Maggio

Maggio.

Il mese di maggio è il quinto del calendario gregoriano. Il suo nome potrebbe derivare dall’antica divinità romana Maia, dea della fecondità e del risveglio della Natura in primavera. Il Primo Giorno di Maggio il dio Vulcano regalava a Maia una scrofa gravida in segno di fecondità. Maia era parte di un culto ancestrale della Madre Terra, Bona dea, venerata dagli antichi abitanti del Lazio, legata alla fecondità e all’abbondanza. Tra la fine di Aprile e gli inizi di Maggio si venerava nell’Antica Roma un’altra dea, chiamata Flora , dea delle messi e della fioritura degli alberi da frutto, associata a Pomona, custode di orti e giardini. Durante questi giorni di festa, si svolgevano i Ludi Floreales o Floralia, feste a base di danze, canti, spettacoli teatrali, giochi, libagioni a sfondo orgiastico. L’aspetto orgiastico e l’essenziale licenziosità di questa festa era in realtà un rito propiziatorio affinché la terra desse i suoi frutti in abbondanza. In seguito lo scrittore cristiano Lattanzio, per denigrare la religione romana e il carattere lascivo delle celebrazioni asserì che la dea Flora non fosse altro che una meretrice che aveva lasciato i suoi beni in eredità al popolo romano che per gratitudine istituì i Floralia. Maggio è un mese di grande ricchezza di fiori, colori, canti di uccelli e ronzare di insetti. Maggio è certamente un mese tra i più belli dell’anno; tuttavia un pensiero va rivolto a tutti coloro che sfortunatamente soffrono di allergie legate ai pollini. Il primo Maggio è una festa molto importante nel calendario celtico e neopagano: segna l’inizio della seconda metà dell’anno, quella luminosa, in quanto i Celti dividevano l’anno solare in una parte luminosa e in una oscura. È la festività che si chiama Beltain o Beltane, che in gaelico significa letteralmente “fuoco luminoso”.  Beltane è anche il nome in gaelico irlandese del mese di Maggio ed in Irlanda è tradizionalmente considerato il primo giorno di primavera. Fonti gaeliche del X sec. affermano che i druidi accendevano dei falò sulla cima dei colli e che conducevano attraverso questi falò il bestiame del villaggio sia per purificarlo sia in segno di buon augurio. Anche le persone attraversavano i fuochi allo stesso scopo. L’usanza persistette attraverso i secoli e dopo la cristianizzazione e la celebrazione sopravvive ancora oggi in alcuni luoghi, dove principalmente le persone vengono fatte passare attraverso i fuochi. Il Calendimaggio o Cantar maggio, che trae il nome dal periodo in cui ha luogo, cioè l’inizio di maggio, è una festa stagionale che si tiene per festeggiare l’arrivo della primavera. Il Calendimaggio è una tradizione viva ancor oggi in molte regioni d’Italia come simbolo del ritorno alla vita e della rinascita: fra queste la Liguria, la Lombardia, l’Emilia Romagna, la Toscana, l’Umbria. La funzione magico-propiziatoria di questo rito è spesso svolta durante una elemosina dove, in cambio di doni, tradizionalmente uova, vino, cibo o dolci, i Maggianti o Maggerini, cantano strofe benauguranti agli abitanti delle case che visitano. Simbolo della rinascita primaverile sono gli alberi dell’ontano, maggiociondolo, che accompagnano i maggerini e i fiori, viole, rose, con cui i partecipanti si ornano e che vengono citati nelle strofe dei canti. In particolare la pianta dell’ontano, che cresce lungo i corsi d’acqua, è considerata il simbolo della vita ed è per questo che è spesso presente nel rituale. Si tratta di una celebrazione che risale ai Celti, etruschi e liguri, che celebravano in Beltaine l’arrivo della bella stagione, essendo questi popoli

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