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CALCIO Europa League PAOLO MALDINI

Ai microfoni di Sky, nel pre partita di San Siro, il Direttore Tecnico del Milan Paolo Maldini.

Stupito da questo Milan?
Io ero ottimista quando le cose non andavano sempre bene. Anche a febbraio, a gennaio, io vedevo tante cose positive. Certo, pensare di ottenere, soprattutto questa continuità, è sorprendente. Ma la continuità è anche dovuta a una certa stabilità, che le scelte fatte dal club e, credo, anche da noi dirigenti, hanno portato a questi risultati.

Sui rinnovi di Ibrahimovic e Donnarumma
Ogni settimana è buona, non è che ci sia una settimana migliore delle altre. I contatti ci sono, abbiamo improntato su una chiarezza estrema e, quindi, andiamo avanti sulle varie trattative. Però, non c’è una settimana che può essere migliore delle altre.

Quanto è milanista Pioli?
Un allenatore, come un calciatore, deve essere un professionista. Quindi, può avere delle simpatie che, poi, si dimenticano una volta che ha l’occasione, magari in club rivali. Quello che lui ha trovato qua, probabilmente, ce l’ha detto. ha girato parecchie squadre e questa è, forse, la prima volta che è stato riconfermato ed è partito con alle spalle sei mesi di esperienza. Quindi, era un progetto che già sentiva suo e noi abbiamo capito quanto lui avesse messo in questo progetto. Era la cosa più logica da fare.

Ibrahimovic ha detto che se non gli firma il contratto per una altro anno non gioca più
Io, in tempi non sospetti, credo prima della partita con l’Inter, ho detto che i giocatori in scadenza non erano solo Chalanoglu e Donnarumma, ma c’era anche Ibra. Io sono, forse, la persona meno adatta a parlare. L’ho già detto, continuo a ripetermi, ogni giocatore è diverso dall’altro e Ibra è sicuramente speciale.

Al Milan, oltre ad essere una squadra e ad avere coraggio, cosa ci vuole ancora?Dipende per che cosa? Per vincere
Non so se siamo già pronti per vincere. Se alla fine di quest’anno non avremo vinto, che so, lo scudetto, di certo non saremo delusi perché, probabilmente, il nostro obiettivo è un altro. Saremo delusi se non dovessimo fare tutto il possibile per arrivare il più in alto possibile. Quello si. Quindi, questa voglia, questo essere ambiziosi, credo che ci debba portare il più in alto possibile. In questo momento candidarci come una favorita o, comunque, come una squadra che può giocarci lo scudetto, può sembrare un pochino azzardato. Ci sono delle annate particolari, dalle quali, poi, cresce qualcosa di veramente incredibile.

La sente come una rivincita personale?
No, sinceramente no, Sapevo delle difficoltà di questo nuovo ruolo, sapevo anche che dovevo imparare tante cose e so che devo impararne ancora tantissime. Se penso ai pensieri che avevo prima di agosto 2018 e di oggi, la mia visione sul mondo del calcio, su come gestire una squadra, è completamente stravolta. Quindi, so che non si finisce mai di imparare. L’ho pensato così da calciatore e credo che da dirigente sia ancora più importante essere aperti a cose nuove. Quindi, non c’era niente di personale, o una rivincita personale, Naturalmente, se mi si chiede se mi fa piacere essere primo in classifica e avere dei giocatori che funzionano, assolutamente si. Anche perché io sono qua perché amo questi colori e questo credo che sia indubbio.