Bob Dylan By Alberto Cabello From Vitoria Gasteiz

Settant’anni ma non li dimostra. È la scommessa che ha vinto Bob Dylan nell’unico concerto italiano del ‘Neverending Tour’ la tournee che prosegue ininterrottamente da 23 anni in giro per il mondo e che ha toccato ieri sera la discoteca Alcatraz di Milano, facendo il tutto esaurito, con 2.500 biglietti venduti. Sono passati 27 anni dagli storici concerti dell’Arena di Verona e dello Stadio di San Siro di Milano, ma Dylan è sempre Dylan e, anche senza cantarlo, ha dimostrato di essere ‘Forever Young’ (giovane per sempre), come recita un suo successo del 1974 (L’album era Planet Waves).

Il pubblico ha capito subito che questa sera Dylan era in forma, fin da quando ha attaccato con le prime note di ‘Leopard-Skin Pill-Box Hat’, accompagnata dalla sua Band di 5 elementi, che ha subito infiammato la sala. All’inizio il menestrello ha suonato la tastiera, ma con ‘When I paint my masterpiece’ ha dimostrato di saperci ancora fare con la chitarra elettrica. Poi ancora la tastiera e l’armonica a bocca per ‘Til I Fell in Love With You’ e con ‘I don’t believe You’. Dopo un pò di rodaggio la voce roca e gutturale dell’ultima stagione di Dylan, consunta ormai da concerti che si susseguono e dalle molte primavere alle spalle, si è come sciolta. ‘Summer Days’ e ‘Spirit on the water’ hanno concluso la fase del rock misto al blues. Quindi ‘Tweedle Dee & Tweedle Dum’, sempre con la chitarra in mano e l’armonica pronta a scaldare la platea, che è rimasta in piedi per tutte le due ore del concerto. La scaletta è proseguita con ‘Can’t wait’ e Dylan ha di nuovo recuperato la tastiera, per rispolverare ‘The Leveès gonna break’ ed infine regalare una magistrale versione di ‘Visions of Johanna’, che all’inizio, come tradizione nei suoi concerti, il pubblico ha faticato a riconoscere. Con ‘Highway 61 revisited’ Dylan ha dimostrato di voler fare sul serio, osando sempre di più con la voce, fino a ritrovare qualche sonorità dei decenni passati. Prima della pausa il ‘jokerman’ è di nuovo passato al blues con ‘Forgetful Heart’ e ‘Thunder on the mountain’, per incantare il pubblico con l’inossidabile ‘Ballad of a thin man’, cantata per la prima volta nel 1965, quando Dylan si convertì dall’acustico al rock elettrico. Brevissima la pausa, durata lo stretto necessario per riprendere fiato e ripartire con ‘Like e rolling stone’, che è stata praticamente cantata dal pubblico.

Lo show si è poi chiuso con ‘All along the watchtower’ e una ‘Blowin’ in the wind’ che solo i più esperti hanno saputo riconoscere al volo. L’incantesimo si è poi rotto con i riflettori puntati verso la platea per ricordare a Dylan i suoi 70 anni. Dopo Shanghai, Melbourne, Ackland, Londra e Tel Aviv il maestro e la sua band si sono fermati a Milano soltanto un giorno. Le prossime tappe sono ancora in Europa: Sursee (Svizzera), Mainz e Amburgo (Germania) e poi Odense (Danimarca), Bergen e Osolo (Norvegia), Lo spettacolo continua.

Gianfranco Suma