Crippa
Crippa

TEATRO MENOTTI

dal 21 febbraio al 4 marzo 2012

E PENSARE CHE C’ERA IL PENSIERO

di Giorgio Gaber e Sandro Luporini

 

con MADDALENA CRIPPA

pianoforte e arrangiamenti Massimiliano Gagliardi

coriste Chiara Calderale, Miriam Longo, Valeria Svizzeri

coordinamento musicale Arturo Annecchino

regia Emanuela Giordano

produzione Tieffe Teatro

si ringrazia la Fondazione Giorgio Gaber

Dopo il grande successo della scorsa stagione, ritorna in scena al Teatro Menotti, da martedì 21 febbraio, E PENSARE CHE C’ERA IL PENSIERO, di Gaber e Luporini, con Maddalena Crippa.

Dopo le fortunate esperienze di Sboom e A Sud dell’Alma, Maddalena Crippa, prima donna ad affrontare l’universo gaberiano con un repertorio tanto originale quanto maschile, torna a confrontarsi con il Teatro-Canzone, in uno spettacolo culto per molte generazioni: E pensare che c’era il pensiero.

 

teatromenotti

 

Con Emanuela Giordano, che cura la regia dello spettacolo, Maddalena Crippa riporta in scena, quel rigoroso percorso teatrale costruito da Gaber e Luporini tra il 1994 e 1996, riletto, ripensato, metabolizzato e proposto al femminile, grazie a un’interpretazione assolutamente inedita.

Il coordinamento musicale dello spettacolo è di Arturo Annecchino. Gli arrangiamenti di Massimiliano Gagliardi al pianoforte, assieme ad un trio di giovanissime vocalist, fanno da contrappunto al canto di Maddalena Crippa.

Un Gaber che mantiene tutta la forza delle sue parole, che ancora oggi ci fa riflettere perché capace di interrogarsi, di scendere nel privato o aprirsi al sociale, di “stare” nel presente, riuscendo a decifrarlo e persino ad anticiparlo, mettendosi in gioco in prima persona in una costante ricerca.

 

maddalena crippa

Quando mi è stato proposto da Emilio Russo di ritornare a cantare affrontando il Teatro Canzone di Giorgio Gaber, insieme alla sorpresa di un repertorio tanto originale quanto maschile, si è subito fatta strada la voglia della sfida, che tanta parte prende nelle mie scelte artistiche. Cosi è cominciata l’avventura e mi sono tuffata nel mondo gaberiano che conoscevo in gran parte, ma non interamente. Studiandone tutti gli spettacoli, pian piano la mia scelta si è focalizzata su E PENSARE CHE C’ERA IL PENSIERO.

Il mio approccio a qualsiasi “materiale artistico” si esprime da una parte con un grande rispetto, e dall’altra con l’onestà e la libertà delle mie reazioni, del mio sentire. Dal primo istante mi è stato chiaro che in quanto donna non avrei mai potuto, ma soprattutto non avrei mai voluto, “rifare”Gaber. Credo che ogni grande artista sia irripetibile ed inimitabile. Ma Gaber, insieme a Luporini, ha davvero inventato un nuovo modo di abitare il palcoscenico e la canzone, rinnovando l’unione tra parola e musica, riflettendo, interrogandosi, scendendo nel privato o aprendosi al sociale, stando nel presente, riuscendo spesso a decifrarlo e persino ad anticiparlo, mettendosi in gioco in prima persona in una costante ricerca. Proprio nell’onestà di questa ricerca, che a tratti diventa perfino corrosiva, e nel bisogno di condividerla sta il punto di contatto con me, con noi, con l’oggi.

Vale la pena di riascoltare le sue parole, specie in un momento tanto buio sia per la cultura che per le coscienze, ma credo valga la pena soprattutto perchè la sua eredità, in questo caso, passa attraverso un’ alterità – il mio essere donna appunto – un’altro punto di vista, un’altra sensibilità, un ulteriore verifica della forza del suo materiale. Nella costruzione della scaletta drammaturgica, non ho esitato a tagliare e a integrare brani o canzoni di altri spettacoli, come per altro era sua consuetudine, specie con E PENSARE CHE C’ ERA IL PENSIERO forse lo spettacolo più rappresentato ed elaborato nel corso del tempo. Tutto si può dire di Gaber, ma non che non riuscisse a toccare, prima o poi, temi o corde che ci riguardano nel profondo. E’ la prima volta che una donna si cimenta con il repertorio dei suoi spettacoli, sono felice e orgogliosa che il destino mi abbia riservato una simile opportunità.  

                                                                            Maddalena Crippa

emanuela giordanoPensi “Gaber” e ricordi immediatamente la sua maschera stralunata, gli occhi spalancati, il famoso naso protagonista, un incedere elastico, aggraziato e goffo al tempo stesso, e soprattutto la voce, caldissima e beffarda, una voce che raccontava un’intelligenza e un’anima eternamente in bilico: solitudine, distacco, provocazione ma anche desiderio fortissimo di partecipare, di condividere, di amare. Un uomo consapevole delle sue miserie ma non per questo arreso all’idea di restare fermo nella palude dell’indifferenza.

Ho sempre seguito Gaber, l’ho ascoltato, l’ho cantato ma soprattutto ho visto i suoi spettacoli, un anomalo, originale esempio di teatro canzone.

E’ nell’averlo visto in scena il ricordo più bello . Ed è stata spesso una lezione.

La proposta di rendergli omaggio mi ha onorato. Ma la cosa che mi ha soprattutto convinto è l’idea di un Gaber riletto, ripensato, metabolizzato e proposto al femminile grazie all’interpretazione assolutamente inedita che ne fa Maddalena Crippa.

Allontanato in primo luogo ogni rischio di imitazione, di rifare Gaber “facendo” Gaber, abbiamo cercato nei suoi testi e nelle sue canzoni l’onesta corrispondenza con quello che siamo noi oggi: soggetti sociali pensanti, non ancora completamente arresi al cinismo, alle posizioni di comodo, fluttuanti a seconda del vento.

Non cedere, continuare ad allenare la coscienza, non affogare nel liquame che ci viene proposto come unico antidoto alla fatica di esistere, non arrendersi alla paura di amori sempre più fragili, di desideri sempre più tiepidi, di ideali che a solo pronunciarli ci sentiamo ormai ridicoli.

Maddalena Crippa, attraverso Gaber, grazie a quello che ci ha lasciato in eredità, canta e racconta la sua (la nostra) idea del vivere, i suoi perché, le sue paure. E lo fa volutamente, con fascino, ironia, e potenza tutta femminile.

Arturo Annecchino che ha curato il coordinamento musicale dello spettacolo, con gli arrangiamenti di Massimiliano Gagliardi, al pianoforte, ha aderito con entusiasmo al nostro desiderio di portare all’estremo questa inedita lettura gaberiana, presentando in scena non un ensemble strumentale ma un trio di giovanissime vocalist che fanno da contrappunto al canto di Maddalena Crippa, canto che spazia da una vocalità piena a note sottili e struggenti.                                                       

Emanuela Giordano

PRESENTAZIONE:

All’interno delle iniziative culturali della settimana della moda Venerdì 24 Febbraio (ore 12.30) presso la Fashion House (Piazzetta Liberty) Maddalena Crippa presenterà lo spettacolo. Saranno presenti Stefano Boeri, Assessore alla Cultura, Moda e Design del Comune di Milano, e Antonio Calbi, Direttore del Settore Spettacolo, Moda e Design del Comune di Milano

 

TEATROFORUM:

Mercoledì 29 febbraio alla fine dello spettacolo Maddalena Crippa, Massimiliano Gagliardi e le coriste incontrano il pubblico del Teatro Menotti. Introduce Paolo Dal Bon, Presidente della Fondazione Giorgio Gaber.

 

Tieffe Teatro Menotti – Via Ciro Menotti, 11 – Milano

Orari spettacolo: mar, gio, ven, sab ore 21.00 – domenica ore 17 – mercoledì ore 19.30

Orari biglietteria: dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 19 – sabato dalle 16 alle 19

 

Prenotazioni e informazioni: 02 36592544info@tieffeteatro.itwww.tieffeteatro.it

Prezzi: 24 intero – 12 ridotto (over 60, under 25)

UFFICIO STAMPA: Ippolita Aprile 328-4070264

 

E pensare che c’era il pensiero

SCALETTA

  1. La sedia da spostare
  2. Mi fa male il mondo (I parte)
  3. L’equazione
  4. Il dilemma
  5. Se io sapessi
  6. La realtà è un uccello
  7. Qualcuno era comunista
  8. Io come persona
  9. Sogno in due tempi
  10. La presa di potere
  11. E pensare che c’era il pensiero
  12. Destra sinistra
  13. Mi fa male il mondo (II parte)
  14. Il futuro
  15. L’attesa