Cappuccia all'opera

Domenico Rea, Michele L. Straniero e Giorgio Ferrari

Cappuccia all’opera

a cura di Francesco G. Forte,
Oèdipus dicembre 2021, Eu. 12,50

di Teobaldo Fortunato

Cappuccia all’opera: l’ultimo divertissement curato da Francesco G. Forte, l’affabulatore, secondo la definizione dell’attrice Rosa di Brigida, l’editore di “Oèdipus edizioni”, l’intellettuale campano di origini, da pochissimo scomparso che negli ultimi 50 anni, tanto si è prodigato per la cultura con una visione ad ampio spettro, nella terra in cui Domenico Rea aveva ambientato le sue storie, i suoi racconti. Esattamente dal racconto di Domenico Rea “Cappuccia” che fa parte di “Gesù, fate luce” edito da Mondadori nel 1950, lo scrittore Michele Luciano Straniero verso la fine degli anni ’50 aveva tratto il libretto per questa singolare opera musicata da Giorgio Ferrari. La vicenda narrata da Rea – quella dell’ergastolano settantenne Tori Cappuccia- aveva suscitato l’interesse di Straniero e del musicista Ferrari, per l’humanitas e la forza evocativa della narrazione. La scena s’apre e si chiude in una obsoleta fortezza, riconvertita da tempo in n carcere alla fine del secondo conflitto bellico, umanità, mentre avanzavano le truppe alleate lungo il suolo italico. “Cappuccia o della libertà”, come documenta Francesco G. Forte nella premessa introduttiva, andò in scena “il 18 ottobre del 1958 al Teatro Donizetti di Bergamo per il tradizionale festival autunnale “il teatro delle novità”, curato dal critico musicale Bindo Missiroli”. Il libriccino contiene 56 pagine che oltre il testo dell’opera, raccoglie l’introduzione di Giorgio Ferrari, la storia del ritrovamento di Cappuccia scritta da Lorenzo Pone, pianista e compositore (tra l’altro nipote di Domenico Rea), note biografiche e 12 riproduzioni di figure e bozzetti di Lorenzo Ghiglia, concessi all’editore dall’Archivio della Fondazione Donizetti, mentre gli spartiti ed il libretto sono stati resi disponibili dalla Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali. L’opera sia pur brevissima, risulta attualissima, per lo straniamento del protagonista e la celerità dell’azione: “infuriato lui e infuriati i soldati, senza che nessuno avesse una chiara idea della battaglia e del nemico, Cappuccia sembrava Orlando contro i Saraceni, che, infine, per il loro grande numero, lo abbatterono”.