa al primo lungometraggio di Adam Green dove recita assieme ad artisti e musicisti della scena newyorkese, oltre che con l’attore Macaulay Culkin. Il 2012 è l’anno in cui oltre alle serie, doppia l’atteso ritorno del cartoon Beavis and Butt-head (dopo 14 anni di assenza). Mandelli torna inoltre a teatro con un tour della premiata serie comica, pubblica il libro “I soliti idioti” per Mondadori e sempre con il compagno d’arte Fabrizio Biggio esce a Natale con la seconda opera “I 2 Soliti Idioti”. Nel 2013 è il protagonista di “Pazze di Me” un film di Fausto Brizzi, esce inoltre il cartoon Pixar da lui doppiato “Monster University” e alla fine dello stesso anno lo ritroveremo tra i protagonisti di “Colpi di Fortuna” di Neri Parenti. A ottobre 2013 assieme a Biggio è protagonista di una performance dell’artista Maurizio Cattelan all’accademia di Belle Arti di Bologna e sempre nello stesso anno gira l’Italia e l’Austria con un tour musicale con l’amico cantautore americano Adam Green.

Nel 2014 Mandelli si occupa assieme al socio Biggio della sceneggiatura e regia della nuova opera “La solita commedia-Inferno” in uscita a febbraio 2015. Pubblica un suo libro di racconti “Osnangeles” edito da Baldini&Castoldi e va al cinema a Natale con il doppiaggio del cartoon di Eagle Pictures “Paddington”.

È nato un orso!

L’orso Paddington è un personaggio immediatamente riconoscibile per il cappellino rosso, il montgomery blu e il sorrisetto capriccioso: quest’aspetto iconico è stato conservato dai registi. Come conferma Rosie Alison “le illustrazioni originali di Peggy Fortnum della fine degli anni ‘50 sono state la nostra fonte di ispirazione. Abbiamo cercato di combinare queste illustrazioni con le immagini di veri cuccioli di orso. Il fantastico team della Framestore ha poi fatto il resto. Ma le fasi sono state tante e anche le modifiche durante il percorso!”

Paul King continua: “Il Paddington di Peggy Fortnum sembra un vero cucciolo di orso rispetto alle altre versioni e questo, secondo me, è l’approccio giusto. Il suo Paddington ha più un musetto da orso, è più snello (rispetto alle versioni successive) e quindi sembra più un cucciolo di orso che un orsacchiotto, ha proprio l’aria di un piccolo monello. Come ammette Paul, anche in questo Oliver Twist è stata fonte di grande ispirazione.

La creazione di Paddington è stata, come ci si poteva aspettare, un processo estremamente collaborativo. L’orsetto è stato creato e animato al computer; è alto circa 1 metro senza cappello, e 1 m 10 cm con il cappello; doveva esistere nel mondo reale, interagire con persone e luoghi reali. Per questo, era necessaria la collaborazione e l’esperienza di molte persone. Sono stati coinvolti il regista, i produttori, un team di 500 animatori, compositori, professionisti VFX ed esperti più tradizionali. Ogni dettaglio su come Paddington si muove, si veste e parla, è di grande importanza perché il pubblico deve entrare in empatia con lui. Andy Kind (supervisore VFX e CGS) e Pablo Grillo (supervisore all’animazione), assieme al team VFX della Framestore, hanno creato personaggi come Dobby e l’ippogrifo di HARRY POTTER. Andy ha trovato questo lavoro su PADDINGTON più stimolante di qualsiasi altro lavoro mai fatto. “Progettare un personaggio tutto al computer è sempre una sfida. Paddington è fatto interamente al computer, ma è un personaggio molto fisico, perché interagisce con il mondo reale; quindi deve essere capace di farci entrare in empatia con lui e farci credere che sia vero. Tutti i dettagli sono importanti, dal pelo arruffato a come si muove, tutto deve contribuire a farlo sembrare credibile all’interno dell’ambiente con cui interagisce.”

King si spende in lodi sul team di collaboratori che l’ha affiancato: “Spesso si pensa che, poiché questo tipo di lavoro viene svolto tutto al computer, non ci sia niente di artistico dietro, ma non è così. Tutto è stato creato da un team di artisti talentuosi, che hanno rifinito a mano ogni singolo frame. L’angolo preciso del sopracciglio o il modo in cui la luce splende nei suoi occhi a un certo punto della storia…Tutto richiede centinaia e centinaia di revisioni prima di essere approvato. È un lavoro intenso, che non può essere fatto senza passione e amore – e credo che i risultati straordinari lo dimostrino”.

Naturalmente tanti altri elementi hanno contribuito a creare il Paddington del 21°  secolo, fedele all’immaginazione di Bond e ai primi disegni della Fortnum, ma al tempo stesso contemporaneo e infinitamente più ‘reale’. Il supervisore all’animazione Pablo Grillo, e tutto il team della Framestore, hanno trovato nella semplicità dello stile di Paddington, un vecchio cappellino e un giubbottino, un elemento importante per creare il personaggio.

Anche il parere della costumista, l’Oscar Lindy Hemming, è stato molto importante, soprattutto per giocare con lo stile iconico di Paddington. Dice Lindy: “Sin dall’inizio, ho cercato di pensare a Paddington come a un vero personaggio, come a un personaggio conosciuto. Questo metteva un po’ di pressione sul mio lavoro, perché bisognava che il risultato fosse rispondente a quello che il pubblico sapeva di lui. Ma in fondo mi sono posta le stesse domande anche per gli altri personaggi, ad esempio nel suo caso: da dove viene quel cappello? Gli sta bene? Come lo veste quando cammina?”

Interessante è la decisione di non fargli indossare gli stivali da pioggia, forse tra gli elementi più riconoscibili del personaggio negli ultimi anni. In realtà, gli stivali sono stati messi per permettere agli orsacchiotti di stare sulle proprie zampe! La marmellata d’emergenza, però, c’è sempre, anche sotto il cappellino di Paddington.

Come per lo scenografo Gary Williamson, anche i costumi della Hemming hanno continuato a esplorare l’uso tematico dei colori, ancorando il personaggio e i suoi comportamenti. “Fin dall’inizio, sapevamo che i colori principali di Paddington sarebbero stati l’azzurro (del cappottino) e il rosso (del cappellino). Questo aspetto cromatico si riflette sulle persone che incontra e sull’interazione con gli altri personaggi, ad esempio con Mr. e Mrs. Brown. Questi colori cominciano a entrare nella storia e nella vita dei bambini per descrivere il loro rapporto con i genitori.”  L’influenza di Paddington sulle persone che incontra e sulla famiglia Brown in particolare è molto interessante da esplorare attraverso l’uso del colore e dei vestiti. Ad esempio, Mr. Brown all’inizio indossa un completo grigio formale e una cravatta blu, poi gradualmente comincia a indossare vestiti più sportivi a mano a mano che inizia ad aprirsi a Paddington e a rimettere in moto la relazione con sua moglie.

Stabilito lo stile di Paddington, King e Grillo hanno lavorato, già in fase di pre-produzione, sul movimento dell’orsetto. Collaborando con l’artista teatrale Javier Marzan e con Cal McCrystal, acclamatissimo attore teatrale e regista di commedie, il team ha iniziato ad avere dei punti di riferimento per stabilire quali sarebbero stati i movimenti di Paddington. Per mettere a suo agio Paddington nell’ambiente circostante, Nick Dudman ha creato un modello artificiale, usato come riferimento per il team VFX, atto a studiare in che modo il pelo di Paddington avrebbe catturato la luce e come avrebbe interagito con dei veri personaggi e dei veri ambienti.

Come spiega Grillo: “Il film ci ha offerto l’opportunità di creare veri personaggi, un po’ come Jacques Tati e Buster Keaton”. Il team VFX si è divertito molto a creare questo personaggio che fa sorridere, e a riempirlo di aspetti fanciulleschi, non proprio “ursini”. Paul King concorda: “C’è qualcosa che supera il tempo e che non ha età in Paddington. Per un verso gli daresti 8 anni, per un altro 80. È questo che lo rende così particolare. Sembra un adulto, ma ha l’entusiasmo e l’indisciplinatezza di un bambino!”

Con PADDINGTON, il classico humour e le buone maniere che contraddistinguono l’eroe peruviano per tanti lettori, saranno tramandati a tutta la nuova generazione. Come afferma Heyman: “E’ una storia contemporanea, che usa la tecnologia più avanzata per creare un Paddington contemporaneo, ma pur sempre nello spirito di chi l’ha creato per primo.” “I suoi tratti più riconoscibili, e quindi rassicuranti, saranno immediatamente evidenti alle generazioni di persone che hanno divorato i racconti di Bond e appariranno irresistibili anche alle nuove generazioni.”

In fondo il film racconta una storia che non ha età. Come dice Rosie Alison: “Paddington è la quintessenza del rifugiato e Paul è riuscito a mettere in lui le eco delle tante storie di immigrazione che sentiamo ogni giorno. È un ritratto di Londra, della sua tolleranza, la tolleranza di una città che accoglie tutti e dove tutti possono essere diversi eppure accettati e benvoluti. In questo viaggio ci accompagna Paddington. La sua è una storia di comprensione, tolleranza, amicizia. L’orso Paddington fa parte di questa tradizione perché rappresenta la gentilezza nei confronti di chi è straniero e l’apertura all’incontro con chi è diverso. Paul King riassume al meglio con queste parole il messaggio del film, in cui una famiglia un po’ stramba accoglie uno straniero e vede cambiare radicalmente la propria vita, in meglio: “Fa male ai tubi, ma  bene al cuore, questo è il nostro motto.”

Ma cosa ne pensa Michael Bond, del debutto di Paddington sul grande schermo? Sull’influenza che Paddington avrà sulle nuove generazioni e sul pubblico moderno, Bond dice: “Negli ultimi anni il mondo ha cominciato ad andare sempre più veloce. Paddington, invece, ha un suo ritmo e le persone cercano questo, amano il suo ottimismo e la sua logica tutta particolare.” Continua: “Paddington ha abitato nella mia famiglia per quasi sessant’anni e anche se è grande abbastanza per prendersi cura di sé, è pur sempre un orsetto piccolo in un mondo grande e cattivo”. L’autore è entusiasta del risultato raggiunto. “Si dice che gli orsi cadano sempre in piedi: vale anche per il primo film di Paddington. L’esperienza del produttore e del regista, l’accoglienza calorosa di tutti, il cast, i tecnici… è stato tutto bellissimo… quasi contagioso!” 

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