SAVOIARDI
SAVOIARDI

Savoiardo

SAVOIARDO

Ammetto che spesso e volentieri cedo alle tentazione dei dolci.  La famosa dieta che si comincia di lunedì generalmente termina di domenica,  uno strappo alla regola, il dolce e per dolce intendo il tiramisù che si fa con un biscotto particolare, il savoiardo! Ma perché questo biscotto si chiama così? Il savoiardo si chiama così dal nome della famiglia Savoia,  o meglio della regione sotto il dominio della stessa: infatti letteralmente significa appunto originario della Savoia, ora appartenente alla Francia. I biscotti di Savoia furono creati nel  XIV secolo al tempo di Amedeo VI il Conte Verde che in occasione della visita alla corte sabauda dell’imperatore Carlo IV di Lussemburgo  nel 1358, richiese al cuoco un nuovo dolce. Il cuoco elaborò allora un nuovo tipo di biscotto dalla forma allungata con base di farina, zucchero, tuorli d’uovo e albumi montati, assai leggeri e digeribili. La ricetta venne presentata a banchetto e tutti ne rimasero estasiati tanto che presto divenne così famoso da essere molto ricercato, soprattutto dagli stessi membri della casa reale sabauda. Oggi il Savoiardo  è conosciuto in altri paesi europei sotto diverso nome: in Gran Bretagna lo si chiama Lady Finger, letteralmente dito di dama proprio per la sua somiglianza alle raffinate dita di una nobildonna, in Francia lo si chiama biscuit à la cuillère e cioè a forma di cucchiaio. Oggi i  Savoiardi sono conosciuti in tutte le regioni italiane che hanno subito l’influenza dei Savoia. Per tale motivo sono diffusissimi e tipici in Sardegna, dove venivano prodotti in passato nelle famiglie, con il nome anche di “pistoccus de caffè”, e dove tuttora fanno parte della tradizione dolciaria artigianale. Sono diffusi anche in Sicilia che fu sotto il dominio dei Savoia, per breve tempo nel Settecento, dove la ricetta è stata reinterpretata dalla tradizione pasticcera isolana[, in particolare a  Caltanisetta, dove vengono chiamati raffiolini e sono venduti insieme alla carta da forno. Il Savoiardo mantiene anche oggi una certa regalità perché mai si scompone ad un morso né perde il suo decoro zuccherino se lo si azzanna voracemente. Parrebbe comunque impossibile farlo dato che davanti a tanta maestà occorre tenere un certo comportamento di deferenza.

Giorgio Cortese
A cura di Giorgio Cortese
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